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Stop alle auto il 28 febbraio in tutta la pianura padana?
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Notizia tratta dal sito www.repubblica.it
Moratti e Chiamparino uniti, “Stop alle auto in tutto il nord”
I Comuni di Milano e Torino propongono, per il 28 febbraio, il blocco del traffico in tutta la pianura padana per rispondere all’emergenza smog

Moratti e Chiamparino uniti “Stop alle auto in tutto il nord”
I Comuni di Milano e Torino propongono, per il 28 febbraio, il blocco del traffico in tutta la pianura padana. La proposta sarà fatta nell’incontro di venerdì a Milano con gli amministratori dei Comuni della pianura padana, in cui saranno discusse varie proposte per individuare un programma di interventi strutturali sull’intera area per combattere l’inquinamento atmosferico. “I Comuni di Milano e Torino – si legge nella nota – sono d’accordo nell’adottare questa misura straordinaria e chiedono agli altri Comuni di aderire alla proposta”.
Olio, vino, cereali, legumi dall’azienda a emissioni zero.
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Articolo di VALERIO GUALERZI per www.repubblica.it – Ambiente
In Umbria la Castello Monte Vibiano Vecchio, una tenuta agricola, è la prima impresa “verde” del nostro paese, secondo una delle più autorevoli società internazionali di certificazione.
FOLIGNO non sarà di certo “lu centru de lu munnu”, come sostengono i suoi abitanti, ma Monte Vibiano, un altro piccolo paese dell’Umbria, è sicuramente il centro della rivoluzione verde italiana. A sostenerlo non è infatti l’orgoglio campanilistico, ma una delle più autorevoli società internazionali di certificazione. Secondo quanto garantisce la Det Norske Veritas, la Castello Monte Vibiano Vecchio, una tenuta agricola che nei suoi trecento ettari di terra e quattrocento di bosco produce olio, vino, cereali e legumi, è la prima azienda italiana a zero emissioni.

“È la prima in Italia e una delle prime al mondo a raggiungere questo obiettivo in accordo con la norma internazionale ISO 14064 – spiegano dalla DNV - Monte Vibiano è passata da 287 tonnellate di CO2 nel 2004 a meno 764 tonnellate di CO2 nel 2008, raggiungendo quindi valori ben al di sotto dello zero”. Il tutto ottenuto senza acquisti esterni di riduzione. Tutti gli interventi di efficienza e sostenibilità sono stati applicati infatti all’interno del processo produttivo dell’azienda. Un ventaglio molto ampio di azioni portate avanti con la consulenza della stessa DNV e la collaborazione del Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università di Perugia.
Oltre a migliorie più tradizionali e “banali”, come l’installazione di pannelli fotovoltaici e la razionalizzazione dei consumi energetici, alla Monte Vibiano sono stati introdotti anche accorgimenti ancora poco sfruttati su vasta scala, come la tinteggiatura dei tetti dei silos con il “bianco riflettente”, un sistema che riduce l’effetto del riscaldamento globale incrementando l’albedo terrestre, ovvero la capacità delle superfici chiare di rimandare indietro i raggi solari, limitandone l’influenza sulla temperatura (il contributo della Monte Vibiano è stato calcolato pari alla sottrazione di 25 tonnellate di CO2 dall’atmosfera).
Un’attenzione particolare è stata poi rivolta alla revisione della mobilità aziendale: sono stati adottati una serie di veicoli e scooter elettrici installando una innovativa stazione di ricarica elettrica attrezzata con un sistema di batterie al vanadium, uno speciale dispositivo per l’immagazzinamento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Certo, le dimensioni dell’azienda e la sua conduzione familiare hanno reso l’obiettivo emissioni zero più semplice. La Monte Vibiano ha una sessantina di dipendenti e nel 2009 le 340 mila bottiglie di vino e olio vendute in Italia e all’estero hanno portato ad un fatturato di circa 7 milioni di euro, ma ciò non toglie che inseguire con tanta perseveranza questo traguardo è costato soldi e coraggio.
“Siamo partiti nel ‘98 e anno dopo anno gli investimenti in sostenibilità sono arrivati a sfiorare i dieci milioni di euro”, spiega l’amministratore Lorenzo Fasola Bologna. “Per noi – ricorda – puntare sull’ambiente significa semplicemente cercare di fare un prodotto sempre migliore perché crediamo sia questa la missione di un’azienda che produce vino e olio. Per rientrare delle spese ci vorranno almeno venti anni, ma sono convinto che chi non si sarà mosso in questa direzione potrebbe essere costretto a rimanere fuori da mercati importanti molto prima”.
