Silvia Raggi

La rete è il mio mondo

Archivio per gennaio, 2010

Il Canada abbraccia la green economy: sviluppo e lavoro

Articolo di ROSARIA AMATO per www.repubblica.it – Ambiente
La “rivoluzione verde” è tra le principali strategie di sviluppo economico del Paese del Nord America, che ne fa anche una questione di competizione con gli Usa: “Molti stati al di là del confine guardano con attenzione a quello che noi stiamo facendo”
Il Canada abbraccia la green economy “Dall’ambiente sviluppo e posti di lavoro”.
Dal lago Ontario la Enwave ricava energia ‘pulita’ a costi bassi per una settantina di grandi edifici della City.

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TORONTO – Per molti è il futuro, ma la green economy per il Canada è già adesso un fondamentale motore di sviluppo e un polo di attrazione per gli investimenti stranieri. Come quello appena effettuato da una cordata coreana guidata dalla Samsung, che si è impegnata a investire 6,6 miliardi di dollari (l’equivalente di 4,7 miliardi di euro) nella provincia dell’Ontario per la creazione di centrali solari ed eoliche per un totale di 2,5 gigawatt. “Non si tratta solo di promuovere le energie alternative e le tecnologie non inquinanti – spiega il ministro canadese dell’Industria Tony Clement – per noi ‘rivoluzione verde’ significa anche sviluppo economico, e creazione di posti di lavoro”.
Non solo: porre l’accento sulla green economy può tradursi anche in una sorta di sfida ai vicini Stati Uniti: “Noi vogliamo essere leader nel settore dell’energia eolica, solare, e dalle biomasse, e farne un motore economico – conferma Sandra Pupatello, ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio dell’Ontario – Sappiamo che molti stati Usa ci guardano con attenzione, a cominciare dalla California. Contiamo di fare da traino, anche grazie alla ricerca e agli investimenti nelle nuove tecnologie, dimostrando che grazie alla green economy tutto il sistema prospera”.
Una scommessa che già sta dando molti frutti, anche in termini di soluzioni all’avanguardia per la produzione di energia, i trasporti, la tecnologia. Ma che non è priva di contraddizioni: mentre ci sono province canadesi come l’Ontario che hanno varato normative che promuovono e finanziano le aziende che investono in energie alternative e soluzioni tecnologiche che rispettino l’ambiente, a cominciare dal ‘Green energy act’, il Canada probabilmente non formalizzerà i propri obiettivi sulle riduzioni di emissione dei gas serra entro il 2020 per il prossimo 31 gennaio. La scadenza fissata a Copenaghen, ha detto qualche giorno fa il segretario esecutivo dell’Unfccc, Yvo de Boer, in effetti verrà disattesa da molti paesi. E il ministro Clement ha sottolineato nel corso di un incontro con alcuni giornalisti stranieri le difficoltà del Canada ad assumere impegni precisi alla scadenza pattuita, nel caso in cui non lo facciano contemporaneamente gli Stati Uniti.
Ma intanto investimenti e progetti vanno avanti, e il Canada diventa ogni giorno di più una vetrina interessante di quanto di meglio si produca nel campo dell’energia pulita. Non c’è soltanto il contratto con la Samsung, che è stato già definito come “il più grande affare sulle energie rinnovabili mai siglato”, e che porterà alla creazione di 16mila posti di lavoro nell’Ontario e alla produzione di una quantità di energia elettrica pari a quella di tre centrali nucleari di media grandezza, sufficiente a coprire il fabbisogno di 580mila case (l’Ontario ha circa 13 milioni di abitanti).
Ci sono anche soluzioni originali e particolarmente all’avanguardia, come quella adottata da qualche anno da Enwave Energy Corporation Deep Lake Water Cooling Facility, che ha messo a punto un sistema che utilizza l’acqua presa in profondità dal lago Ontario per il riscaldamento d’inverno e il raffreddamento d’estate di una settantina di grandi edifici, risparmiando sui costi. L’acqua destinata ai consumi urbani di Toronto viene succhiata da una “cannuccia” lunga cinque chilometri che scende a 83 metri sotto il lago Ontario. L’acqua che arriva, destinata a essere filtrata e potabilizzata, ha la temperatura di circa 4 gradi d’inverno e 5 d’estate. Un sistema che permette di risparmiare fino all’80 per cento dei costi. Continua..

Intervista al ministro: meno caldo nelle case per combattere lo smog

Intervista al ministro Prestigiacomo sullo smog a Milano – www.corriere.it, di Alessandra Arachi
Il ministro Prestigiacomo: lavoriamo a un Piano nazionale

ROMA – Stefania Prestigiacomo lo smog sta letteralmente attanagliando le città. E il suo ministero, quello dell’Ambiente, che cosa sta facendo?

