Archivio per febbraio, 2010
Dalla Svizzera arriva Self, il modulo autosufficiente
Pubblicato da admin
News tratta da www.repubblica.it tratta da www.rinnovabili.it
Il Laboratorio di ricerca svizzero, in collaborazione con DuPont Building Innovations, ha progettato un innovativo modulo abitativo energeticamente autonomo.

(Rinnovabili.it) – Per la realizzazione di questa innovativa dimora è stato impiegato il rivoluzionario materiale Il progetto è stato presentato da Empa (Laboratorio federale svizzero di prove dei materiali e di ricerca) alla fiera Swissbau in mostra tutto l’anno a Basilea. Gli ideatori del concept-demo sono due laureati della Zurich Universit of the Arts che dal 2008 hanno lavorato alla progettazione di Self in un gruppo di lavoro di Empa sotto la direzione di Mark Zimmermann. “Servirà a provare che, anche in condizioni difficili, è possibile realizzare un’abitazione o uno spazio di lavoro sostenibile e confortevole” spiega Mark Zimmermann a proposito di Self. Si tratta di un modulo abitativo trasportabile, grande quanto un container, dotato di una camera da letto, un bagno ed una cucina; adatto ad ospitare due persone, si presta soprattutto come zona di lavoro, perfetto per laboratori mobili, ma anche come residenza temporanea. L’unità è strutturata in modo tale da essere autosufficiente per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua ed energia, isolata mediante isolanti sottovuoto ed aerogel, e protetta dal caldo e dal freddo grazie al materiale a cambio di fase DuPont Energain come massa termica in grado di mantenere costanti le temperature degli interni al fine di ottenere ambienti confortevoli durante tutte le stagioni.
Rispetto ad un pannello di 5 mm del suddetto prodotto ad una temperatura compresa tra 18-24°C il cemento offre solamente il 17% della capacità energetica. I pannelli solari disposti sul tetto del container serviranno a produrre energia elettrica, che prima di essere utilizzata viene immagazzinata in batterie LiPo (batterie litio polimero). Per ciò che concerne il rifornimento idrico, Empa in collaborazione con Eawag (Istituto Svizzero per la Scienza e la Tecnologia dell’Acqua), ha dotato Self di un sistema per il trattamento dell’acqua piovana che consente di purificarla e riciclarla. Parliamo quindi di un sensazionale progetto a basso consumo energetico e impatto ambientale, per chi fosse interessato avrà l’occasione di vederlo esposto in numerose fiere in tutta Europa.
Avvelenamento Lambro: la marea nera arriva nel Po
Pubblicato da admin
Articolo tratto da www.repubblica.it – sezione Milano
Scatta l’inchiesta: disastro ambientale
L’ondata di petrolio non riesce ad arrestarsi: si tratta di uno dei più gravi disastri ambientali verificatisi in Lombardia. Il Pirellone chiederà lo stato di calamità.

L’onda nera è arrivata dal Lambro al grande fiume. Le prime avanguardie si sono viste nella mattina e verso le 16 la grande macchia scura e oleosa – parte della gran quantità di petrolio riversata dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta – si è presentata nel Po piacentino. Un disastro ambientale che costerà tanto denaro e che l’ambiente sta già pagando.
Due regioni in ginocchio. La Lombardia, dove tanto si era investito per risanare il Lambro, chiederà lo stato di calamità, l’Emilia-Romagna ha già chiesto lo stato di emergenza, le associazioni ambientaliste e gli amministratori hanno lanciato l’allarme per tutto il corso del fiume che scorre tra le due regioni e il Veneto fino all’Adriatico, che sarà costretto a sopportare, almeno in parte, questo nuovo attacco al suo ecosistema.
L’inchiesta. La Procura di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e fra i primi atti degli inquirenti ci sarà il sequestro dei serbatoi dell’azienda da cui sono stati sversati gli idrocarburi e dei documenti relativi allo stoccaggio dei carburanti. L’azione di Villasanta è stata condotta, secondo gli investigatori, da persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. L’accusa è comunque a carico di ignoti: ci sarà la verifica dei nastri di videosorveglianza della ditta che potrebbero aver inquadrato gli autori del gesto anche se le speranze sono poche in quanto l’unica telecamera dell’impianto, posta sul cancello d’ingresso, è lontana dai serbatoi.
