Silvia Raggi

La rete è il mio mondo

I comuni rinnovabili d’Italia 2010

Articolo di VALERIO GUALERZI www.repubblica.it – ambiente

Comuni sostenibili, si può; l’Italia sa essere più “verde”.
In “Comuni rinnovabili 2010″ Legambiente fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici  incentrati sulle rinnovabili. Sul territorio italiano la crescita è impressionante. Ottimi auspici, ma il percorso per trasformarli in realtà è ancora lungo e pieno di insidie.

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NUMERI, cifre, tabelle, esempi. Tutto nel voluminoso rapporto “Comuni rinnovabili 2010″ sembra confermare la validità dell’intera collezione di vecchi slogan ambientalisti: dal “pensa globale, agisci locale”, al “piccolo è bello”, passando per “un altro mondo (dell’energia) è possibile”. Il rapporto, presentato oggi da Legambiente, fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici “verdi” in Italia, restituendo una volta tanto un’immagine del paese positiva e carica di aspettative.

“E se fosse proprio il territorio il laboratorio di una rivoluzione energetica incentrata sulle rinnovabili?” si chiede nella premessa il documento curato da Edoardo Zanchini incrociando i dati ottenuti dalle amministrazioni locali con le elaborazioni e gli studi del Gestore dei servizi elettrici, i rapporti dell’Enea e le statistiche elaborate da diverse associazioni di categoria e aziende. La domanda d’apertura è retorica, ma non del tutto. Il rapporto certifica infatti i tanti segnali di un eccezionale dinamismo locale nel raccogliere la sfida della sostenibilità energetica, ma il percorso per trasformare questi ottimi auspici in realtà è ancora lungo e pieno di insidie.

Vale la pena però assaporare fino in fondo queste promettenti primizie. “Il rapporto Comuni rinnovabili 2010 – si legge nel documento – racconta un salto impressionante nella crescita degli impianti installati nel territorio italiano”. “Sono 6.993 i Comuni in Italia dove è installato almeno un impianto – precisa il dossier – erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008″. Strutture che “stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita: impianti solari fotovoltaici, solari termici, mini idro-elettrici, geotermici ad alta e bassa entalpia, da biomasse e biogas, integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore”.
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Mini e micro eolico per la casa

Articolo di Alberto Maria Vedova – www.yeslife.it

Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile sfruttare il vento per rendere energeticamente autosufficienti le nostre case. Vi presentiamo il mini e il micro eolico.

Alza le bandiere, rinfresca, asciuga, increspa le onde, fa volare gli aquiloni e produce energia. Si, quest’ultima forse non è proprio la prerogativa più conosciuta, ma se Madre Natura ci ha donato il Vento, perché non usarlo per rendere energeticamente autosufficienti le nostre case? Oggi, grazie alla tecnologia, questa pratica è ormai possibile ed attuabile per palazzine, ville, fabbriche e aziende. Sono chiamati microeolico e il minieolico, ma non lasciatevi spaventare dai diminutivi. Eolo soffia continuamente su questi impianti di piccola taglia che non solo limitano l’impatto sull’ambiente, ma permettono di salvaguardare anche il portafogli.
energia eolica, eolico, pala eolicaGli aerogeneratori, ovvero le piccole pale bianche che girano come trottole, funzionano proprio come i loro vecchi cugini: i mulini a vento. La differenza sostanziale sta nel fatto che il movimento di rotazione delle pale viene trasmesso a un generatore che produce energia elettrica.

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Il minieolico, chiamato così in quanto le pale sono più piccole delle pale eoliche convenzionali per produrre l‘energia necessaria alle mega fabbriche, comprende tutti gli impianti che vanno dai 5 ai 60 Kw. Questa soluzione è indicata per aziende agrituristiche, artigiane, o per piccoli imprenditori.
Gli impianti che appartengono alla categoria micro-eolico, invece, sono quelli che possono arrivare a produrre massimo 5 chilowattora (Kw). Questi, sono vere e proprie pale eoliche domestiche che possono essere installate sul nostro tetto, sul terrazzo o sul balcone.
Secondo gli incentivi statali ogni chilowattora prodotto dalle nostre “girandole” può essere premiato con un rimborso di 30 centesimi di euro.
Focalizziamoci sul microeolico. Gli aerogeneratori della categoria micro sono venduti solitamente con sistemi aventi turbine ad asse orizzontale, i quali sono direzionabili rispetto al vento per ottimizzare il rendimento e la produzione di energia eolica. Si può scegliere tra una vasta gamma di modelli: monopala, bipala, tripala e, se volete produrre tanta energia, i multipala. Quest’ultima opzione è molto più costosa in quanto, con l’aumento del numero delle pale, diminuisce la velocità di rotazione, aumenta il rendimento e, di conseguenza, il costo dei generatori.

