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27 comuni europei fanno il tifo per la bici
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Articolo tratto da www.ermesambiente.it
Si è conclusa nei giorni scorsi a Bruxelles la conferenza internazionale “VELO-CITY 2009”: sindaci e rappresentanti dell’Unione Europea hanno firmato una Carta degli impegni per le due ruote. Con l’obiettivo di attivare strumenti e politiche che entro il 2020 rendano sostenibile il 15% degli spostamenti nelle città europee. Tra i firmatari, il Comune di Reggio Emilia.
Reggio Emilia, 20 maggio 2009 – Sollecitare Commissione e Parlamento europeo ad attivare politiche specifiche per portare nei Paesi dell’Unione Europea l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto abituale dall’attuale 5% al 15% complessivo entro il 2020.
Attivare allo stesso tempo iniziative locali finalizzate a far salire al 15% il “modal share” (ripartizione modale) della bicicletta e a ridurre del 50%, entro il medesimo termine, gli incidenti mortali che colpiscono i ciclisti migliorando la sicurezza delle strade ciclabili.
Sono questi i due punti nodali della “Carta di Bruxelles”, il documento sottoscritto nei giorni scorsi da 27 Comuni europei e da rappresentanti dell’Unione Europea in occasione della giornata di chiusura della quindicesima edizione della Conferenza internazionale sulla ciclabilità “VELO-CITY 2009”. Un impegno preciso per innalzare il livello di mobilità sostenibile all’interno dei contesti urbani europei: tra i firmatari, oltre alla città di Reggio Emilia, anche Bruxelles, Milano, Monaco di Baviera, Siviglia, Edimburgo, Tolosa, Bordeaux, Timisoara, Izmit e Portland negli USA.
Tra le azioni caldeggiate, l’istituzione di un Ufficio europeo della Mobilità ciclistica e la costituzione di un intergruppo parlamentare sulla mobilità in bicicletta. Un invito esplicito viene poi fatto alla Commissione affinché supporti e incentivi adeguatamente le politiche locali della ciclabilità con risorse finanziarie congrue. In occasione di “VELO-CITY 2009”, il Comitato Economico e Sociale Europeo ha poi lanciato il primo “Lessico europeo della ciclabilità”, contenente termini chiave sul mondo della bici in tutte le 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea. In chiusura, il presidente dell’European Cyclists’ Federation, Manfred Neun ha dato appuntamento all’edizione “Global” del Velo-City, passando il testimone dell’organizzazione al sindaco di Copenhagen che nel 2010 ospiterà l’iniziativa (dal 23 al 26 giugno).
Svolta epocale: Obama taglia le emissioni
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Artcolo tratto da Repubblica Ambiente del 20/05/2009
Il presidente americano propone di fissare uno standard nazionale per i consumi delle auto, per risparmiare 1,8 miliardi di barili di greggio entro il 2016 e di ridurre di 900 milioni di tonnellate le emissioni di gas serra
Obama con i dirigenti del settore auto
“E’ arrivata l’ora di mettere fine alla nostra dipendenza dal petrolio”, ma per raggiungere l’obiettivo “ci vorranno tempo, voglia e sforzi”. Lo dice a Washington il presidente Barack Obama nella conferenza stampa in cui ha annunciato nuove misure per produrre e commercializzare in futuro negli Stati Uniti solo autovetture a maggiore risparmio energetico. L’amministrazione propone di fissare uno standard nazionale sui consumi e sulle emissioni delle auto, superando così le divergenze eistenti a livello statale, soprattutto con la California, lo Stato che finora ha imposto i limiti più rigidi. Un piano che permetterà di ridurre di 900 milioni di tonnellate le emissioni di gas serra.
“Qui al mio fianco ci sono oggi i produttori di auto, i sindacati e gli ambientalisti – afferma il capo della Casa Bianca – gente che in passato ha spesso litigato, che si è portata in tribunale a vicenda ma che oggi è qui unita per il bene comune. Questo fatto da solo è straordinario”.
