Archivio per marzo, 2010
Fare il pieno con l’aria?
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Articolo di Emanuela Di Pasqua – www.corriere.it – sezione Scienza
Un team di ricercatori britannici è al lavoro su un progetto che ha l’obiettivo di estrarre l’anidride carbonica dall’aria e trasformarla in carburante per automobili.
MILANO – Produrre carburante e portare beneficio all’ambiente sembrerebbero due intenti in contraddizione, ma secondo un pool di studiosi inglesi le cose non stanno esattamente così.

IL PROGETTO – Ricercatori e ingegneri dell’Università di West of England, in collaborazione con colleghi delle Università di Bath e di Bristol, hanno promosso uno studio del valore di 1.4 milioni di sterline, con l’intento di mettere a punto dei materiali porosi in grado di assorbire l’anidride carbonica, principale imputato del riscaldamento globale. Si propongono di convertirla in sostanze chimiche utilizzabili per la produzione di carburante per auto o di materie plastiche, attraverso un processo alimentato da energia solare. La speranza è che, in un futuro non troppo lontano, sia possibile «foderare» le ciminiere delle fabbriche con materiali porosi in grado di trattenere la CO2, riducendo in questo modo l’inquinamento e i rischi di riscaldamento globale.
PRESENTE E FUTURO – Allo stato attuale vengono utilizzati procedimenti basati su differenti tecnologie per catturare e riutilizzare l’anidride carbonica e riuscire a combinare i due processi (di estrazione e riutilizzo) significherebbe aumentarne l’efficienza e contemporaneamente ridurne i costi. Secondo le parole di uno dei ricercatori che partecipano alla ricerca, Ioannis Ieropoulos dell’Università di Bristol, «uno dei grandi vantaggi di questo progetto sarà quello di sfruttare le capacità naturali dei microrganismi per ridurre l’immissione di CO2 nell’atmosfera e allo stesso tempo produrre elettricità o idrogeno». Certamente non si tratta di un’iniziativa che darà frutti a breve termine, ma l’ipotesi di riuscire a utilizzare l’aria che respiriamo come fonte di energia è affascinante.
Earth Hour 2010
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Earth Hour 2010
Il “quartiere sostenibile” in provincia di Caserta
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Articolo di ALESSANDRA INGEGNO – www.yeslife.it
Non ha ancora un nome certo ma è senza dubbio un progetto ambizioso e tutto sostenibile, una sorta di cattedrale nel deserto costruita nel casertano. Viene chiamato “The Sustainable Neighbourhood”, ovvero “Il quartiere sostenibile”.
Stiamo parlando di una struttura residenziale multi funzionale concepita su larga scala, una costruzione eco-sostenibile che ricoprirà 12 acri nella provincia di Caserta.
L’autore è l’architetto Andrea Salvini, di cui già abbiamo parlato all’interno del nostro magazine, il quale, insieme all’architetto Barbara Berni, ha curato la fase progettuale.

La design phase prevede la costruzione di 13 palazzi che, assicura Salvini, è stata pensata per preservare l’ecosistema e le aree verdi. Non mancheranno zone dedicate alla socialità, dove sarà possibile sviluppare interazioni tra le persone basate sul business e sullo shopping, ma non solo. Ogni palazzo sarà composto di 20 unità, distribuite equamente su cinque piani dei quali il piano terra sarà destinato alle attività commerciali. Tutti i palazzi saranno costruiti seguendo lo stesso criterio, in modo da conferire una certa coesione del design, ad esclusione dei materiali di facciata.
Ma veniamo all’aspetto green e sostenibile, quello che più ci interessa: ogni struttura avrà un sistema di pannelli solari perpendicolare alla facciata che servirà ad illuminare, durante le ore notturne, l’intero palazzo, creando un effetto quasi artistico.
I comuni rinnovabili d’Italia 2010
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Articolo di VALERIO GUALERZI www.repubblica.it – ambiente
Comuni sostenibili, si può; l’Italia sa essere più “verde”.