Il microeolico se destinato all’alimentazione di utenze isolate viene soprannominato Off-grid, mentre, se connesso alla rete elettrica è chiamato Gridconnected. Nel primo caso il generatore microeolico deve essere collegato a una serie di batterie. Per la connessione alla rete di distribuzione, invece, è indispensabile un inverter, in quanto è necessario che l’elettricità prodotta sia conforme agli standard di rete.

energia eolica, eolico, pala eolicaImposizione fiscale per il microeolico
La legge 133/1999 ha decretato l’assenza di imposizione fiscale per i microimpianti al di sotto dei 20 Kw, che quindi non sono considerati officine elettriche, non essendoci imposizione fiscale, quindi non è necessaria la denuncia all’U.t.f. (Ufficio tecnico di finanza).

Incentivazione per il microeolico

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Giacimento geotermico a Pisa

Articolo di Marco Gasperetti – www.corriere.it – scienze

A Pisa l’eco-ospedale: sarà riscaldato dal giacimento geotermico
Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello

Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello
PISA – A una profondità di seicento metri a est della città, c’è un grande giacimento geotermico di acqua a cinquanta gradi di temperatura. È stato individuato dopo una ricerca di Cnr ed Enel e adesso è al centro di un progetto unico nel suo genere in Italia. Sarà impiegato per riscaldare il grande ospedale di Cisanello, una delle strutture sanitarie più prestigiose d’Italia che entro l’anno raddoppierà la sua volumetria, e per dare energia ad alcune strutture universitarie che sorgeranno vicino all’ospedale. E per la prima volta saranno utilizzate nuove tecnologie che consentiranno di sfruttare il bacino senza alterarne la struttura e dunque provocare danni alla falda e allo stesso modo produrre energia pulita a emissioni zero.
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DUE POZZI – «Il progetto prevede la perforazione di due pozzi», conferma Alessandro Sbrana, ordinario di geotermia all’Università di Pisa. «Il primo per l’estrazione, il secondo per l’immissione di nuova acqua. Un metodo che non crea squilibri ambientali e allo stesso tempo consente di utilizzare una grande risorsa energetica». Il giacimento geotermico dovrebbe estendersi per diversi chilometri quadrati (sono in corso studi e valutazioni) e il progetto prevede la realizzazione anche di un sistema di piscine di riabilitazione. «Si tratta, infatti, di acqua termale», continua il professor Sbrana, «che dunque può avere un doppio impiego: energetico e curativo». Il primo pozzo perforato è in grado di produrre 200 tonnellate di acqua termale ogni ora, una quantità ragguardevole secondo gli esperti. Secondo Fabio Roggiolani, presidente della commissione Sanità della Regione Toscana, il progetto di Pisa è al centro di un piano regionale per rendere energicamente ecologica l’intera sanità toscana. «Il progetto Cisanello si basa su un sistema completamente chiuso e dunque senza emissioni di anidride carbonica, inquinanti e vapore acqueo», spiega Roggiolani, «Può essere una rivoluzione per la conversione della geotermia tradizionale, che purtroppo inquina come sull’Amiata, nelle province di Grosseto e di Siena». Il sistema a ciclo chiuso è in funzione in più di trenta nazioni, ma non in Italia. La Regione sta lanciando un secondo progetto per costruire una centrale geotermica a ciclo completamente chiuso a Monterotondo, in provincia di Grosseto: produrrà energia elettrica senza inquinare.

