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Greenpeace contro Facebook: troppo inquinante
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A/rticolo tratto da www.yeslife.it del 06/09/2010
Energia alternativa e fonti rinnovabili.
E’ battaglia sul web tra Greenpeace e Facebook.
Motivo della polemica è l’inquinamento prodotto dal più famoso social network a seguito della scelta di alimentare a carbone il nuovo data center costruito nell’Oregon a Prineville, che ha dimensioni doppie rispetto a quello attuale.
Ed il terreno scelto dagli ambientalisti per la guerra al carbone è quello del nemico: Greenpeace ha aperto un gruppo su Facebook per rivolgere un appello a 500 mila utenti, ai quali si richiede di sottoscrivere la richiesta di energia pulita, negando l’amicizia al carbone.
Come esempio di colosso del web orientato verso la sostenibilità Greenpeace ha citato Google, che si sta impegnando nella sostituzione delle vecchie centrali alimentate da fonti energetiche inquinanti con altre nuove, che utilizzano fonti rinnovabili.
Destinatario dell’appello degli ambientalisti è direttamente Mark Zuckemberg, al quale si chiede di valutare la scelta dell’eolico.
Dal social network è stato risposto che le scelte del gruppo sono in linea con le norme sul risparmio energetico.
Non è mancata una critica a Greenpeace, il cui data center in Virginia, utilizza per l’alimentazione il 46% di carbone, il 41% di nucleare, l’8% di gas naturale e solo circa il 4% di rinnovabili.
Attendiamo la replica dell’Associazione ambientalista.
FONTI RINNOVABILI-L’albero dà energia elettrica
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Articolo di Sara Ficocelli – www.repubblica.it
Ricercatori del MIT hanno attivato un circuito elettrico inserendo un elettrodo nella pianta e uno nel terreno. Il presidente della SIA: “Di questa fonte si sa ancora pochissimo. Questa scoperta aiuterà”.

Produrre energia dagli alberi: è ciò che hanno fatto i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), dimostrando che basta mettere un elettrodo su una pianta e un altro nel terreno per ottenere una scarica di circa 200 millivolt, sufficiente ad attivare un piccolo circuito elettrico. Siamo lontani dalla possibilità di sostituire i pannelli solari con gli alberi, ma l’energia prodotta sarebbe sufficiente per tenere in funzione, ad esempio, piccole apparecchiature antincendio, trasformando boschi e foreste in guardiani di se stessi. “Per quel che ne sappiamo – spiega il professor Babak Parviz, docente di ingegneria elettrica presso l’Università di Washington e coautore dello studio – è la prima volta che si riesce a produrre energia esclusivamente mettendo degli elettrodi negli alberi”.
Anche nel dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’università di Firenze si studia da anni l’elettrofisiologia radicale, ma una possibilità del genere non era stata ancora sperimentata: “Si tratta di una scoperta interessante – spiega il professor Francesco Ferrini, direttore del dipartimento e presidente della Società Italiana di Arboricoltura – generata in realtà da un meccanismo molto semplice. E’ dalla fine degli anni ‘60 che si ipotizza di ricavare energia dagli alberi, il libro The secret life of plants di Peter Tompkins e Christopher Bird ha segnato l’inizio di un nuovo modo di concepire il rapporto tra pianta e uomo. Ma purtroppo degli alberi e delle loro infinite risorse si sa ancora pochissimo”.
Questo perché, spiega lo studioso, la durata media della vita di un essere umano è inferiore a quella degli alberi. Una quercia può vivere anche 1000 anni, un leccio o un rovere fino a 500, e i tempi di reazione, a fronte di un qualunque tipo di esperimento, sono quindi molto dilatati. I ricercatori americani sono infatti partiti analizzando la parte degli alberi che si deteriora più velocemente, le foglie: il professor Carlton Himes, altro membro del team che ha realizzato la scoperta, ha trascorso un’intera estate studiando le foglie d’acero, molto comuni in America, e il processo di fotosintesi clorofilliana.