In “Comuni rinnovabili 2010″ Legambiente fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici incentrati sulle rinnovabili. Sul territorio italiano la crescita è impressionante. Ottimi auspici, ma il percorso per trasformarli in realtà è ancora lungo e pieno di insidie.

NUMERI, cifre, tabelle, esempi. Tutto nel voluminoso rapporto “Comuni rinnovabili 2010″ sembra confermare la validità dell’intera collezione di vecchi slogan ambientalisti: dal “pensa globale, agisci locale”, al “piccolo è bello”, passando per “un altro mondo (dell’energia) è possibile”. Il rapporto, presentato oggi da Legambiente, fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici “verdi” in Italia, restituendo una volta tanto un’immagine del paese positiva e carica di aspettative.
“E se fosse proprio il territorio il laboratorio di una rivoluzione energetica incentrata sulle rinnovabili?” si chiede nella premessa il documento curato da Edoardo Zanchini incrociando i dati ottenuti dalle amministrazioni locali con le elaborazioni e gli studi del Gestore dei servizi elettrici, i rapporti dell’Enea e le statistiche elaborate da diverse associazioni di categoria e aziende. La domanda d’apertura è retorica, ma non del tutto. Il rapporto certifica infatti i tanti segnali di un eccezionale dinamismo locale nel raccogliere la sfida della sostenibilità energetica, ma il percorso per trasformare questi ottimi auspici in realtà è ancora lungo e pieno di insidie.
Vale la pena però assaporare fino in fondo queste promettenti primizie. “Il rapporto Comuni rinnovabili 2010 – si legge nel documento – racconta un salto impressionante nella crescita degli impianti installati nel territorio italiano”. “Sono 6.993 i Comuni in Italia dove è installato almeno un impianto – precisa il dossier – erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008″. Strutture che “stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita: impianti solari fotovoltaici, solari termici, mini idro-elettrici, geotermici ad alta e bassa entalpia, da biomasse e biogas, integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore”.
Continua..
Mini e micro eolico per la casa
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Articolo di Alberto Maria Vedova – www.yeslife.it
Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile sfruttare il vento per rendere energeticamente autosufficienti le nostre case. Vi presentiamo il mini e il micro eolico.
Alza le bandiere, rinfresca, asciuga, increspa le onde, fa volare gli aquiloni e produce energia. Si, quest’ultima forse non è proprio la prerogativa più conosciuta, ma se Madre Natura ci ha donato il Vento, perché non usarlo per rendere energeticamente autosufficienti le nostre case? Oggi, grazie alla tecnologia, questa pratica è ormai possibile ed attuabile per palazzine, ville, fabbriche e aziende. Sono chiamati microeolico e il minieolico, ma non lasciatevi spaventare dai diminutivi. Eolo soffia continuamente su questi impianti di piccola taglia che non solo limitano l’impatto sull’ambiente, ma permettono di salvaguardare anche il portafogli.
energia eolica, eolico, pala eolicaGli aerogeneratori, ovvero le piccole pale bianche che girano come trottole, funzionano proprio come i loro vecchi cugini: i mulini a vento. La differenza sostanziale sta nel fatto che il movimento di rotazione delle pale viene trasmesso a un generatore che produce energia elettrica.

Il minieolico, chiamato così in quanto le pale sono più piccole delle pale eoliche convenzionali per produrre l‘energia necessaria alle mega fabbriche, comprende tutti gli impianti che vanno dai 5 ai 60 Kw. Questa soluzione è indicata per aziende agrituristiche, artigiane, o per piccoli imprenditori.
Gli impianti che appartengono alla categoria micro-eolico, invece, sono quelli che possono arrivare a produrre massimo 5 chilowattora (Kw). Questi, sono vere e proprie pale eoliche domestiche che possono essere installate sul nostro tetto, sul terrazzo o sul balcone.
Secondo gli incentivi statali ogni chilowattora prodotto dalle nostre “girandole” può essere premiato con un rimborso di 30 centesimi di euro.