E sbaglia chi a questo punto si è fatto l’idea che il costo di tutto questo impegno “verde” non possa che finire per essere scaricato sul consumatore. Il Villa Monte Vibiano, un rosso in vendita ad appena 5-6 euro, è stato premiato infatti dalla Guida dei vini d’Italia 2010 dell’Espresso come migliore bottiglia per rapporto qualità prezzo.
Eolico del futuro
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L’energia eolica è scarsa ed inaffidabile? Niente affatto. Questa è spesso la tesi che portano i detrattori di tale tecnologia, i quali non sanno effettivamente quale potenziale il vento, e la tecnologia moderna, sono in grado di esprimere. L’energia eolica potrebbe fornire, da sola, il 20% dell’energia elettrica per la metà orientale degli Stati Uniti entro il 2024, ma solo se la nazione facesse un notevole investimento finanziario, secondo il rapporto del nuovo Governo. Si tratta di fornire un quinto dell’energia tramite vento, e considerate le potenzialità della tecnologia fotovoltaica, si potrebbe arrivare in quegli anni a garantire oltre la metà del fabbisogno energetico tramite le rinnovabili.

Circa 90 miliardi di dollari saranno necessari per l’installazione di una rete di terra e di mare basata sulle turbine eoliche, e circa 22.000 chilometri di nuove linee elettriche, secondo lo studio pubblicato dal U.S. Energy Department’s National Renewable Energy Laboratory, il Dipartimento per l’Energia Rinnovabile degli Stati Uniti.
Il rapporto, presentato nei giorni scorsi, spiega che il Governo ha le potenzialità per fornire una porzione significativa su tale investimento, attraverso programmi come le garanzie sui prestiti.
“Siamo in grado di mettere in rete più potenza del vento, ma se non abbiamo strutture adeguate per muoverci con tale energia, è come comprare una macchina ibrida e lasciarla in garage” ha spiegato David Corbus, responsabile dello studio per il progetto. Per raggiungere l’obiettivo del 20%dell’energia eolica nella regione orientale degli Stati Uniti, il Paese avrebbe dovuto ampliare di 10 volte la produzione corrente. La maggior parte dei nuovi progetti di centrali eoliche dovrebbero essere situati nelle acque federali del Massachusetts in North Carolina, e in tutti gli Stati del Midwest, dice il rapporto.
Continua..
Blog Action Day 2009
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oggi è il blog action day 2009, dedicato ai blogger e incentrato sul cambiamento climatico.
Le tribù amazzoniche hanno bloccato i decreti per sfruttare la foresta
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E’ finita con una vittoria degli indigeni la ribellione delle tribù peruviane contro i decreti governativi che consentirebbero uno sfruttamento indiscriminato dell’Amazzonia.
Molto sangue è stato versato negli scontri con la polizia, molto poco se ne è parlato in Occidente. Eppure le tribù lottano per le loro terre e i loro diritti, ma anche per noi: l’Amazzonia è il polmone del pianeta, è fondamentale per il clima.
La vittoria degli indigeni è però solo provvisoria. I decreti sullo sfruttamento della foresta sono congelati per intavolare trattative con le tribù: non sono ritirati. E in Perù la protesta continua.
E’ costata decine di morti la ribellione di circa 5.000 indigeni peruviani provenienti da diverse tribù e riuniti nell’Associazione Interetnica di Sviluppo della Selva Peruviana.
Protestano contro i decreti firmati dal governo del presidente Alan Garcia per dare attuazione al Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.
Garcia presenta questi decreti come improntati allo sviluppo sostenibile e alla protezione dell’ambiente. Gli indigeni evidenziano invece come essi aprono la strada ad un’incontrollata appropriazione delle loro terre ancestrali da parte di aziende private ghiotte di petrolio, legname e terreni da adibire ad agricoltura e allevamento.
Sottolineano inoltre che i decreti sono stati approvati senza alcun coinvolgimento delle comunità indie, così come invece vorrebbe l’Organizzazione internazionale del lavoro.
Per protestare, le tribù amazzoniche per quasi due mesi hanno bloccato strade, vie fluviali e ostacolato le operazioni di trasporto di gas e petrolio, una situazione che ha messo a secco varie città.