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«Il ministero sono più di otto mesi che sta lavorando insieme con i ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture per realizzare un Piano nazionale contro lo smog. Una battaglia difficile. Non si può improvvisare. Come, è evidente, non possono bastare i provvedimenti isolati presi dalle singole città».

Si riferisce a Milano, ad esempio? Qui la concentrazione delle polveri sottili sta sforando i limiti quasi tutti i giorni. E allora si sta pensando di tutto: blocco del traffico, targhe alterne per un mese di seguito….
«Milano è leader assoluta in Europa per la battaglia allo smog». E dunque? «Dunque con questo si dimostrano due cose. Che il problema dell’inquinamento urbano esiste, ma che per affrontarlo gli interventi isolati non bastano. Ma anche che i limiti sulle polveri sottili imposti dall’Unione europea sono in assoluto troppo bassi». Che limiti sono? «Non si possono superare la media di quaranta microgrammi per metro cubo per trentacinque giorni, in tutto l’anno. Milano soltanto nei primi ventiquattro giorni di quest’anno li ha superati già diciotto volte. Per questo contro l’Italia l’Unione europea ha aperto una procedura d’infrazione. Anche se non siamo certo soli». Ah no? Chi altro? «Sono state aperte procedure d’infrazione per altri dieci paesi. Come Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Spagna…».

Va bene. Ma a parte i limiti, lo smog ce lo viviamo dentro le narici, ogni giorno. Che fare?
«Il Piano nazionale al quale stiamo lavorando ha diversi livelli di intervento. Le linee guida per i comuni, su mobilità sostenibile e risparmio energetico. Ma in particolari situazione climatiche, anche nelle zone più “virtuose” possono diventare necessarie ulteriori misure. Anche impopolari». Impopolari? «Certo. Si può pensare a temporanei limiti di velocità sulle strade a rischio. Come anche ad intimazioni a tenere le temperature più basse negli appartamenti. Ormai facciamo tutti gli americani: vogliamo stare in casa in magliettina anche se fuori nevica. Non si può avere tutto, se ci teniamo alla salute, dobbiamo modificare i nostri stili di vita».

Riscaldamento? Quando si parla di smog si pensa sempre alle automobili, al traffico…
«Le auto sono certo un elemento determinante. Ma non l’unico».

Certo, perchè insieme al monossido di carbonio c’è anche il monossido di azoto tra principali produttori delle polveri sottili. Dunque, i riscaldamenti….
«Dunque le caldaie vecchie che andranno rottamate e sostituite con altre con migliore efficienza energetica. Come andranno rottamati anche i vecchi mezzi di trasporto pubblici ».

Spese non indifferenti. Avete già quantificato?
«Non ancora. Ma cercheremo formule. Ed incentivi. Dobbiamo studiare bene una metodologia. Non vogliamo commettere lo stesso errore fatto per il pacchetto dei mezzi ecologici». Ovvero? Che è successo? «Avevamo messo a disposizione finanziamenti per i filtri antiparticolato con un’agevolazione del 25% per i mezzi pubblici. Le Regioni non hanno accolto positivamente l’iniziativa, l’unica richiesta è arrivata dal comune di Roma».

Chi sta lavorando concretamente a questo piano?
«Il ministero dell’Ambiente come già detto, con Sviluppo economico e le Infrastrutture. Poi, in ogni ministero, gli uffici e le direzioni competenti. Ma al di là di questo Piano nazionale anti Pm10, che oltre alla mobilità e gli usi civili riguarda anche l’agricoltura, c’è da lavorare pure sull’industria».

Ovvero?
«Il ministero dell’Ambiente sta mettendo sotto esame tutti gli impianti industriali più importanti d’Italia, sono circa duecento ».

E che esame devono superare?
«Quello dell’A.I.A. Ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale ».

Tradotto?
«È una certificazione per la sostenibilità ambientale degli impianti: chi non è in regola deve provvedere in tempi e modalità stabilite e certe. Tutto ciò servirà anche a ridurre le polveri sottili».

E quante di queste aziende hanno superato l’esame, fino ad ora?
«Una sessantina, circa. Il lavoro è lungo. Ma si andrà avanti, a ritmi serrati, fino alla fine. Quando sono arrivata al ministero di autorizzazione ne era stata rilasciata soltanto una».