Focalizziamoci sul microeolico. Gli aerogeneratori della categoria micro sono venduti solitamente con sistemi aventi turbine ad asse orizzontale, i quali sono direzionabili rispetto al vento per ottimizzare il rendimento e la produzione di energia eolica. Si può scegliere tra una vasta gamma di modelli: monopala, bipala, tripala e, se volete produrre tanta energia, i multipala. Quest’ultima opzione è molto più costosa in quanto, con l’aumento del numero delle pale, diminuisce la velocità di rotazione, aumenta il rendimento e, di conseguenza, il costo dei generatori.
Il microeolico se destinato all’alimentazione di utenze isolate viene soprannominato Off-grid, mentre, se connesso alla rete elettrica è chiamato Gridconnected. Nel primo caso il generatore microeolico deve essere collegato a una serie di batterie. Per la connessione alla rete di distribuzione, invece, è indispensabile un inverter, in quanto è necessario che l’elettricità prodotta sia conforme agli standard di rete.
energia eolica, eolico, pala eolicaImposizione fiscale per il microeolico
La legge 133/1999 ha decretato l’assenza di imposizione fiscale per i microimpianti al di sotto dei 20 Kw, che quindi non sono considerati officine elettriche, non essendoci imposizione fiscale, quindi non è necessaria la denuncia all’U.t.f. (Ufficio tecnico di finanza).
Incentivazione per il microeolico
Giacimento geotermico a Pisa
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Articolo di Marco Gasperetti – www.corriere.it – scienze
A Pisa l’eco-ospedale: sarà riscaldato dal giacimento geotermico
Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello
Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello
PISA – A una profondità di seicento metri a est della città, c’è un grande giacimento geotermico di acqua a cinquanta gradi di temperatura. È stato individuato dopo una ricerca di Cnr ed Enel e adesso è al centro di un progetto unico nel suo genere in Italia. Sarà impiegato per riscaldare il grande ospedale di Cisanello, una delle strutture sanitarie più prestigiose d’Italia che entro l’anno raddoppierà la sua volumetria, e per dare energia ad alcune strutture universitarie che sorgeranno vicino all’ospedale. E per la prima volta saranno utilizzate nuove tecnologie che consentiranno di sfruttare il bacino senza alterarne la struttura e dunque provocare danni alla falda e allo stesso modo produrre energia pulita a emissioni zero.
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DUE POZZI – «Il progetto prevede la perforazione di due pozzi», conferma Alessandro Sbrana, ordinario di geotermia all’Università di Pisa. «Il primo per l’estrazione, il secondo per l’immissione di nuova acqua. Un metodo che non crea squilibri ambientali e allo stesso tempo consente di utilizzare una grande risorsa energetica». Il giacimento geotermico dovrebbe estendersi per diversi chilometri quadrati (sono in corso studi e valutazioni) e il progetto prevede la realizzazione anche di un sistema di piscine di riabilitazione. «Si tratta, infatti, di acqua termale», continua il professor Sbrana, «che dunque può avere un doppio impiego: energetico e curativo». Il primo pozzo perforato è in grado di produrre 200 tonnellate di acqua termale ogni ora, una quantità ragguardevole secondo gli esperti. Secondo Fabio Roggiolani, presidente della commissione Sanità della Regione Toscana, il progetto di Pisa è al centro di un piano regionale per rendere energicamente ecologica l’intera sanità toscana. «Il progetto Cisanello si basa su un sistema completamente chiuso e dunque senza emissioni di anidride carbonica, inquinanti e vapore acqueo», spiega Roggiolani, «Può essere una rivoluzione per la conversione della geotermia tradizionale, che purtroppo inquina come sull’Amiata, nelle province di Grosseto e di Siena». Il sistema a ciclo chiuso è in funzione in più di trenta nazioni, ma non in Italia. La Regione sta lanciando un secondo progetto per costruire una centrale geotermica a ciclo completamente chiuso a Monterotondo, in provincia di Grosseto: produrrà energia elettrica senza inquinare.
In arrivo nel 2011 la lavatrice che lava con 90% in meno di acqua
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News: www.yeslife.it
In arrivo nel 2011 la lavatrice che lava con il 90% in meno di acqua
Consumi responsabili. La società inglese Xeros Ltd. sta lavorando alla commercializzazione di una rivoluzionaria lavatrice in grado di lavare a bassi consumi e con ridottissime quantità di acqua.