Gli argini. Gli sbarramenti in territorio lombardo hanno retto solo in parte e adesso bisogna sperare in quelli emiliani: cinque nel solo territorio piacentino a partire da Calendasco dopo una riunione in prefettura. Mobilitati i personali di Aipo, Arpa, Protezione civile, vigili del fuoco e anche i militari del Genio. Alle 19.15 è stata fermata l’attività della centrale Enel Green Power di Isola Serafini, nel Po piacentino, e sono state aperte le paratoie inferiori per far defluire l’acqua dal basso e trattenere così la macchia oleosa nello sbarramento. Un altro baluardo per catturare l’onda nera che è anche favorita dalla notevole portata del Po in questo periodo.
Le polemiche. A Piacenza, dove la gente ha protestato per l’allarme partito in ritardo e per l’inadeguatezza dei rimedi dalla Lombardia, l’Arpa ha rassicurato sulla situazione delle falde acquifere e sulla potabilità dell’acqua che arriva dai rubinetti, ma è stato vietato il prelievo dell’acqua dal fiume. Immancabile la polemica politica. “Denunciamo con profondo sdegno che il Parlamento, il 2 febbraio 2010, ha approvato una legge che depenalizza il reato di scarico industriale nelle acque. In pratica chi scaricherà inquinanti oltre i limiti consentiti dalla legge se la caverà semplicemente con una multa che va da 3mila a 30mila euro”, ha accusato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.
La replica del ministro. “E’ vergognoso l’attacco dei Verdi su una presunta depenalizzazione degli scarichi industriali che sarebbe stata attuata dal governo. In un momento in cui la Pianura padana è in piena emergenza inquinamento, queste accuse hanno il sapore indegno di una speculazione su una tragedia ambientale”, ha risposto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
L’ordinanza della Moratti. Con una ordinanza “contingibile e urgente” il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha vietato ai cittadini il prelievo e l’uso delle acque del fiume Lambro, dopo lo sversamento di petroli che ha provocato l’emergenza ambientale. Il provvedimento vieta a tutta la popolazione di Milano “l’utilizzo per qualsiasi impiego delle acque del fiume Lambro e di eventuali derivazioni in rogge locali”.
Blocco anti smog, nel milanese aderiscono 2 comuni su 134
Pubblicato da admin
www.repubblica.it – pagina di Milano
Smog, coro di no al blocco in Val Padana

La proposta per domenica 28 era arrivata da Moratti e Chiamparino. Il fronte contrario è quello dei sindaci di centrodestra: gli unici Comuni disponibili, Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, sono governati dal centrosinistra
L’hinterland di Milano volta ancora una volta le spalle alla domenica a piedi. E se al no pressoché unanime dei sindaci della provincia si aggiungono le migliaia di permessi agli operatori della moda, impegnati in città per la settimana del pret-a-porter, il blocco del traffico in Valpadana rischia di segnare un flop proprio nel capoluogo lombardo, dove era stato annunciato.
Su 134 comuni del Milanese, solo Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo (entrambi targati centrosinistra) sono orientati a raccogliere la sfida lanciata in sede Anci dai sindaci di Milano e Torino, rispettivamente Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, e a proclamare lo stop alle auto per il 28 febbraio. Un risultato non incoraggiante, visto che lo scorso 31 gennaio, quando il capoluogo decise di fermarsi senza consultare i territorio, solo un Comune aderì al blocco.
La rivolta dell’hinterland contro la domenica a piedi si è consumata nel pomeriggio durante un incontro in Provincia. “Noi non siamo stati coinvolti in questa scelta – ha osservato Giovanni De Nicola, assessore provinciale del Traffico – Il blocco sicuramente non provoca danni all’ambiente, ma resta la mia totale perplessità sulla sua reale efficacia”. Una posizione condivisa da tutti i sindaci del Pdl. “Ci sono tanti modi per educare i cittadini al rispetto dell’ambiente – ha tuonato Adriano Alessandrini, primo cittadino di Segrate – più efficaci di fermare il traffico per poche ore. Non dimentichiamo che ogni blocco, anche domenicale, rappresenta qualche lieve punto di Pil che sfuma”.
