Silvia Raggi

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Archivio per la categoria 'Ambiente'

Expo Milano, il progetto: un orto planetario

Notizia tratta da www.corriere.it
Stanca, 20 milioni di visitatori. Castelli: «11 miliardi di euro coperti per il 95%». M4 e M5 a rischio commissario

MILANO – Su quel milione di metri quadrati a RhoPero, destinati all’Esposizione universale del 2015, sorgeranno padiglioni coperti da 100mila metri quadrati di tende, un’isola circondata dai canali, strutturata intorno a due assi perpendicolari di forte impatto simbolico: il Cardo e il Decumano della città romana. Il punto di unione dei due assi, una grande piazza di oltre 4 mila metri quadrati, è il centro virtuale dell’intero sito e costituisce il luogo in cui il mondo e l’Italia simbolicamente si incontrano. Un progetto – fin dalla vigilia definito «visionario» – da declinare attorno al tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita». A disposizione dei visitatori, sei aree eventi, un anfiteatro da 8 mila posti, dodici aree di servizio e ristoro, un grande parco botanico, un lago grande come San Siro (diametro di 97 metri).

IL MASTERPLAN – C’era grande attesa intorno alla presentazione del masterplan per il sito dell’Expo 2015. Anche se le anticipazioni lasciavano già intuire la profusione di acqua e di verde stati mostrati lunedì ai mille ospiti che gremivano il teatro Strehler, a Milano. Il progetto, elaborato dall’Ufficio di piano della società di gestione con il supporto degli architetti della Consulta Stefano Boeri, Richard Burdett e Jacques Herzog, è stato illustrato tra filmati e interventi delle autorità locali (il sindaco-commissario Letizia Moratti, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, quello della Provincia, Guido Podestà, il Presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli), dell’ad Lucio Stanca e di esponenti del governo. Un disegno leggero ed ecologico, che non dimentica il comfort dei visitatori e l’accoglienza degli ospiti e dei lavoratori di Expo. All’interno del sito verrà costruito un villaggio da 160 edifici bassi affacciati sull’acqua del canale per 320 appartamenti e 1.280 persone. Collegati con navette, anche un residence a Sud di Milano con 400 posti e le case a Cascina Merlata.

UN ORTO PLANETARIO – «Sarà un Expo innovativo perchè basato sull’esperienza diretta ma anche sul concetto di sostenibilità ambientale – ha commentato l’architetto Boeri -. L’idea che la consulta ha avuto è di immaginare che il sito possa diventare in futuro un orto botanico planetario, che possa portare a Milano tutte le tipologie di coltivazioni più avanzate. In tale contesto, il centro di sviluppo sostenibile ricoprirà una funzione fondamentale perchè anche dopo che la manifestazione si sarà conclusa si continuerà a fare ricerca. Credo che la realizzazione di questo orto planetario rappresenti qualcosa di unico e innovativo, che potrà offrire molte possibilità anche in termini di scambi commerciali».

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Dopo l’affondamento della piattaforma il petrolio fuoriesce. Rischio disastro ambientale

Articolo tratto da www.corriere.it

Piattaforma affondata, la macchia nera si sposta verso le coste della Louisiana
Ogni giorno fuoriescono mille barili di petrolio.
Si rischia un disastro ambientale senza precedenti

Interrotte le ricerche degli 11 operai dispersi

Ogni giorno fuoriescono mille barili di petrolio.
Si rischia un disastro ambientale senza precedenti


MILANO – Più che di un timore si tratta ormai di una certezza: l’incendio e poi il crollo della piattaforma petrolifera della Bp, 70 chilometri al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, sta causando un disastro ambientale di assoluta gravità. Ogni giorno fuoriescono circa 1.000 barili di greggio e le operazioni per tentare di bloccare le perdite sono state interrotte dal maltempo. La macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana causando un disastro ecologico senza precedenti.