L’obiettivo della società è costruire un sistema di pulitura degli abiti che preveda il 90% in meno di acqua rispetto alle lavatrici tradizionali. L’idea è di usare uno speciale polimero ripulente che può consentire un grandissimo impatto nel taglio dei costi e nel rispetto dell’ambiente rispetto ai lavaggi ricchi di acqua.
La nuova lavatrice ecologica usa anche molti meno detersivi ed elimina la necessità di decine di risciacqui in quanto assorbe tutto lo sporco ed elimina le macchie senza bisogno di centrifughe. I polimeri possono assorbire sporco per centinaia di lavaggi e, una volta ultimata la loro vita, possono essere raccolti e riciclati.
La Xeros afferma che se tutte le case americane passassero dai lavaggi attuali al proprio sistema, ci sarebbe una diminuzione dell’impatto ambientale equivalente all’eliminazione di 5 milioni di macchine dalle strade oltre al risparmio di 1.2 miliardi di tonnellate di acqua per anno (equivalenti a 17 milioni di piscine!). In aggiunta al miglioramento ecologico ci sarebbe addirittura anche un risparmio del 30% sui costi tradizionali di lavaggio (meno detersivi, meno acqua da scaldare, meno consumi).
L’arrivo sul mercato della Xeros, inizialmente previsto per fine 2009, è stata posticipato al 2011.
La mini compostiera per nutrire le piante di casa
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Articolo del: 15/03/10 di GIACOMO MAGATTI – www.yeslife.it
Fare il compost in casa presenta vari inconvenienti. Vi presentiamo 2 idee che potrebbero semplificarne la produzione e al contempo permetterci di fertilizzare piante da appartamento o ortaggi.
Il compostaggio dei rifiuti organici è un argomento molto controverso: spesso non è previsto nel sistema di gestione dei rifiuti urbani, non si sa come usare il compost che ne deriva (e che spesso viene poi smaltito con i normali rifiuti), è semplice da fare solo all’aperto in campagna.
Due giovani designer italiani, Leonardo Fortino e Andrea Bartolucci della Small Nature Design, partendo dai gesti quotidiani che ognuno compie nella propria casa, e dalle conoscenze delle compostiere già esistenti, hanno avuto l’idea di un mini composter che potrebbe essere utile per smaltire rifiuti organici e nutrire le piante da appartamento.
Si tratta di Jarst una compostiera “domestica” in grado di integrarsi in ogni ambiente come un vaso. _È realizzato in Duraform PA ha dimensioni di circa 50×50x50 cm, ed è composto da 3 pezzi, il vaso fuso con la compostiera, il cestello interno ed il tappo.

Come funziona? Gli scarti organici vengono inseriti nel cestello interno alla compostiera, dove diventeranno fertilizzante per la pianta che si trova nel vaso adiacente. Il compost nelle sue varie fasi di maturazione, non starà in contatto con il terreno fino a che non sarà pronto, questo grazie ad un diaframma che verrà aperto solo al momento di maturazione completa che è di circa 5-6 mesi.
In pratica una pianta in vaso con integrato un serbatoio di fertilizzante derivante dai rifiuti organici casalinghi, è un buon modo per coltivare le nostre piante da appartamento smaltendo al contempo gli scarti di frutta e verdura.
L’idea di Jarst non è nuovissima, risale infatti a fine 2008, ma oggi sembra finalmente pronto ad essere messo sul mercato, dopo un’attenta fase di prova che ha portato ad aggiungere al modello originario un filtro a carboni attivi necessario per filtrare l’aria in uscita dalla compostiera per eliminare così i cattivi odori.
La fase finale di ingegnerizzazione ha portato anche ad una stima dei costi che porterebbe ad un prezzo al pubblico tra i 30 e i 40 euro.
Altro esempio simile che si trova in rete è Urb Garden una specie di espositore a scomparti da balcone in cui coltivare diversi tipi di piante od ortaggi il tutto alimentato dagli scarti organici di frutta e verdura.