E mentre il sindaco di Rho, Roberto Zucchetti (Pdl) non ha esitato a definire la domenica a piedi “un’idea stupida”, anche Lorenzo Vitali (Pdl), che il 31 gennaio aveva fermato il traffico nella sua Legnano, questa volta non firmerà nessuna ordinanza antismog. “Prendere decisioni emergenziali quando non c’è emergenza – ha osservato Vitali – non risponde al buon senso. Meglio sarebbe stato coordinare per tempo interventi con i sindaci del territorio più che con i sindaci di altre regioni”.
La domenica a piedi decisa dal sindaco Moratti deve fare i conti non solo col dietrofront dei sindaci dell’ hinterland, ma anche con le migliaia di permessi per tutti gli operatori della moda impegnati nelle sfilate. “Proclamare il blocco durante la settimana della moda – ha detto Silvia Garnero, assessore provinciale alla Moda – è stata una scelta incauta”. Rincara l’assessore De Nicola: “Se già ho dubbi sul blocco – ha tuonato – divento del tutto contrario quando sento parlare di migliaia di deroghe”.
A difendere la domenica a piedi in tutto il Milanese restano solo Giorgio Oldrini e Daniela Gasperini, sindaci del Pd di Sesto San Giovanni e di Cinisello. “Non sono un talebano del blocco – ha detto Oldrini – ma aderisco all’appello dell’Anci perché credo che su questi temi occorrerebbe prendere decisioni comuni.
Mancano le piste ciclabili? A New York i ciclisti le ridipingono con lo spray!
Pubblicato da admin
Articolo del: 22/02/10 – www.yeslife.it di ANDREA CINQUINA
Mancano le piste ciclabili? A New York i ciclisti hanno preso l’iniziativa e hanno pensato di dipingerle!

Di solito nei fumetti quando gli abitanti di New York sono in pericolo ecco spuntare l’uomo ragno che si dà da fare per far rispettare i diritti di tutti i cittadini, specialmente quelli più deboli.
Trasportando la fiction alla realtà di tutti i giorni, possiamo proprio affermare che nel trasporto urbano i pedoni ed i ciclisti sono le categorie considerate più deboli poiché sono quelle meno tutelate, meno sicure e più esposte ai pericoli e ai danni in caso di incidenti.
pista ciclabile New York. Beh, ultimamente a New York un gruppo di ciclisti ha deciso di interpretare la parte del supereroe e attivarsi per reclamare (in modi civili) la sicurezza sulle strade, in un modo molto inusuale ma molto molto efficace. I ciclisti hanno infatti ridipinto la segnaletica verticale di una pista ciclabile lungo un tratto di quattordici isolati sulla Bedford Avenue a Brooklyn, che era stata cancellata per lasciare maggior posto ai parcheggi per auto.
Secondo il Gothamist due sospetti sono stati arrestati alle quattro di notte mentre i poliziotti risalivano la pista ciclabile appena disegnata con gli spray e la vernice bianca.
La pista ciclabile era stata recentemente rimossa dall’azienda municipale che si occupa della manutenzione delle strade, a causa delle richieste da parte di alcuni gruppi locali che volevano più parcheggi a disposizione e non volevano danneggiare le imprese e i negozi locali.
Questo il messaggio della banda: “Siamo ciclisti della città di New York e il nostro messaggio è chiaro. Non togliete le nostre piste ciclabili. Usiamo questo tratto di Bedford Avenue, perché si tratta di una rotta diretta per il ponte di Williamsburg. Noi continueremo ad usarlo ANCHE se non c’è una pista ciclabile lì, ma non avendone una questo ci mette più a rischio dalle automobili. È per questo che esistono le piste ciclabili – per la sicurezza. Non cercate di rimuoverle, o le ridipingeremo di nuovo per la nostra sicurezza.”
Sono sicuro che l’uomo ragno è uno di loro.
Sul sito di yeslife trovate anche il video di YouTube sull’azione dei ciclisti/disegnatori.
Stop alle auto il 28 febbraio in tutta la pianura padana?