In arrivo nel 2011 la lavatrice che lava con 90% in meno di acqua

News: www.yeslife.it
In arrivo nel 2011 la lavatrice che lava con il 90% in meno di acqua
Consumi responsabili. La società inglese Xeros Ltd. sta lavorando alla commercializzazione di una rivoluzionaria lavatrice in grado di lavare a bassi consumi e con ridottissime quantità di acqua.

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L’obiettivo della società è costruire un sistema di pulitura degli abiti che preveda il 90% in meno di acqua rispetto alle lavatrici tradizionali. L’idea è di usare uno speciale polimero ripulente che può consentire un grandissimo impatto nel taglio dei costi e nel rispetto dell’ambiente rispetto ai lavaggi ricchi di acqua.
La nuova lavatrice ecologica usa anche molti meno detersivi ed elimina la necessità di decine di risciacqui in quanto assorbe tutto lo sporco ed elimina le macchie senza bisogno di centrifughe. I polimeri possono assorbire sporco per centinaia di lavaggi e, una volta ultimata la loro vita, possono essere raccolti e riciclati.
La Xeros afferma che se tutte le case americane passassero dai lavaggi attuali al proprio sistema, ci sarebbe una diminuzione dell’impatto ambientale equivalente all’eliminazione di 5 milioni di macchine dalle strade oltre al risparmio di 1.2 miliardi di tonnellate di acqua per anno (equivalenti a 17 milioni di piscine!). In aggiunta al miglioramento ecologico ci sarebbe addirittura anche un risparmio del 30% sui costi tradizionali di lavaggio (meno detersivi, meno acqua da scaldare, meno consumi).

L’arrivo sul mercato della Xeros, inizialmente previsto per fine 2009, è stata posticipato al 2011.

La mini compostiera per nutrire le piante di casa

Articolo del: 15/03/10 di GIACOMO MAGATTI – www.yeslife.it

Fare il compost in casa presenta vari inconvenienti. Vi presentiamo 2 idee che potrebbero semplificarne la produzione e al contempo permetterci di fertilizzare piante da appartamento o ortaggi.

Il compostaggio dei rifiuti organici è un argomento molto controverso: spesso non è previsto nel sistema di gestione dei rifiuti urbani, non si sa come usare il compost che ne deriva (e che spesso viene poi smaltito con i normali rifiuti), è semplice da fare solo all’aperto in campagna.
Due giovani designer italiani, Leonardo Fortino e Andrea Bartolucci della Small Nature Design, partendo dai gesti quotidiani che ognuno compie nella propria casa, e dalle conoscenze delle compostiere già esistenti, hanno avuto l’idea di un mini composter che potrebbe essere utile per smaltire rifiuti organici e nutrire le piante da appartamento.
Si tratta di Jarst una compostiera “domestica” in grado di integrarsi in ogni ambiente come un vaso. _È realizzato in Duraform PA ha dimensioni di circa 50×50x50 cm, ed è composto da 3 pezzi, il vaso fuso con la compostiera, il cestello interno ed il tappo.

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Come funziona? Gli scarti organici vengono inseriti nel cestello interno alla compostiera, dove diventeranno fertilizzante per la pianta che si trova nel vaso adiacente. Il compost nelle sue varie fasi di maturazione, non starà in contatto con il terreno fino a che non sarà pronto, questo grazie ad un diaframma che verrà aperto solo al momento di maturazione completa che è di circa 5-6 mesi.
In pratica una pianta in vaso con integrato un serbatoio di fertilizzante derivante dai rifiuti organici casalinghi, è un buon modo per coltivare le nostre piante da appartamento smaltendo al contempo gli scarti di frutta e verdura.
L’idea di Jarst non è nuovissima, risale infatti a fine 2008, ma oggi sembra finalmente pronto ad essere messo sul mercato, dopo un’attenta fase di prova che ha portato ad aggiungere al modello originario un filtro a carboni attivi necessario per filtrare l’aria in uscita dalla compostiera per eliminare così i cattivi odori.
La fase finale di ingegnerizzazione ha portato anche ad una stima dei costi che porterebbe ad un prezzo al pubblico tra i 30 e i 40 euro.