IL DISASTRO – Le ricerche degli undici operai dispersi dopo l’esplosione della piattaforma Deep Water Horizon si sono concluse sabato. In tutto erano 126 le persone presenti al momento dell’esplosione. I feriti sono 17 di cui quattro in gravi condizioni. La piattaforma conteneva 2,6 milioni di litri di petrolio ed estraeva 8.000 barili di greggio al giorno, circa 90.000 litri. La BP, inizialmente ottimista sulle possibilità di evitare il disastro, ha assicurato di fare il possibile per bloccare la fuoriuscita di greggio dalle valvole e dalle tubature, un compito che si sta rivelando «estremamente complicato» e che «potrebbe non riuscire», come ha detto il responsabile delle perforazioni della Bp, Doug Suttles, citato dalla Bbc. La compagnia ha inviato 30 imbarcazioni per pulire le acque e diversi velivoli che disperdono sulla macchia una spray diluente. Sul caso giovedì scorso era intervenuto anche Barack Obama: il presidente Usa ha detto che il governo degli Stati Uniti considera “una priorità” la risposta ad un’eventuale catastrofe ecologica (fonte: Apcom).

A Dubai il grattacielo ad emissioni zero

Articolo tratto www.yeslife.it

A Dubai il grattacielo ad emissioni zero.

Dubai città di grandi primati. Dopo il grattacielo più alto del mondo in arrivo anche il grattacielo a zero emissioni. Lo studio americano Studied Impact che ne ha seguito la progettazione e la realizzazione, l’ha battezzato 10MW Tower.

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Il nome deriva proprio dalla capacità di produzione dell’impianto del grattacielo, circa 10 MW, che verranno generati sfruttando tre diversi sistemi: una turbina eolica da 5 MW, un sistema solare a concentrazione da 3 MW e un impianto termodinamico da 2 MW. Sulla base delle condizioni meteo dell’area si stima che queste ultimi due impianti saranno in funzione ogni anno per almeno 2.400 ore. La turbina, invece, potrà lavorare per circa 1.600 ore all’anno, anche se la maggior parte della sua produzione di energia avverrà durante la notte, quando ovviamente gli altri due sistemi non saranno operativi.
Il grattacielo di 50 piani dedicati ad uffici, abitazioni e aree commerciali, sorgerà su un’area di 130.000 mq.
Considerato che per costruire il palazzo sarà necessaria un’energia pari a 360.000 MWh, e considerato che il grattacielo produrraà 20.000 MWh all’anno, si rientrerà dei costi in circa 18 anni.

Salone del Mobile: su Yeslife gli eventi green!

Fonte: www.yeslife.it

In occasione del salone Internazionale del Mobile, l’intera città di Milano si anima di eventi, molti sono  green e sostenibili!
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La città di Milano si anima e si trasforma per il Salone Internazionale del Mobile, che occupa i padiglioni della nuova fiera dal 14 al 19 aprile per la sua 49esima edizione.
La manifestazione, che copre tutti i settori di arredo e complemento, dal design all’illuminazione, infatti, va al di là della pura esposizione fieristica e si pone come un vero e proprio evento che coinvolge e sconvolge più punti del capoluogo lombardo con una serie di appuntamenti collaterali di alto valore culturale e progettuale.
Tutta questa serie di eventi contemporanei e attinenti al Salone del Mobile dislocati in vari punti della città (dalla zona del fashon e del design per eccellenza come i dintorni di Via Tortona, a luoghi riqualificati come la ex Fabbrica del Vapore, fino a negozi, gallerie, giardini) vanno a costituire il cosiddetto Fuorisalone.
E curiosando nella fittissima agenda degli appuntamenti del Fuorisalone, è possibile selezionare gli eventi  ecologici.

su www.yeslife.it si trova la guida agli eventidella fiera del mobile 2010

Il cargo incagliato minaccia la barriera corallina

Articolo tratto da www.repubblica.it del 05/04/2010

Paura per il cargo incagliato, a rischio la Grande barriera.
Le squadre di soccorso australiane sono impegnate per sventare la catastrofe ecologica: l’imbarcazione cinese si è bloccata e rischia di spezzarsi: a bordo 65mila tonnellate di carbone e 950 tonnellate di petrolio.

