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Lo sciacquone che genera energia elettrica
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Articolo tratto da www.corriere.it di EVA PERASSO
Il sistema HyDro-Power usa anche l’acqua della doccia e del lavandino. Nei condomini promette grandi risparmi
l’IDEA DI UNO STUDENTE INGLESE
Il sistema HyDro-Power usa anche l’acqua della doccia e del lavandino. Nei condomini promette grandi risparmi
MILANO – Come trasformare acque che andrebbero perse negli scarichi e nelle fogne in energia elettrica gratuita, per illuminare casa e accendere gli elettrodomestici? Uno studente inglese di design industriale ha inventato un sistema che trasforma le acque reflue di casa (che scendono da doccia, lavandini, e dallo sciacquone del wc) in watt. Non un affare da poco, visto che metà del mondo utilizza la toilette e in media lascia scivolare nelle tubature, dopo aver tirato la catena, 7 mila litri di acqua all’anno. HyDro-Power, questo il nome del progetto, è un generatore di corrente dedicato ai condomini. Collegato alle tubature degli scarichi, si occupa di trasformare e creare potenza. Promettendo costi e soprattutto risparmi interessanti.
IL SISTEMA – L’apparecchio funziona così: l’acqua che scende dalle tubature del palazzo viene raccolta e incanalata nella macchina, che con quattro turbine permette subito di azionare un generatore elettrico e ridistribuire l’energia creata o nel palazzo stesso, magari per azionare l’ascensore, o le luci delle scale, o gli impianti di condizionamento condominiali, oppure può essere rivenduta all’operatore elettrico nazionale, come avviene sempre più con gli impianti fotovoltaici. È stato calcolato che, se applicato a un palazzo di sette piani, potrebbe portare a un risparmio medio annuo di circa 1.500 dollari (circa 1.160 euro).
CONCEPT – Per ora Hydro-Power è solo un concept in attesa di trovare un’azienda che voglia produrlo in larga scala. L’idea è di uno studente inglese, Tom Broadbent, iscritto al corso di design industriale dell’università De Montfort nel Leicester, che ha candidamente dichiarato come l’idea gli sia venuta mentre, in hotel, osservava come l’acqua scorreva velocemente nel gabinetto dopo aver tirato la catena.
Domenica 2 maggio è la giornata del censimento dei corsi d’acqua
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Fonte: www.repubblica.it di FEDERICO PACE
“Proteggiamo i fiumi italiani”
La carica di Wwf e volontari
Il 2 maggio è la giornata del censimento dei corsi d’acqua. Un evento collettivo per un screening sullo stato di saluti di 29 tratti fluviali. Punti di incontro su tutto il territorio. In prima fila i ragazzi, con gli studenti-reporter di Repubblica@scuola
Una grande mobilitazione di volontari. Una giornata a diretto contatto con i fiumi per scoprire luoghi incantati e individuare gli spazi che stanno per essere aggrediti e messi in pericolo. Fotografare le sponde. Segnare sulle carte la presenza di costruzioni, impianti di depurazione o discariche. Un evento collettivo e all’aria aperta per scoprire come si fa ad aiutare un corso d’acqua a rimanere in vita e in equilibrio con il territorio che attraversa.

Domenica due maggio, il Wwf dedica una giornata intera al censimento dei fiumi. C’è già una grande adesione e i punti di incontro sono dislocati in diverse province (vedi l’elenco) 1. Chi parteciperà, darà il suo apporto alla realizzazione di una vera e propria mappa dello stato di salute dei nostri corsi d’acqua. Il lavoro è complesso e entusiasmante allo stesso tempo. “Censiremo 29 tratti fluviali in tutta Italia - spiega Andrea Agapito, responsabile Acqua del Wwf Italia – per avere una foto delle loro condizioni, capire quanto sono stati cementificati o quanto degrado c’è. Ma anche per scoprire quante sono le zone di interesse naturalistico ambientale.”
La preziosa risorsa. Nella lista c’è il Tagliamento, forse uno dei fiumi più belli d’Europa, nel tratto pedemontano, da anni sottoposto a rischi. C’è il Piave, fiume storico alle prese con un grande problema di escavazioni. Sull’Adda, nonostante due parchi, sono in corso progetti di navigabilità del corso d’acqua che, per fare andare dei barchini turistici, prevedono escavazioni in zone protette. C’è l’Aniene, nel Lazio, con una serie di proposte per la riqualificazione. C’è il Sangro in Abruzzo, quasi un fiume-simbolo se si pensa all’immagine degli anni Novanta che mostrava la canalizzazione per chilometri con le sponde di cemento poi distrutte dal fiume stesso. C’è anche l’Agri in Basilicata, uno dei rari bacini del centro sud dove è ancora presente la lontra. E c’è il Delta del Po che solo tre mesi fa è stato, dolorosamente, ferito dall’onda inquinata del Lambro.