Altro esempio simile che si trova in rete è Urb Garden una specie di espositore a scomparti da balcone in cui coltivare diversi tipi di piante od ortaggi il tutto alimentato dagli scarti organici di frutta e verdura.
Ideato dal giovane australiano Xavier Calluaud, è anch’esso pensato per utilizzare i rifiuti alimentari e in più unisce un sistema di irrigazione a goccia che trasporta una miscela di acqua e di elementi nutritivi derivanti dal compostaggio alle varie piante coltivate negli scomparti.

Sia per Urb Garden che per Jarst rimane un pochino la perplessità di riuscire davvero a fare del compostaggio in appartamento; in rete si leggono critiche alle piccole dimensioni e alla potenziale diffusione di cattivi odori. A dir la verità per quanto riguarda Jarst i carboni attivi dovrebbero ben assorbire gli odori. E in ogni caso ben venga il composter da appartamento se l’intento è quello di diffondere una buona pratica attuabile nella vita di tutti i giorni.

Dal 12 al 14 Fa’ la cosa giusta a Milano

www.corriere.it

Dal 12 al 14 marzo a Fieramilanocity
Fa’ la cosa giusta, la rassegna del consumo critico.
Nel capoluogo lombardo un incontro con le aziende per documentarsi sugli stili di vita «sostenibili».

MILANO – Non solo verde e bio, ma anche finanza e moda etica, software libero, turismo solidale e sostegno all’economia carceraria. In una parola: uno stile di vita «diverso», definito «sostenibile», il cui pilastro consiste nel «consumo critico». Sono i punti chiave di Fa’ la cosa giusta, la fiera nazionale del settore che dal 12 al 14 marzo viene organizzata a Fieramilanocity nel capoluogo lombardo.

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SETTORI TEMATICI – Sono ben 14 i settori tematici dell’edizione 2010, tra le novità Kuminda («cibo» in lingua antillana), uno spazio dedicato alla «sovranità alimentare»; Verde per tutti, iniziativa che vuole moltiplicare il verde non solo nelle città ma anche nelle nostre case e nelle aiuole condominiali; e infine Scuola di AltRa amministrazione, confronto e analisi di iniziative per rendere i Comuni energeticamente indipendenti e a «rifiuti zero».

MOSTRA-MERCATO – Quindi non solo una fiera, ma una vera mostra-mercato per far incontrare i protagonisti e le aziende più all’avanguardia del consumo critico con chi vuole impostare il proprio stile di vita sostenibile. Un progetto che lo scorso anno ha richiamato 50 mila visitatori e ha «esportato» Fa’ la cosa giusta anche nelle città di Trento, Genova e Parma.

Buenos Aires: la casa ecologica fatta di bottiglie di birra!

www.yeslife.it
A Buenos Aires una nuova casa ecologica… da bottiglie di birra!
Bioarchitettura e design sostenibile. Dopo la casa ecologica di Puerto Iguazu, vicino alla frontiera fra Argentina e Brasile, costruita interamente da bottiglie di plastica e tetrapak, ecco un’altra bellissima costruzione sostenibile: la casa di Tito Ingenieri, a Quilmes, a circa un’ora a sud di Buenos Aires, composta interamente da bottiglie di birra e rifiuti.

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6 milioni di bottiglie sono state accumulate e impilate al posto dei mattoni per ben 19 anni. Anche se la casa non ha un aspetto molto elegante, l’idea è geniale e bisogna riconoscere i meriti del signor Tito, per aver fatto un’immensa opera di riciclaggio. Perché, anche se di solito le bottiglie di birra in Argentina sono restituibili, Ingenieri ha girato in lungo e in largo per le cittadine circostanti per cercare quelle abbandonate e non vuoti a perdere lungo la strada, oltre a riciclare le bottiglie consumate da lui stesso e dalle imprese lì vicino.
A parte le bottiglie, la casa ha anche alcune sculture fatte con l’immondizia, mentre l’artista possiede pantaloni, sedie e stivali provenienti da pneumatici riciclati. Il sig. Tito sostiene che si può insegnare a costruire una casa come questa a chiunque sia interessato.

Così si sollevano gli Appennini e si scatenano terremoti

Articolo di Franco Foresta Martin – www.corriere.it

Ricostruita nel dettaglio la formazione dei Monti in corrispondenza dell’Italia Centrale.