Pubblicato da admin
Notizia tratta dal sito www.repubblica.it
Moratti e Chiamparino uniti, “Stop alle auto in tutto il nord”
I Comuni di Milano e Torino propongono, per il 28 febbraio, il blocco del traffico in tutta la pianura padana per rispondere all’emergenza smog

Moratti e Chiamparino uniti “Stop alle auto in tutto il nord”
I Comuni di Milano e Torino propongono, per il 28 febbraio, il blocco del traffico in tutta la pianura padana. La proposta sarà fatta nell’incontro di venerdì a Milano con gli amministratori dei Comuni della pianura padana, in cui saranno discusse varie proposte per individuare un programma di interventi strutturali sull’intera area per combattere l’inquinamento atmosferico. “I Comuni di Milano e Torino – si legge nella nota – sono d’accordo nell’adottare questa misura straordinaria e chiedono agli altri Comuni di aderire alla proposta”.
Il freezer ecologico è solare!
Pubblicato da admin
News tratta da www.yeslife.it
Utilizzare il sole come metodo di raffreddamento. L’idea, realizzata ma non ancora in commercio, è venuta al designer Ruben Iglesias che ha pensato di collocare sul coperchio di un frigorifero da picnic due celle fotovoltaiche in grado di convertire l’energia prodotta in freddo consentendo di utilizzare il dispositivo per mantenere alla giusta temperatura cibi e bevande durante un viaggio in automobile, per un picnic o una gita al mare.

L’eco-frigo ha anche la possibilità di utilizzare le due celle solari come torce per l’illuminazione. Dotate di lampade che sfruttano la tecnologia a LED sono in grado di differenziare la loro attività, accendendosi una alla volta, per illuminare mentre il dispositivo continua a generare energia per mantenere bassa la temperatura all’interno del dispositivo portatile sfruttando l’induzione magnetica.
Qualora si avesse bisogno di utilizzare entrambe le celle come fonti luminose il sistema di refrigerazione entra in blocco inserendo un meccanismo di conservazione del freddo all’interno del frigorifero. Grazie alla possibilità di regolare la torcia su tre diversi tipi di illuminazione, tra cui la modalità sos ed intermittenza, il frigo può risultare utile in caso di pericolo o semplicemente in momenti in cui si necessità di maggiore illuminazione. fonte: rinnovabili.it
Olio, vino, cereali, legumi dall’azienda a emissioni zero.
Pubblicato da admin
Articolo di VALERIO GUALERZI per www.repubblica.it – Ambiente
In Umbria la Castello Monte Vibiano Vecchio, una tenuta agricola, è la prima impresa “verde” del nostro paese, secondo una delle più autorevoli società internazionali di certificazione.
FOLIGNO non sarà di certo “lu centru de lu munnu”, come sostengono i suoi abitanti, ma Monte Vibiano, un altro piccolo paese dell’Umbria, è sicuramente il centro della rivoluzione verde italiana. A sostenerlo non è infatti l’orgoglio campanilistico, ma una delle più autorevoli società internazionali di certificazione. Secondo quanto garantisce la Det Norske Veritas, la Castello Monte Vibiano Vecchio, una tenuta agricola che nei suoi trecento ettari di terra e quattrocento di bosco produce olio, vino, cereali e legumi, è la prima azienda italiana a zero emissioni.

“È la prima in Italia e una delle prime al mondo a raggiungere questo obiettivo in accordo con la norma internazionale ISO 14064 – spiegano dalla DNV - Monte Vibiano è passata da 287 tonnellate di CO2 nel 2004 a meno 764 tonnellate di CO2 nel 2008, raggiungendo quindi valori ben al di sotto dello zero”. Il tutto ottenuto senza acquisti esterni di riduzione. Tutti gli interventi di efficienza e sostenibilità sono stati applicati infatti all’interno del processo produttivo dell’azienda. Un ventaglio molto ampio di azioni portate avanti con la consulenza della stessa DNV e la collaborazione del Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università di Perugia.
