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Così rinascerà la foresta sul grande fiume Po
Pubblicato da admin
Articolo di PAOLO RUMIZ per Ambiente – www.repubblica.it
Nel Mantovano mille ettari di nuovi alberi destinati a rinverdire un territorio fortemente compromesso, schiacciato tra speculazioni e veleni. Il piano della provincia per salvare questo “luogo dell’anima”

Salici, olmi, frassini, querce. Mille ettari di alberi nuovi per il Po, vincolati a bosco perenne. Mille ettari, tra Borgoforte e Ostiglia, in soccorso al vecchio fiume saccheggiato dagli uomini. Da lontano sembrano la peluria sulla testa di un neonato; li vedi bene sulla sommità di un’isola chiamata Rodi, un “balenone” di sabbia e limo color argento, alto sui fianchi piallati dalla corrente. È l’isola-laboratorio, uno spazio franco di cinquanta ettari che in autunno si copre di migratori ed è protetto sulle sponde da una boscaglia di salici ingrigiti dal fango e dai detriti d’alluvione.
Ed è solo una minima parte del piano di ripristino avviato in provincia di Mantova, l’unica di tutto il Nord a governare sulle due sponde, per giunta nel punto più vulnerabile del fiume. Qui, al centro perfetto della pignatta padana, un bacino da venti milioni di abitanti.
C’è solo il guado per arrivarci, e la jeep pattina, affonda nella plastilina, si mette di trequarti, fatica a mordere qualcosa di solido poi esce dalla mota e guadagna la dorsale. Lassù par di navigare, è come il ponte di un battello del Mississippì. Da vicino, i nuovi nati sono fusti esili, schierati per plotoni irregolari. Non è roba che vien su da sola, l’impianto è ancora un asilo-nido. Marco Goldoni, un entusiasta che dirige i lavori del Consorzio forestale padano di Casalmaggiore, mostra con orgoglio la sua nursery. Schierate su file irregolari, le creature son protette alla base da un cilindretto di plastica e da una stuoia di fibra di cocco che evita gli choc termici e l’aggressione delle erbacce. Un tubicino interrato garantisce un’alimentazione a goccia, di tipo israeliano. “Tra cinque anni toglieremo tutto, e lasceremo che il bosco si ricrei da solo”.
“E’ arrivato il tempo di restituire il maltolto - dice l’assessore provinciale all’ambiente Giorgio Rebuschi, nella mota fino alle caviglie - siamo la terra con meno foreste della Lombardia e ora siamo obbligati a lavorare sul benessere verde”. I nuovi alberi abbatteranno di mille tonnellate l’anno le emissioni di CO2, e per questa performance l’uomo del Pd ha appena avuto dal sindaco Pdl di Roma, Gianni Alemanno, il premio “Un bosco per Kyoto”. Quella di Mantova sarà anche l’unica “macchia rossa” della regione più azzurra d’Italia, ma è il verde che ne fa la differenza. Sul tema della protezione ambientale è forse quella che, paradossalmente, prende più sul serio i progetti della Lombardia formigoniana.