La «Placca Adriatica» si immerge sotto la catena montuosa causando la spinta in alto e i sismi.

MILANO – I Monti Appennini, spina dorsale dell’Italia, per quanto vecchi -si stima che il loro sollevamento sia iniziato circa 30 milioni di anni fa- continuano a crescere di alcuni centimetri al secolo e la forza che li spinge in alto è la stessa che, di tanto in tanto, scatena i temibili terremoti dei Paesi arroccati nell’interno della nostra Penisola. I dettagli della complessa dinamica che interessa una rilevante porzione di Appennini fra la Toscana, l’Umbria, le Marche e il Lazio, sono stati ora chiariti da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV): Claudio Chiarabba, Pasquale De Gori e Fabio Speranza, con uno studio pubblicato sulla rivista della Geological Society of America «Lithosphere» (vol.1, n.2, 2009).
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LA PLACCA ADRIATICA – Alla base del meccanismo evolutivo di questa parte degli Appennini -riferiscono i ricercatori INGV- c’è lo sprofondamento o subduzione di una porzione della crosta e del mantello (litosfera) della «micro placca Adriatica», che si trova più meno nell’area su cui giace l’omonimo mare. Questa porzione quasi laminare di superficie terrestre si immerge sotto la nostra Penisola con moto da Est verso Ovest causando, a ridosso dell’immersione, compressione e sollevamento della catena appenninica; più in là, verso Ovest, distensione e stiramento. Ma come è stato possibile ricostruire la dinamica delle forze in gioco e dei fenomeni associati alla subduzione della micro placca Adriatica? La risposta viene dal portavoce del gruppo, Claudio Chiarabba: «Siamo partiti dallo studio dei terremoti che si sono verificati tra il 2000 e il 2007. La distribuzione degli ipocentri lungo un piano inclinato verso Ovest, le caratteristiche della crosta individuate grazie alla tomografia sismica, e l’analisi dei meccanismi focali delle varie scosse, ci hanno portato a ricostruire, fino a una profondità di circa 60 km, il cosiddetto “piano di Benioff” lungo il quale parte della crosta inferiore sprofonda insieme al mantello».

Associato al fenomeno, aggiunge Chiarabba, c’è anche il rilascio di anidride carbonica da parte delle rocce profonde coinvolte nel fenomeno di sprofondamento: «Proprio l’anidride carbonica, risalendo attraverso le fratture della crosta, sembra costituire uno dei meccanismi di innesco dei terremoti appenninici. Questa dinamica ha scatenato sicuramente le lunghe sequenze sismiche di Norcia (1979) e Colfiorito (1997); e probabilmente anche quella dell’Aquila (2009)». I fenomeni messi in luce dai ricercatori INGV, tuttavia, sono peculiari dell’Appennino Centrale: altrove, precisa, Chiarabba, i processi che producono i forti terremoti di altre porzioni di Appennino sono significativamente diversi.

Lazio, le coste a rischio erosione

Articolo di ALESSANDRO FULLONI – www.corriere.it

Lazio, allarme su tutte le coste: la spiaggia non c’è più
Da Sabaudia a Santa Marinella è emergenza erosione. Tra le cause le mareggiate, ma anche l’abusivismo

ROMA - Una specie di catastrofe. Da gennaio, i cavalloni forza 7 che hanno flagellato la costa laziale hanno divorato migliaia di metri cubi di spiaggia. E la situazione pare addirittura condannata a peggiorare: la Protezione civile ha diramato un bollettino in cui prevede, da giovedì, «possibili mareggiate» e annuncia che seguirà «l’evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e i locali dipartimenti».
ESERCENTI & AMBIENTALISTI – La preoccupazione è forte un po’ ovunque, da Sabaudia a Santa Marinella. Le associazioni balneari paventano il pericolo dell’avvio della stagione senza che ci sia l’arenile su cui aprire sdraio ed ombrelloni mentre gli ambientalisti segnalano la mancanza di un piano complessivo di difesa delle coste.
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ESPOSTI ALLA FORESTALE – Quando poi non è la forza del mare a «mangiare» il litorale, ci si mette l’uomo. E’ il caso di Capocotta, dove mercoledì, all’altezza del chiosco Settimo Cielo, Anna Catalani, coordinatrice dei verdi di Ostia, ha sorpreso «in flagranza» alcune persone che, badile alla mano, stavano spalando la sabbia delle dune, probabilmente per preparare difese «fai da te» o fare spazio a piccoli bungalow e ad altre strutture che serviranno per l’estate. Gli ambientalisti, che hanno denunciato l’accaduto al Corpo Forestale, parlano di «situazione gravissima su tutto l’ecosistema dunale compreso tra Castelporziano e Campo Ascolano, con le piccole montagne di sabbia, caratteristiche della costa laziale, in via di estinzione, scomparse dolosamente e non solo per colpa delle mareggiate».