Oltre a migliorie più tradizionali e “banali”, come l’installazione di pannelli fotovoltaici e la razionalizzazione dei consumi energetici, alla Monte Vibiano sono stati introdotti anche accorgimenti ancora poco sfruttati su vasta scala, come la tinteggiatura dei tetti dei silos con il “bianco riflettente”, un sistema che riduce l’effetto del riscaldamento globale incrementando l’albedo terrestre, ovvero la capacità delle superfici chiare di rimandare indietro i raggi solari, limitandone l’influenza sulla temperatura (il contributo della Monte Vibiano è stato calcolato pari alla sottrazione di 25 tonnellate di CO2 dall’atmosfera).
Un’attenzione particolare è stata poi rivolta alla revisione della mobilità aziendale: sono stati adottati una serie di veicoli e scooter elettrici installando una innovativa stazione di ricarica elettrica attrezzata con un sistema di batterie al vanadium, uno speciale dispositivo per l’immagazzinamento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Certo, le dimensioni dell’azienda e la sua conduzione familiare hanno reso l’obiettivo emissioni zero più semplice. La Monte Vibiano ha una sessantina di dipendenti e nel 2009 le 340 mila bottiglie di vino e olio vendute in Italia e all’estero hanno portato ad un fatturato di circa 7 milioni di euro, ma ciò non toglie che inseguire con tanta perseveranza questo traguardo è costato soldi e coraggio.
“Siamo partiti nel ‘98 e anno dopo anno gli investimenti in sostenibilità sono arrivati a sfiorare i dieci milioni di euro”, spiega l’amministratore Lorenzo Fasola Bologna. “Per noi – ricorda – puntare sull’ambiente significa semplicemente cercare di fare un prodotto sempre migliore perché crediamo sia questa la missione di un’azienda che produce vino e olio. Per rientrare delle spese ci vorranno almeno venti anni, ma sono convinto che chi non si sarà mosso in questa direzione potrebbe essere costretto a rimanere fuori da mercati importanti molto prima”.
E sbaglia chi a questo punto si è fatto l’idea che il costo di tutto questo impegno “verde” non possa che finire per essere scaricato sul consumatore. Il Villa Monte Vibiano, un rosso in vendita ad appena 5-6 euro, è stato premiato infatti dalla Guida dei vini d’Italia 2010 dell’Espresso come migliore bottiglia per rapporto qualità prezzo.
M’ILLUMINO DI MENO 2010: iniziative in tutte le città, eventi e aperitivi al buio.
Pubblicato da admin
Caterpillar invita tutti ad una grande festa dell’energia pulita a Roma.
Venerdì 12 febbraio a Roma, dalle 17, ai Mercati Traianei, la diretta radiofonica di Caterpillar si trasformerà in una gioiosa manifestazione rischiarata da luci a impatto zero.
Radio, musica, luci, ospiti a sorpresa e tanta energia rinnovabile!

Un pannellino solare collegato a una batteria che accende dei led, un minieolico che alimenta una lampada a risparmio, una dinamo a pedali che dà energia a un faretto… portate le luci pulite di cui disponete o che voi stessi avete ideato!
E se non sapete come fare, un gazebo di Legambiente vi aiuterà ad autocostruire le vostre luci pulite.
Protagonista dell’evento sarà una enorme sfera, forse la più grande lampadina illuminata da energie rinnovabili, che risplenderà nel cielo di Roma, grazie all’energia di cinquanta eroici ciclisti, coinvolti in una travolgente pedalata collettiva. L’operazione Bike for Light è curata da Mismaonda per l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma.
La locandina dell’evento.
Tetti bianchi per contrastare l’aumento delle temperature
Pubblicato da admin
Curiosità: Case con i tetti bianchi

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters suggerisce di dipingere i tetti delle case di bianco per contrastare l’aumento delle temperature soprattutto nelle grandi città. La ricerca è partita dall’assunto che le città di oggi sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici: strade asfaltate, tetti di catrame e altre superfici artificiali utilizzate negli spazi urbani, assorbono il calore del sole e aumentano le temperature in media di 2 gradi, creando l’effetto che gli scienziati chiamano isola di calore urbana.