Ideato dal giovane australiano Xavier Calluaud, è anch’esso pensato per utilizzare i rifiuti alimentari e in più unisce un sistema di irrigazione a goccia che trasporta una miscela di acqua e di elementi nutritivi derivanti dal compostaggio alle varie piante coltivate negli scomparti.
Sia per Urb Garden che per Jarst rimane un pochino la perplessità di riuscire davvero a fare del compostaggio in appartamento; in rete si leggono critiche alle piccole dimensioni e alla potenziale diffusione di cattivi odori. A dir la verità per quanto riguarda Jarst i carboni attivi dovrebbero ben assorbire gli odori. E in ogni caso ben venga il composter da appartamento se l’intento è quello di diffondere una buona pratica attuabile nella vita di tutti i giorni.
Dal 12 al 14 Fa’ la cosa giusta a Milano
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www.corriere.it
Dal 12 al 14 marzo a Fieramilanocity
Fa’ la cosa giusta, la rassegna del consumo critico.
Nel capoluogo lombardo un incontro con le aziende per documentarsi sugli stili di vita «sostenibili».
MILANO – Non solo verde e bio, ma anche finanza e moda etica, software libero, turismo solidale e sostegno all’economia carceraria. In una parola: uno stile di vita «diverso», definito «sostenibile», il cui pilastro consiste nel «consumo critico». Sono i punti chiave di Fa’ la cosa giusta, la fiera nazionale del settore che dal 12 al 14 marzo viene organizzata a Fieramilanocity nel capoluogo lombardo.
![CL300x300_1088[1]--180x140 CL300x300_1088[1]--180x140](http://www.silviaraggi.it/wp-content/uploads/2010/03/CL300x300_10881-180x140.jpg)
SETTORI TEMATICI – Sono ben 14 i settori tematici dell’edizione 2010, tra le novità Kuminda («cibo» in lingua antillana), uno spazio dedicato alla «sovranità alimentare»; Verde per tutti, iniziativa che vuole moltiplicare il verde non solo nelle città ma anche nelle nostre case e nelle aiuole condominiali; e infine Scuola di AltRa amministrazione, confronto e analisi di iniziative per rendere i Comuni energeticamente indipendenti e a «rifiuti zero».
MOSTRA-MERCATO – Quindi non solo una fiera, ma una vera mostra-mercato per far incontrare i protagonisti e le aziende più all’avanguardia del consumo critico con chi vuole impostare il proprio stile di vita sostenibile. Un progetto che lo scorso anno ha richiamato 50 mila visitatori e ha «esportato» Fa’ la cosa giusta anche nelle città di Trento, Genova e Parma.
Buenos Aires: la casa ecologica fatta di bottiglie di birra!
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A Buenos Aires una nuova casa ecologica… da bottiglie di birra!
Bioarchitettura e design sostenibile. Dopo la casa ecologica di Puerto Iguazu, vicino alla frontiera fra Argentina e Brasile, costruita interamente da bottiglie di plastica e tetrapak, ecco un’altra bellissima costruzione sostenibile: la casa di Tito Ingenieri, a Quilmes, a circa un’ora a sud di Buenos Aires, composta interamente da bottiglie di birra e rifiuti.

6 milioni di bottiglie sono state accumulate e impilate al posto dei mattoni per ben 19 anni. Anche se la casa non ha un aspetto molto elegante, l’idea è geniale e bisogna riconoscere i meriti del signor Tito, per aver fatto un’immensa opera di riciclaggio. Perché, anche se di solito le bottiglie di birra in Argentina sono restituibili, Ingenieri ha girato in lungo e in largo per le cittadine circostanti per cercare quelle abbandonate e non vuoti a perdere lungo la strada, oltre a riciclare le bottiglie consumate da lui stesso e dalle imprese lì vicino.
A parte le bottiglie, la casa ha anche alcune sculture fatte con l’immondizia, mentre l’artista possiede pantaloni, sedie e stivali provenienti da pneumatici riciclati. Il sig. Tito sostiene che si può insegnare a costruire una casa come questa a chiunque sia interessato.