SINDACI PREOCCUPATI - Ma più in generale a lanciare l’allarme erosione sono i sindaci e le amministrazioni delle località che s’affacciano sul mare. A Ladispoli la violenza delle onde ha addirittura aperto a metà, come fosse un soufflé esploso, la torre Flavia, il bastione d’avvistamento capace di resistere anche agli assedi dei pirati saraceni. Ma è crollata pure la parete di un hotel sulla spiaggia mentre è pericolante il museo cittadino nelle vicinanze. Per questo il sindaco Crescenzio Paliotta ha convocato per il 12 marzo una conferenza dei servizi e si è appellato direttamente alla Protezione civile. «La nostra è una corsa contro il tempo – dice allarmato il primo cittadino -. Dovremo discutere tutti gli interventi da realizzare per un importo totale di sei milioni e mezzo di euro finanziati dall’assessorato all’Ambiente».
OSTIA, «FARE IN FRETTA» – Lo stesso allarme arriva da Ostia, dove il presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani ha inviato una lettera al vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino chiedendo di «realizzare con sollecitudine gli interventi di ripascimento morbido necessari per ricreare la porzione di spiaggia scomparsa ed a far partire la stagione balneare 2010». «L’importante è fare in fretta» avverte in ansia il minisindaco che segnala problemi davanti al porto (qui la barriera sommersa è stata danneggiata dalle onde) a Ostia Ponente e in prossimità del Canale dei Pescatori, dove la spiaggia praticamente non esiste più.
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Aziende agrituristiche eco-sostenibili e a basso impatto ambientale

Fonte: www.yeslife.it

www.agriturismo.it, il famoso portale legato al mondo dell’agriturismo in italia, ha condotto un sondaggio per capire quanto siano veramente ecologici le strutture presenti sul territorio italiano.
Ne è emerso che il 99,3% dei gestori di agriturismo intervistati ha compiuto scelte eco- sostenibili, adottando una o più misure per ridurre il proprio impatto ambientale.

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Gli accorgimenti presi sono i più vari. Si va dall’utilizzo di elettrodomestici di classe A o superiore (77,9%), dal riciclo di scarti di produzione agricola (44,8%) all’adozione di fosse biologiche di nuova generazione (40,5%).
Il 26,7% degli agriturismo utilizza pannelli solari, e il 23,9% riduce ulteriormente l’impatto del riscaldamento installando caldaie a condensazione. Proprio il fotovoltaico è destinato a crescere moltissimo per il futuro: ben il 68% degli intervistati ha infatti confermato l’intenzione di adottare pannelli fotovoltaici per la propria struttura.
La richiesta viene dai viaggiatori stessi, sempre più sensibili alle problematiche ambientali. Secondo una precedente indagine condotta di recente da agriturismo.it su oltre 2.000 turisti utenti del sito, il 65,6% dichiara di essere sostanzialmente disposto a spendere di più per un soggiorno eco-responsabile.
Il vantaggio di queste scelte green è anche una significativa riduzione delle spese, che calano fino al 25% per ben il 75,7% dei gestori di agriturismo intervistati.
Quali sono le regioni più green? Friuli al top per l’adozione di impianti fotovoltaici; il geotermico è più diffuso in Trentino, mentre due regioni del centro si distinguono per l’attenzione al trattamento delle acque: nel Lazio più diffusa la presenza di piscine bio nella struttura, in Umbria il maggiore utilizzo di impianti di fito depurazione per smaltire le acque nere.