Piante esotiche sulle Alpi: nuove specie migrano ad alta quota
Pubblicato da admin
Articolo di JACOPO PASOTTI – www.repubblica.it – ambiente
Almeno 1000 specie vegetali aliene migrano sempre più in alto sulle montagne del pianeta. Il cambiamento climatico non è però il solo colpevole: ci sono anche turismo, strade e ferroviedi
L’EMERGENZA climatica del pianeta ci tocca da vicino, ed ora ci sono anche le piante alpine a sottolinearlo. L’aumento del traffico e del turismo, insieme al cambiamento climatico, hanno infatti innescato una autentica invasione di piante aliene lungo i pendi delle catene montuose. Le specie vegetali che prima vivevano in un angolo “estremo” delle Alpi e dell’Appennino ora sono sempre più strette nelle loro nicchie. A rischio sono la biodiversità montana e la distruzione di importanti ecosistemi.

Almeno 1000 specie vegetali esotiche si sono già insediate alle alte quote delle catene montuose del pianeta. Lo sostiene uno studio frutto della collaborazione internazionale tra botanici ed ecologhi specialisti dei rilievi montuosi. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Ecology and the Environment, è il primo sforzo per la raccolta delle osservazioni sulle migrazioni di specie erboree verso l’alto.
Una migrazione che avviene in ogni continente, dalle Alpi alle isole delle Canarie, dalle Montagne Rocciose alla catena andina, dalle Alpi australiane fino alle isole del Pacifico. Alle Hawaii, per esempio l’introduzione dei pini sta soppiantando i pendii coperti dai cespugli di Sophora, pianta endemica dell’isola di Maui. “Fino ad ora gli studi si sono concentrati sulle invasioni di piante esotiche che avvengono a bassa quota, dando scarsa attenzione alle regioni d’alta montagna, che però contengono la maggioranza delle aree protette del pianeta”, scrivono i ricercatori.
Già due mesi fa la CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) avvertiva che la vegetazione alpina è gravemente minacciata. Secondo la Commissione, il 45% delle specie è a rischio di estinzione entro il 2100. Le piante di montagna sono strette tra due fuochi, spiegano i ricercatori: da una parte sono in fuga verso altitudini maggiori, all’inseguimento di freddo e neve. Il problema in questo caso è che oltre ad una certa quota non si sale: la montagna finisce. È il caso del Ranuncolo delle nevi, oppure dell’Androsace alpina, che vedono il loro ecosistema ridursi di anno in anno. Dall’altra parte, queste piante vedono il loro delicato ecosistema, lentamente invaso da specie giunte dalle quote più basse.
Nelle Alpi retiche per esempio, il Laboratorio di Ecologia Vegetale e Conservazione delle piante dell’Università di Pavia ha misurato che dal 1950 ad oggi le specie alpine si sono arrampicate al ritmo di 24 metri per decade a quote sempre più elevate. È successo all’Tussilago farfara (+405 metri) ed alla Genziana bavarese (+230 metri), che lasciano quindi il posto a piante di media montagna.
Gli studiosi, sono ora organizzati in un network chiamato MIREN (Network di Ricerca per le Invasioni Montane) ed avvertono che il clima acuisce un problema che è in parte naturale, ma in parte anche di origine umana. Tra i maggiori responsabili di questa migrazione ci sono infatti le infrastrutture antropiche come la fittissima rete stradale e ferroviaria, che facilitano l’intrusione delle specie invasive nei rilievi montuosi. Uno studio in Svizzera ha rivelato la presenza di 155 specie invasive in 107 stazioni ferroviarie ed ai fianchi di 125 strade di montagna.
Ci sono poi anche i casi di piante decisamente esuberanti, introdotte per errore in alcune regioni e che poi si sono diffuse a spallate, scalzando le più delicate specie locali. È successo per esempio nel Kosciuszko National Park in Australia, dove lo Sparviere aureo, una pianta resistente al gelo è fuggita dal giardino di qualche cottage turistico. La pianticella ora sta spargendo il panico tra gli amministratori del parco, che non riescono a fermare l’avanzata di questi “alieni”, mai più alti di 40 centimetri ma che stanno cambiando l’ecosistema del parco. Mentre nei paesi più poveri è l’agricultura, praticata a quote sempre maggiori, a favorire la migrazione.
Continua..