Tuttora le proteste continuano: gli indigeni vogliono che i decreti siano completamente ritirati, non solo sospesi per intavolare trattative.
Pellet radioattivo, “usate prodotti italiani”
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Articolo: Repubblica – Ambiente.
Ancora sequestri di ecocombustibile contaminato. Chi ne possiede deve chiamare la polizia. Nel nostro paese 700.000 stufe con questo sistema
Caccia in Italia al pellet radioattivo. Dopo il sequestro di diecimila tonnellate di sabato, si moltiplicano le segnalazioni dei cittadini. In Valle d’Aosta, da dove è partita l’inchiesta che coinvolge 30 città, la fornitura di combustibile contaminato è giunto a febbraio tramite un rivenditore di Saint-Christophe. La polizia ha sequestrato nel magazzino poco meno di 1500 sacchetti.
La Protezione civile consiglia a tutta la popolazione in possesso del combustibile della marca indicata di contattare i numeri telefonici 115 dei Vigili del fuoco e 113 della Questura per il corretto smaltimento del combustibile. “Il materiale stoccato nei sacchetti o comunque allo stato inerte – si legge nella nota diffusa dalla Regione – non risulta essere dannoso per la salute della popolazione”.
Un carico dalla Lituania. Nell’eco-combustibile domestico proveniente dalla Lituania e sequestrato in tutta Italia sono state rilevate tracce di Cesio137. La sostanza radioattiva è prodotto dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari.
“I pellet contaminati – ha spiegato il questore di Aosta, Salvatore Aprile – non sono pericolosi per la salute dell’uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri”.
Il mercato. L’Italia rappresenta uno dei maggiori mercati europei per i sistemi di riscaldamento con il pellet, ecocombustibile che utilizza biomassa naturale in Europa. Circa l’80% delle vendite – afferma il sito www.pelletitalia.org – riguarda stufe a pellet di media potenza utilizzate principalmente in singoli ambienti domestici. Il restante 20% riguarda invece sistemi di riscaldamento centralizzato come termostufe, termocaldaie e termocamini.
Secondo i dati Coldiretti, si stima la presenza di oltre 700mila stufe alimentate a pellet in Italia e negli ultimi cinque anni si verificato un aumento dei consumi nazionali del 400% secondo le ultime rilevazioni dall’associazione di settore (Aebiom).
Tra produzione nazionale ed importazioni in Italia – afferma Coldiretti – sono utilizzati circa un milione di tonnellate di pellet, per la grande maggioranza di provenienza nazionale, anche se negli ultimi anni sono aumentate le importazioni dai Paesi dell’Est europeo.
L’associazione dei coltivatori consiglia di scegliere il made in Italy, con prodotti che garantiscono la tracciabilità. “E’ necessario investire sulla
produzione di energia rinnovabile dell’agricoltura italiana che è ottenuta per oltre il 70% da biomasse combustibili dove sono completamente assenti i rischi di contaminazione nucleare”.
(14 giugno 2009)
Allarme migrazioni di massa. Di Alessia Manfredi da La Repubblica
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I mutamenti climatici stanno già causando spostamenti significativi della popolazione. E nei prossimi decenni metteranno a rischio intere comunità con ripercussioni globali
UNA MAREA umana in fuga da siccità, inondazioni, mari che si innalzano fino a mangiare la terra, e da altri fenomeni figli dei mutamenti del clima. Migrazioni di massa, alla ricerca di una vita migliore o, più semplicemente, di un modo per rimanere vivi, che si verificheranno su larghissima scala nei prossimi decenni, coinvolgendo decine di milioni di persone: qualcosa di mai visto prima, per ampiezza ed estensione. E’ lo scenario tratteggiato da un nuovo rapporto presentato oggi a Bonn a margine dei negoziati per un nuovo accordo contro il riscaldamento globale, curato dal Center for International Earth Science Information Network della Columbia University, di New York, dalla United Nations University e da Care International. Che non azzarda cifre precise – anche se altri studi hanno indicato fra i 25 ed i 50 milioni di potenziali sfollati e profughi entro il 2010 e 700 milioni entro il 2050, mentre l’Organizzazione internazionale dei migranti si tiene su una cifra mediana, di 250 milioni nel 2050 – ma sottolinea quanto il clima giochi e giocherà sempre di più un ruolo chiave in questo fenomeno, a fianco di altri elementi come l’instabilità politica ed economica, e la distruzione da parte dell’uomo di specifici ecosistemi oltre allo sfruttamento eccessivo dei terreni per l’agricoltura. Continua..