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SIDNEY – Le squadre di soccorso australiane sono impegnate anche oggi contro il rischio di disastro ambientale che potrebbe provocare l’incidente al cargo cinese Sheng Neng I, incagliato nella Grande barriera corallina, al largo del Queensland, con 65.000 tonnellate di carbone e 950 di petrolio a bordo.

La nave, che nel corso della notte ha subito altri danni, potrebbe spezzarsi in due. Le condizioni del mare e dei venti non facilitano le operazioni: le squadre sono al lavoro per tentare di stabilizzare l’imbarcazione, esposta ai venti forti che battono l’area, a 70 chilometri a est della Great Keppel Island, paradiso ecologico sulla costa nord-orientale dello stato del Queensland. Un rimorchiatore l’ha già agganciata, un altro rimorchiatore è atteso nelle prossime ore.

Il cargo, di proprietà del China Ocean Shipping Group Company (Cosco Group), il più grande armatore cinese, si sta muovendo ulteriormente sulla barriera. Intanto proseguono le indagini sull’incidente, la compagnia cinese rischia una multa da circa 1 milione di dollari, più altri 250.000 al capitano della nave.

E’ nata un’altra isola di rifiuti, questa volta nell’Atlantico

Articolo tratto da www.corriere.it – Scienze – ROBERTO FURLANI

Nuova isola nell’Atlantico, galleggia ed è fatta di rifiuti.
Plastica, carta e metalli dalle navi e dalla terraferma.
Dopo quella nell’oceano Pacifico, se ne è formata una nel Mar dei Sargassi

MILANO – Anche l’Atlantico — come l’oceano Pacifico — ha la sua discarica flottante, in cui la plastica regna sovrana. Lo ha annunciato Kara Lavender Law, oceanografa di Sea Education Association, nel corso del recente «Ocean Science Meeting» organizzato dall’American Geophysical Union. «L’isola dei rifiuti si trova in un’area che corrisponde all’incirca al Mar dei Sargassi— ha raccontato la Lavender —, dove sono presenti correnti superficiali con una velocità di meno di due centimetri al secondo. Qui, tra il 1986 e il 2008, abbiamo raccolto circa 64.000 pezzi di plastica, che misurano mediamente meno di un centimetro e pesano meno di 0,15 grammi, nel corso di oltre 6.000 “pescate” con particolari reti a strascico a maglie fini».
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Le due grandi chiazze di rifiuti che galleggiano in superfice nell’Atlantico e nel Pacifico hanno uno spessore di 10 metri
Le due grandi chiazze di rifiuti che galleggiano in superfice nell’Atlantico e nel Pacifico hanno uno spessore di 10 metri
Non sono ancora chiare le dimensioni di questa nuova discarica oceanica che, seconda la ricercatrice americana, può essere paragonata come fenomeno e come concentrazione di frammenti di plastica (mediamente circa 20.000 per chilometro quadrato, con punte di 200.000) a quella più famosa e studiata presente nel Pacifico. La Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch), la cui dimensione viene stimata da 700.000 kmq a 15.000.000 chilometri quadrati da circa lo 0,41% all’8,1% dell’area dell’oceano Pacifico), si è formata negli anni Cinquanta ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma. Ad «assemblarla», il North Pacific Gyre (Vortice del Nord Pacifico), un sistema formato da quattro correnti oceaniche. Le due gigantesche discariche, quella atlantica e quella pacifica, sono formate principalmente da monofilamenti di plastiche e da fibre di polimeri che si inabissano dalla superficie sino a circa 10 metri di profondità. In realtà le discariche oceaniche potrebbero essere molte di più. «Le simulazioni al computer — ha sottolineato Nikolai Maximenko dell’Università delle Hawaii nel corso dell’Ocean Science Meeting — segnalano a rischio due aree vicino al Sud America, una in prossimità del Cile e l’altra tra Argentina e Sud Africa.