I nuovi standard riguarderanno le auto prodotte a partire dal 2012 e dovranno entrare in vigore in tutto il Paese entro il 2016.
Puglia, Sardegna, Piemonte, i siti delle centrali nucleari – da Repubblica
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Articolo di MAURIZIO RICCI da Repubblicaonline del 20/05/2009
ROMA – In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. E’ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
Continua..
Il fiato?un ottimo combustibile!
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Ti piacerebbe fa
re il pieno… sbuffando, senza scucire un soldo o quasi? Una nuova tecnologia già in uso all’aeroporto di Liverpool consente di trasformare in combustibile nientemeno che il fiato. E di questi tempi, con tutto quello che non va, è una riserva inesauribile… (Alessandro Bolla, 16 marzo 2009)
L’originale sistema di riciclaggio permetterà di alimentare a basso costo e basso impatto ambientale i veicoli diesel dell’aerostazione e gli impianti di riscaldamento. Il progetto è partito a gennaio e con obiettivi decisamente ambiziosi: la fase pilota prevede la produzione di circa 100.000 litri di biocarburante. Una volta a regime l’impianto potrà fornire circa 4.000 litri di combustibile al giorno. I costi di realizzazione non sono stati resi noti, ma Origo Industries, titolare dei brevetti e delle tecnologie, afferma che verranno ammortizzati dalla società aeroportuale nel giro di un anno.
C’è un limite a ciò che si può riciclare? A guardare quello che stanno facendo all’aeroporto John Lennon di Liverpool sembrerebbe proprio di no. La società che gestisce lo scalo aereo ha infatti installato nei suoi locali degli apparecchi in grado di recuperare l’anidride carbonica emessa dai passeggeri attraverso il respiro. Una volta imbottigliata e opportunamente trattata, la CO2 verrà impiegata come nutrimento per speciali alghe, che a loro volta verranno trasformate in biomassa e quindi in combustibile verde.
Fonte: Focus.it
La casa?Di carta e arredata con la carta.
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Ecologica e a bass
o costo, è uno speciale bungalow di circa 15 metri quadri prodotto dalla svizzera Wall AG. Costa meno di 5.000 euro. Com’è possibile? Semplice: è una casa fatta interamente di carta riciclata. E nonostante questo è calda, ben isolata, resistente e dotata di ogni comfort.
Il materiale di base è lo swisscell, ottenuto dalla carta riciclata e dal cartone, impregnato con una speciale resina e preformato in cellule esagonali, come le celle di un alveare. Gerd Niemöller, ideatore di questo singolare progetto, spiega che il suo obiettivo era quello di mettere a punto un prefabbricato che in poco tempo e a costi ridotti potesse essere impiegato nelle zone più povere del mondo o in caso di disastri naturali. Nella casa-origami trovano posto 8 letti, una delle pareti è completamente apribile per assicurare luce e ricambio d’aria ed è dotata di attacchi per acqua ed energia elettrica.
E con cosa arredare la casa di carta se non con mobili, porte e stoviglie fatte con lo stesso materiale? L’idea è di un’azienda del Minnesota che a partire da vecchi giornali e riviste ha realizzato lo ShetkaSTONE, un pannello da costruzione resistente come la pietra ma di origine interamente cartacea e assolutamente ecologico. Può essere incollato, forato, inchiodato, avvitato come i comuni materiali impiegati in edilizia e nell’industria del legno. Ma come illuminare la casa di carta arredata con mobili di carta? Ovvio, con la lampada di carta (riciclata). L’ha realizzata Jordy Fu, una designer londinese, che taglia nella carta dei curiosi paralumi a forma di nuvola, leggeri ed evanescenti tranne che nel prezzo: le sue creazioni costano infatti tra i 120 e 400 euro.
Ma la carta riciclata non si fa solo a partire dai giornali vecchi: qualcuno la produce a partire da materiali molto meno nobili, come gli escrementi d’elefante. Sì, avete capito bene. La Great Elephant PooPoo Paper Company raccoglie la sua materia prima nei grandi parchi africani e ne estrae la fibra che viene utilizzata per produrre carta da lettera, buste, quaderni e bloc notes. Disgustoso? Forse, ma anche utile, visto che i ricavi dell’azienda vengono impiegati per finanziare la protezione dei pachidermi.