1999-2009: i dieci anni che sconvolsero il mondo
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Articolo di ELMAR BURCHIA – www.repubblica.it
1999-2009: i dieci anni che hanno sconvolto la Terra
Il lago d’Aral, la foresta amazzonica in Brasile e l’isola artificiale a Dubai: il Mondo non è più lo stesso
Un’isola si forma, un lago si prosciuga, foreste scompaiono: la Nasa documenta sul Web com’è cambiata la nostra Terra nell’ultimo decennio. Con una serie di foto satellitari, incredibili e terribili allo stesso tempo.
DIECI ANNI DI CAMBIAMENTI - In occasione del decimo anniversario del Nasa Earth Observatory, l’organizzazione che cura la pubblicazioni online per la Nasa, il sito rende pubbliche le immagini degli ultimi dieci anni di attività di EOS, il sistema dell’agenzia spaziale americana di satelliti eliosincronici che controllano la superficie del globo. La pagina web documenta nuovi risultati della ricerca sul clima e mostra gli effetti delle catastrofi naturali. Per questa ricorrenza gli scienziati hanno pubblicato uno speciale progetto, denominato “World of Change”, “Terra del cambiamento”. Divise anno per anno, dal 1999 ad oggi, le immagini satellitari documentano come gli interventi dell’uomo abbiano radicalmente modificato la natura e di conseguenza la faccia del nostro pianeta.
IL LAVORO DELLA NASA – Il Nasa Earth Observatory è la fonte principale di immagini satellitari gratuite e altre informazioni scientifiche riguardo la Terra consultabile dal pubblico. La sua attività si focalizza soprattutto sul clima e l’ambiente. Che possa esistere una pagina online accessibile a tutti come quella dell’ “Earth-Observatory”, è merito soprattutto degli scienziati della Nasa, Yoram Kaufman e David Herring. Il portale web è un’incredibile biblioteca che contiene una serie di altrettanto eccezionali immagini scattate dall’alto. Una di queste, una spettacolare visuale della Terra a colori, è diventata particolarmente famosa: quella conosciuta come “Blue Marble” è, infatti, anche l’immagine che appare sullo schermo quando si accende l’iPhone della Apple.
LAGO PROSCIUGATO – Visitare il sito della NASA Earth Observatory, è in ogni caso un’esperienza interessante e suggestiva. Oltre a mostrare fotografie della Terra realizzate con tecnologie avanzatissime, il sito propone anche delle gallerie in cui sono raccolte immagini che raccontano eventi climatici e cataclismi di vario genere: dalle tempeste di sabbia agli uragani, dalle banchine di ghiaccio che si staccano agli incendi più devastanti. Uno degli esempi più drastici proposti dalla Nasa è quello che documenta il ritiro delle acque del Lago d’Aral, tra il Kazakhstan e l’Uzbekistan, un tempo considerato il quarto lago più grande del mondo con i suoi 68.000 chilometri quadrati di superficie. Oggi, di questo lago è rimasto ben poco. Da quando negli anni ‘60 l’allora Unione Sovietica cominciò a deviare gli affluenti più importanti, per irrigare tra l’atro le vaste piantagioni di cotone, il livello del gigantesco specchio d’acqua è in continua discesa.
AMAZZONIA SCOMPARSA – Quanto velocemente l’uomo possa cambiare la faccia della Terra è ben visibile negli scatti satellitari sulle foreste pluviali della provincia brasiliana di Rondônia, in Amazzonia. Il processo di disboscamento sembra inarrestabile, spinto in buona parte dai grandi allevatori di bestiame e dalle multinazionali dell’agroalimentare. Negli ultimi trent’anni, hanno riferito i ricercatori Nasa, sono stati abbattuti in totale 67.764 chilometri quadrati di foresta.
DIGA A LAS VEGAS – A metà degli anni ‘60 il Colorado River, a nord di Las Vegas, fu sbarrato. Il risultato è stato il Lake Powell: un immenso bacino di raccolta che rifornisce acqua potabile a parti dello Utah, dell’Arizona e persino della lontana California. Inoltre, è diventato famoso per i suoi stabilimenti turistici e sportivi. Sulle foto del satellite della Nasa “Landsat 5″, è ancora visibile un lago profondo con rigogliosi affluenti nel 1999. Appena sei anni più tardi la situazione è decisamente cambiata: a causa dei prelievi, il livello dell’acqua è drammaticamente sceso.