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Ortofabbrica, concorso di creatività sostenibile

Cosa succede quando la creatività incontra l’attenzione per l’ambiente?

Articolo tratto da www.yeslife.it
Romagna Creative District presenta Ortofabbrica, il primo contest di creatività sostenibile ideato da Angelo Grassi.
Il Contest Ortofabbrica nasce con l’intento di selezionare oggetti e progetti connotati da una forte commistione tra ecologia e design sostenibile, per pubblicizzarli e farli conoscere al pubblico e alle imprese con lo scopo di riunire in maniera trasversale linguaggi creativi e produttivi diversi accomunati dalla volontà di recuperare valori, tradizioni e metodi produttivi rispettosi dell’ambiente che rendono la vita piacevole, piena e di qualità.

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Come partecipare? Avete in mente un oggetto creativo nel campo dell’architettura, del design, della moda o dell’arte che sia innovativo, bello, eco-sostenibile e funzionale, oppure avete recuperato processi produttivi tradizionali e rispettosi dell’ambiente? Avete progettato una struttura a basso impatto ambientale, oppure avete realizzato un progetto eco-sostenibile? Potrete sottoporre il vostro progetto al Contest Ortofabbrica. Avete tempo fino al 25 Luglio 2010 per presentare il vostro progetto. Il 5 Agosto verranno scelti 150 progetti che saranno esposti a settembre nei giorni 1-2-3 ottobre 2010 all’interno delle manifestazioni promosse dal Romagna Creative District e pubblicati in un catalogo che verrà distribuito sul territorio.
Per ulteriori informazioni: http://www.romagnacreativedistrict.com/

Fare il pieno con l’aria?

Articolo di Emanuela Di Pasqua – www.corriere.it – sezione Scienza
Un team di ricercatori britannici è al lavoro su un progetto che ha l’obiettivo di estrarre l’anidride carbonica dall’aria e trasformarla in carburante per automobili.
MILANO – Produrre carburante e portare beneficio all’ambiente sembrerebbero due intenti in contraddizione, ma secondo un pool di studiosi inglesi le cose non stanno esattamente così.
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IL PROGETTO – Ricercatori e ingegneri dell’Università di West of England, in collaborazione con colleghi delle Università di Bath e di Bristol, hanno promosso uno studio del valore di 1.4 milioni di sterline, con l’intento di mettere a punto dei materiali porosi in grado di assorbire l’anidride carbonica, principale imputato del riscaldamento globale. Si propongono di convertirla in sostanze chimiche utilizzabili per la produzione di carburante per auto o di materie plastiche, attraverso un processo alimentato da energia solare. La speranza è che, in un futuro non troppo lontano, sia possibile «foderare» le ciminiere delle fabbriche con materiali porosi in grado di trattenere la CO2, riducendo in questo modo l’inquinamento e i rischi di riscaldamento globale.

PRESENTE E FUTURO – Allo stato attuale vengono utilizzati procedimenti basati su differenti tecnologie per catturare e riutilizzare l’anidride carbonica e riuscire a combinare i due processi (di estrazione e riutilizzo) significherebbe aumentarne l’efficienza e contemporaneamente ridurne i costi. Secondo le parole di uno dei ricercatori che partecipano alla ricerca, Ioannis Ieropoulos dell’Università di Bristol, «uno dei grandi vantaggi di questo progetto sarà quello di sfruttare le capacità naturali dei microrganismi per ridurre l’immissione di CO2 nell’atmosfera e allo stesso tempo produrre elettricità o idrogeno». Certamente non si tratta di un’iniziativa che darà frutti a breve termine, ma l’ipotesi di riuscire a utilizzare l’aria che respiriamo come fonte di energia è affascinante.