Fonte: Focus.it
I gadget mangia energia
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Il consumo domestico di elettricità degli apparecchi sta annullando il risparmio ottenuto su altri fronti 
Un appetito insaziabile verso i gadget intelligenti: così Paul Waide, analista dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), definisce la rincorsa famelica verso telefonini, smartphone e apparecchi elettronici, veri e propri mangia-energia che stanno rischiando di vanificare importanti strategie di riduzione su altri fronti. L’allarme lanciato dall’Iea è molto chiaro: entro il 2030 il consumo domestico di elettricità è destinato a triplicare se i produttori di questi apparecchi e altri dispositivi elettronici (televisore, console) non lavoreranno su soluzioni più efficienti. Ma è necessaria anche la collaborazione dei consumatori, che dovranno cominciare a fare scelte più consapevoli al momento dell’acquisto, nella convinzione che un consumo più attento a livello domestico contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di CO2. Secondo l’analisi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia dal 1990 a oggi la richiesta di energia domestica è cresciuta al ritmo del 3,4 per cento ogni anno e secondo l’Agenzia non è tanto colpa di frigoriferi e lavatrici, ma del proliferare di apparecchi come iPod, tv, pc, stampanti, etc. Basta pensare che solo il consumo indotto dalla televisione nell’ultimo decennio è triplicato. Del resto ormai nel 2009 il numero di persone che utilizzano un pc nel mondo ha superato il miliardo, gli utenti televisivi sono due miliardi e metà della popolazione globale è titolare di un abbonamento di telefonia mobile. Le aziende costruttrici di apparecchiature elettroniche dovranno puntare su modelli a basso consumo, anche perché da parte dei governi è estremamente difficile fissare degli standard accettabili, a causa della continua evoluzione di questi prodotti. Vero è che alcuni produttori hanno già fatto molto in questa direzione. Attualmente però il report parla chiaro: il mondo consuma troppo e con questo trend di crescita resisteremo ancora poco più di vent’anni. Dopo il 2030 non ci sarà più sufficiente energia per tutti.
Fonte: Corriere della sera
California a rischio per il surriscaldamento globale da rinnovabili.it
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Il cambiamento climatico potrebbe costare alla California decine di miliardi di dollari all’anno per i prossimi anni, se il livello del mare dovesse continuare a salire e le calde giornate californiane dovessero costringere i cittadini a sovrautilizzare i condizionatori. Lo afferma una bozza di rapporto dello stato americano pubblicato nei giorni scorsi. Tutto questo malgrado gli sforzi enormi compiuti dall’amministrazione della regione in questi anni, sul fronte del rispetto dell’ambiente e del risparmio energetico. Secondo lo studio l’innalzamento del CO2 presente nell’aria, che dalle 250 parti per milione all’inizio degli anni 2000 è ora schizzato ad oltre 360 parti per milione, potrebbe essere letale per alcune zone costiere del Golden State in meno tempo di quanto si possa ritenere, se non verranno prese misure ancora più drastiche di quelle fino ad ora in atto. Le città maggiormente esposte al caldo potrebbe acquistare acqua dagli agricoltori e le foreste ad altitudine elevata beneficerebbero per gran parte del secolo del clima più caldo, ma una visione a lungo termine del cambiamento climatico rende evidente come i costi sarebbero più alti del previsto. Molto dipende dall’esito della battaglia mondiale contro il surriscaldamento della Terra. “Il cambiamento climatico costerebbe alla California miliardi di dollari ogni anno”, si legge sul rapporto del Climate Action Team, aggiungendo che “i costi sarebbero sensibilmente minori se si riducessero le emissioni di gas serra”.
Quanto fa la tua casa con un litro?
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Da Repubblica, in Inghilterra uno strumento obbligatorio per misurare il consumo energetico della tua casa. Dove vai se quanto consumi non lo sai?