PALME A DUBAI – Un’ulteriore esempio di come l’uomo ha deformato il pianeta nel corso dell’ultimo decennio arriva con le immagini scattate su Dubai. Infatti, da qualche anno è in atto la costruzione dell’oramai celebre isola a forma di palma: Jumeira Palm Island, la prima delle tre previste dal progetto. La sequenza proposta dalle foto satellitari svela, dal 2000 ad oggi, come nasce l’isola artificiale dell’extralusso – la più grande isola del mondo mai costruita dall’uomo.

Elmar Burchia
01 giugno 2009
http://www.corriere.it/gallery/Scienze/vuoto.shtml?2009/06_Giugno/mondo/1&1
Acqua in bottiglia o acqua del rubinetto?
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Articolo di Lara Moro del 07/05/09 – www.yeslife.it 
E’ iniziata la battaglia ecosostenibile da parte dei produttori delle acque minerali in bottiglia. Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia? Ecco a chi credere e come orientare i nostri consumi verso un’acqua responsabile.
Vi ricorderete della campagna “Imbrocchiamola”, con la quale Legambiente, in collaborazione con Altreconomia, invitava all’utilizzo dell’acqua del rubinetto e a preferirla sia a casa, che al ristorante, che e al bar all’acqua in bottiglia. L’iniziativa non ha un termine ed è quindi ancora in corso; grazie anche alle segnalazioni di privati cittadini, i locali pubblici censiti sono giunti a quota 1.500 e se andate in un locale presente nella lista che trovate qui alla porta d’ingresso l’adesivo di “Imbrocchiamola” catturerà la vostra attenzione, e potete star sicuri che se chiedete dell’acqua del rubinetto, vi porteranno una brocca fresca senza guardarvi o giudicarvi stranamente.
Nell’ultimo periodo, grazie anche a iniziative come questa e ai dossier di approfondimento in tema di acqua, si sono verificati alcuni “movimenti” tra le aziende produttrici, che si sono avvicinate silenziosamente a tematiche ambientali, appropriandosi anch’esse di parole come “green” ed “eco-friendly” e “sostenibile”.
Non senza prima qualche borbottio. L’Antitrust è stata chiamata a pronunciarsi circa una denuncia di pubblicità ingannevole a favore dell’acqua del rubinetto e ai danni dell’acqua minerale, e ha rigettato la denuncia affermando così che far pubblicità all’acqua del rubinetto si può.
Ferrarelle ha diffidato Altreconomia per aver associato marchi del suo gruppo allo slogan: “Mettetela fuori legge. La pubblicità, non l’acqua in bottiglia”.
Insomma, il mercato delle acque minerali ha iniziato a incassare colpi e allora, per contrattaccare, alcuni grandi nomi del settore hanno pensato bene di battere un altro tasto: quello dell’eco-sostenibilità.
L’acqua Sant’Anna ha lanciato da qualche mese la Bio Bottle, la prima bottiglia definita eco-sostenibile al 100%, fatta di plastica vegetale, quindi compostabile, che cioè si biodegrada completamente in circa 80 giorni nei siti di compostaggio. Il messaggio pubblicitario associato alla Bio Bottle mette l’accento significativamente sul risparmio che deriva dal suo utilizzo, pari a 176.800 barili di petrolio necessari a scaldare per un mese una città di più di 500.000 abitanti e sulla riduzione di emissioni di CO2, equivalenti ad un’auto che compie il giro del mondo per più di 30.000 volte in un anno.
Puglia, Sardegna, Piemonte, i siti delle centrali nucleari – da Repubblica
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Articolo di MAURIZIO RICCI da Repubblicaonline del 20/05/2009
ROMA – In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. E’ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
Continua..
Equilibrio
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L’equilibrio è per definizione una condizione di precarietà. Si determina quando forze opposte si equivalgono e portano un sistema nello stato di quiete apparente.
Il sistema in equilibrio può essere un oggetto molto semplice, ad esempio una sfera su di un piano, soggetta a forze elementari, come la forza di gravità e la resistenza all’attrito. Fino a quando il piano su cui si trova la sfera non si inclina superando il gradiente tra attrito e forza di gravità la sfera rimane immobile. Ma ha in sè tutte le forze che ne possono scatenare la corsa fino al prossimo punto di equilibrio.
In un sistema complesso, come una catena alimentare, o un’organizzazione sociale, le forze che determinano la precaria condizione di equilibrio possono essere tantissime, alcune apparentemente minime, ma pur sempre capaci di influenzare il sistema. Più la complessità aumenta, più un cambiamento, piccolo e insignificante, può scatenare le forze che il sistema contiene in sè e farle deflagrare fino al raggiungimento di un nuovo, diversissimo, punto di equilibrio. Chi sta ai vertici di una catena alimentare o di un sistema sociale è il soggetto che nel cambiamento rischia di più.
Il sistema interconnesso più complesso in assoluto è rappresentato da Gaia.