Il “quartiere sostenibile” in provincia di Caserta

Articolo di ALESSANDRA INGEGNO – www.yeslife.it

Non ha ancora un nome certo ma è senza dubbio un progetto ambizioso e tutto sostenibile, una sorta di cattedrale nel deserto costruita nel casertano. Viene chiamato “The Sustainable Neighbourhood”, ovvero “Il quartiere sostenibile”.
Stiamo parlando di una struttura residenziale multi funzionale concepita su larga scala, una costruzione eco-sostenibile che ricoprirà 12 acri nella provincia di Caserta.

L’autore è l’architetto Andrea Salvini, di cui già abbiamo parlato all’interno del nostro magazine, il quale, insieme all’architetto Barbara Berni, ha curato la fase progettuale.

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La design phase prevede la costruzione di 13 palazzi che, assicura Salvini, è stata pensata per preservare l’ecosistema e le aree verdi. Non mancheranno zone dedicate alla socialità, dove sarà possibile sviluppare interazioni tra le persone basate sul business e sullo shopping, ma non solo. Ogni palazzo sarà composto di 20 unità, distribuite equamente su cinque piani dei quali il piano terra sarà destinato alle attività commerciali. Tutti i palazzi saranno costruiti seguendo lo stesso criterio, in modo da conferire una certa coesione del design, ad esclusione dei materiali di facciata.

Ma veniamo all’aspetto green e sostenibile, quello che più ci interessa: ogni struttura avrà un sistema di pannelli solari perpendicolare alla facciata che servirà ad illuminare, durante le ore notturne, l’intero palazzo, creando un effetto quasi artistico.

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I comuni rinnovabili d’Italia 2010

Articolo di VALERIO GUALERZI www.repubblica.it – ambiente

Comuni sostenibili, si può; l’Italia sa essere più “verde”.
In “Comuni rinnovabili 2010″ Legambiente fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici  incentrati sulle rinnovabili. Sul territorio italiano la crescita è impressionante. Ottimi auspici, ma il percorso per trasformarli in realtà è ancora lungo e pieno di insidie.

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NUMERI, cifre, tabelle, esempi. Tutto nel voluminoso rapporto “Comuni rinnovabili 2010″ sembra confermare la validità dell’intera collezione di vecchi slogan ambientalisti: dal “pensa globale, agisci locale”, al “piccolo è bello”, passando per “un altro mondo (dell’energia) è possibile”. Il rapporto, presentato oggi da Legambiente, fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici “verdi” in Italia, restituendo una volta tanto un’immagine del paese positiva e carica di aspettative.

“E se fosse proprio il territorio il laboratorio di una rivoluzione energetica incentrata sulle rinnovabili?” si chiede nella premessa il documento curato da Edoardo Zanchini incrociando i dati ottenuti dalle amministrazioni locali con le elaborazioni e gli studi del Gestore dei servizi elettrici, i rapporti dell’Enea e le statistiche elaborate da diverse associazioni di categoria e aziende. La domanda d’apertura è retorica, ma non del tutto. Il rapporto certifica infatti i tanti segnali di un eccezionale dinamismo locale nel raccogliere la sfida della sostenibilità energetica, ma il percorso per trasformare questi ottimi auspici in realtà è ancora lungo e pieno di insidie.

Vale la pena però assaporare fino in fondo queste promettenti primizie. “Il rapporto Comuni rinnovabili 2010 – si legge nel documento – racconta un salto impressionante nella crescita degli impianti installati nel territorio italiano”. “Sono 6.993 i Comuni in Italia dove è installato almeno un impianto – precisa il dossier – erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008″. Strutture che “stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita: impianti solari fotovoltaici, solari termici, mini idro-elettrici, geotermici ad alta e bassa entalpia, da biomasse e biogas, integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore”.
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