Entro il 2020 in tutte le case inglesi dovranno essere installati degli apparecchi in grado di misurare i consumi energetici dell’abitazione in tempo reale. La decisione, inserita nel piano che punta a tagliare le emissioni di gas serra dell’80 per cento entro il 2050 e del 34 per cento entro il 2020, diventerà operativa a partire dal 2012 e riguarderà 26 milioni di case. L’operazione costerà circa 9 milioni di euro e fa della Gran Bretagna il primo paese ad adottare l’Energy meter. Secondo il British Gas sarà la più grande rivoluzione energetica nel Regno Unito dopo il passaggio al metano avvenuto negli anni Settanta.
Il progetto inglese segue di poche settimane l’annuncio del Power meter di Google, un sistema che può essere montato in pochi minuti e permette di controllare l’andamento dei consumi elettrici di tutto l’appartamento. Che succederà quando in ogni casa sarà disponibile un apparecchio tipo quello che ci segnala gli umori del tempo ma capace di radiografare il denaro che in ogni momento esce dal nostro portafoglio per trasferirsi alle società che vendono energia? Sarà un po’ come mettere in tavola, accanto al cotechino e al profiterol, le analisi sui trigliceridi e il colesterolo: il consumo diminuisce. Di quanto nel caso dei flussi di energia domestica proiettati sullo schermo? Si calcola che il risparmio potrebbe oscillare tra il 5 e il 15 per cento, ma è uno di quei dati che possono essere verificati solo sul campo: in una casa di distratti resi più attenti dalle preoccupazioni ambientali e dai morsi della crisi la glasnost elettrica potrebbe portare a picchi di risparmio anche più alti.
Nel Pacifico la più grande discarica al mondo
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E’ una notizia datata, ma fa sempre effetto. Ecco dove finisce la plastica che malamente disperdiamo nell’ambiente… La piu’ grande discarica del mondo si trova sul fondo dell’Oceano Pacifico, a 500 miglia nautiche dalla costa della California, e si estende dalle Hawaii al Giappone. Lo riporta il quotidiano britannico ‘The Independent’.A scoprirla e’ stato un oceanografico americano, Charles Moore, secondo il quale in mare fluttuano un centinaio di milioni di tonnellate di rifiuti. Il ricercatore Marcus Eriksen, della Fondazione per le ricerche marine Algalita, ha spiegato: “Secondo l’idea originaria doveva essere un’isola di rifiuti plastici, sopra la quale la gente avrebbe potuto quasi camminare. Ma non e’ cosi, sembra una zuppa di plastica. E’ un’area senza fine, grande il doppio degli Stati Uniti”.
Fonte:Rainews24
A Bologna la prima centrale solare “solidale”
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Nasce alla Facoltà di Agraria di Bologna la prima centrale solare solidale, che ha l’obiettivo di «accendere» la ricerca e di portare energia rinnov
abile nei paesi in via di sviluppo. Si tratta di un impianto fotovoltaico che verrà installato sui tetti della Facolta, con la sua potenza di 150kWp consentirà di far risparmiare circa 180.000 kWh all’anno di energia elettrica evitando l’emissione di 110 tonnellate di anidride carbonica.Inoltre, il risparmio nella quota di consumi di energia elettrica verrà reinvestito in ricerca: i circa 40.000 euro in meno nella bolletta dell’Ateneo consentiranno, infatti, di finanziare due assegni di ricerca annuali dimostrando come una fonte di energia rinnovabile gratis e democraticamente distribuita possa illuminare la ricerca scientifica.
Con la realizzazione di questo impianto, sottolinea in una nota il Wwf, l’Ateneo di Bologna vuole dare un primo contributo alla produzione di energia ecocompatibile e impegnarsi nella lotta ai cambiamenti climatici e l’uso consapevole delle risorse. L’impianto sarà inoltre capofila di una rete virtuale di impianti fotovoltaici per la solidarietà tra i popoli ovvero di impianti in cui ognuno avrà la possibilità di “adottare” un quadretto di silicio attraverso una piccola donazione economica