Boschi per abbattere le emissioni CO2. Di A. Cianciullo da Repubblica
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Dodici boschi speciali
per “mangiare” i gas serra
In tutta Italia aree verdi creato ad hoc per compensare le emissioni di CO2 prodotte da eventi, istituzioni, aziende. Oltre 100 ettari che elimineranno 63 mila tonnellate di anidride carbonica
E’ COME in una favola. Dodici boschi mangia CO2 creati con la bacchetta magica per catturare l’anidride carbonica, per intercettare i gas serra prima che arrivino a far danno. Certo, si potrebbe dire che inglobare il carbonio è il lavoro naturale degli alberi che crescendo lo incorporano. Ma questi sono boschi speciali, creati su misura per cancellare, dal punto di vista dell’impatto serra, un peccato ecologico, sia pure involontario. Sono boschi legati a un desiderio di redenzione (e di immagine).
Nel parco del Gargano c’è il bosco nato per compensare le emissioni serra prodotte dagli inviti della regina Elisabetta che ha voluto festeggiare il suo compleanno senza il rimorso di aver accelerato, sia pure di poco, il riscaldamento planetario. A Ferrara c’è il bosco ordinato dalla Fiera di Rimini per annullare le emissioni serra prodotte dagli ambientalisti che sono andati a Ecomondo. Sul Vesuvio c’è il bosco che azzera le emissioni del Teatro festival di Napoli. A Campagnano Romano c’è il parco pagato dalla LeasePlan, l’azienda di noleggio auto sul lungo periodo, per azzerare le emissioni prodotte dalla sua flotta aziendale. Sul Po c’è il parco commissionato dalla Nikon per compensare la campagna pubblicitaria del 2008. Continua..
Rapporto Pentagono sui cambiamenti climatici
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Risale al 2004, tradotto e pubblicato in Italia da Terremutanti, una interessante lettura sulle previste ricadute dei cambiamenti climatici in Europa. Secondo Bush l’effetto serra era una invenzione, ma il suo staff si preparava a gestire le ricadute geopolitiche dei cambiamenti climatici. Riporto solo le conclusioni, ma sono poche pagine, e meritano di essere lette…
“E’ abbastanza plausibile che entro un decennio (n.d.r. entro il 2014) le prove di un imminente cambiamento climatico repentino diventino evidenti e affidabili. E’ anche possibile che i nostri modelli ci permettano in futuro di poter meglio prevedere le conseguenze. In tale evento, gli Stati Uniti avranno bisogno di intraprendere azioni urgenti per prevenire e attenuare alcuni degli impatti più significativi. Ci sarà bisogno di azioni diplomatiche per minimizzare la probabilità di un conflitto nelle aree più colpite, specialmente nei Caraibi e in Asia. Comunque, in questo scenario enormi migrazioni di popoli sono inevitabili. Imparare come gestire quelle popolazioni, le tensioni alle frontiere che sorgeranno e i conseguenti rifugiati sarà un punto critico.
Si avrà anche bisogno di nuove forme di accordi di sicurezza, soprattutto sulle fonti di energia, sul cibo e sull’acqua. In breve, se gli stessi Stati Uniti si troveranno in condizioni relativamente migliori e con una migliore capacità di adattamento, ci si ritroverà tuttavia in un mondo in cui l’Europa avrà guerre intestine, in cui un gran numero di rifugiati si affaccerà lungo le sue coste, in cui l’Asia si troverà in grave crisi di cibo ed acqua. Sconvolgimenti e conflitti saranno le future caratteristiche endemiche della vita.”
Rapporto del Pentagono
Scenario di un cambiamento climatico repentino
Implicazioni per la sicurezza nazionale degli USA
Ottobre 2003
Peter Schwartz e Doug Randall
Pubblicato dalle riviste Fortune e Observer nel febbraio 2004
Petizione giornata mondiale dell’ambiente
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Il 5 giugno è la giornata mondiale dell’ambiente.
Per onorarla vi propongo una petizione a sostegno dell’innovazione, della ricerca, della riduzione delle emissioni e dell’efficienza energetica. E’ indirizzata al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio.
Potete leggerla e firmarla cliccando su questo indirizzo:
Petizione giornata mondiale ambiente
Facciamo sentire la nostra voce. Grazie.