Ecco tutti i progetti ecologici in vista dell’Expo 2015

Alessandro Ingegno – www.yeslife.it

La città di Milano si appresta ad un restyling in proiezione 2015: l’obiettivo è Expo “Nutrire il pianeta Energia per la vita” e soprattutto dare un’immagine moderna e pulita di sé, e dell’Italia tutta, che verrà proiettata nel resto mondo.
Rifiuti sottoterra – Una delle idee più innovative su cui Milano investirà viene dalla Svezia e punta a rinnovare seriamente il ciclo della gestione dei rifiuti. Stiamo parlando del sistema di gestione dei rifiuti urbani del futuro, la raccolta pneumatica: un tubo all’interno del quale viene inserita la spazzatura differenziata e che spara i rifiuti sottoterra alla velocità di 79 km/h direttamente dai punti di raccolta allo stoccaggio.

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Stoccolma, e precisamente il quartiere ecologico di Hammarby Sjostad, è stata la prima a introdurre questo sistema innovativo, seguita a ruota da Copenaghen, Barcellona, Madrid, Bilbao e Siviglia.
Il progetto verrà attuato nella zona di Citylife dei Navigli e in tutta l’area dove si svolgerà l’Expo. Nel momento in cui il progetto avrà vita (manca solo la delibera comunale che modifichi il regolamento edilizio e d’igiene) sarà possibile gettare i rifiuti di carta, plastica e indifferenziati, nei punti di scarico che li invieranno due metri e mezzo sotto terra attraverso tubi che li risucchieranno e li trasporteranno – già compattati e divisi – alla centrale più vicina dove verranno smaltiti e riciclati. All’interno di questi enormi aspirapolvere non sarà possibile gettare il vetro perché ovviamente rischia di rompere i tubi e di frantumarsi diventando irriciclabile.
Ecotaxi – Altro progetto già in fase di lancio è il primo servizio in Italia di ecotaxi. Milano avrà una flotta di taxi completamente ecologica in vista di Expo 2015, ma già da quest’anno potranno essere messe in servizio solo auto ecologiche a impatto ambientale nullo o basso.

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Eolico del futuro

L’energia eolica è scarsa ed inaffidabile? Niente affatto. Questa è spesso la tesi che portano i detrattori di tale tecnologia, i quali non sanno effettivamente quale potenziale il vento, e la tecnologia moderna, sono in grado di esprimere. L’energia eolica potrebbe fornire, da sola, il 20% dell’energia elettrica per la metà orientale degli Stati Uniti entro il 2024, ma solo se la nazione facesse un notevole investimento finanziario, secondo il rapporto del nuovo Governo. Si tratta di fornire un quinto dell’energia tramite vento, e considerate le potenzialità della tecnologia fotovoltaica, si potrebbe arrivare in quegli anni a garantire oltre la metà del fabbisogno energetico tramite le rinnovabili.
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Circa 90 miliardi di dollari saranno necessari per l’installazione di una rete di terra e di mare basata sulle turbine eoliche, e circa 22.000 chilometri di nuove linee elettriche, secondo lo studio pubblicato dal U.S. Energy Department’s National Renewable Energy Laboratory, il Dipartimento per l’Energia Rinnovabile degli Stati Uniti.
Il rapporto, presentato nei giorni scorsi, spiega che il Governo ha le potenzialità per fornire una porzione significativa su tale investimento, attraverso programmi come le garanzie sui prestiti.
“Siamo in grado di mettere in rete più potenza del vento, ma se non abbiamo strutture adeguate per muoverci con tale energia, è come comprare una macchina ibrida e lasciarla in garage” ha spiegato David Corbus, responsabile dello studio per il progetto. Per raggiungere l’obiettivo del 20%dell’energia eolica nella regione orientale degli Stati Uniti, il Paese avrebbe dovuto ampliare di 10 volte la produzione corrente. La maggior parte dei nuovi progetti di centrali eoliche dovrebbero essere situati nelle acque federali del Massachusetts in North Carolina, e in tutti gli Stati del Midwest, dice il rapporto.
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Bioarchitettura e MEtreePOLIS

Fonte: www.yeslife.it

Design sostenibile e bioarchitettura. Avremo città sempre più verticali, manche sempre più verdi e autosufficienti. Parola dei progettisti invitati dal canale televisivo americano History Channel a fornire idee per il concorso “City of the Future”: nuove visioni per risolvere i problemi reali delle metropoli – acqua ed energia, densità e proliferazione urbana.

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Le parole chiave dell’ultima edizione del concorso, dedicata alla Atlanta e a come sarà nel 2108, sono biomimicry (imitare i meccanismi della natura), farming (coltivazioni locali per produrre cibo ed energia) e biodiversity (creazione di foreste urbane).
Tra le fantasie più ardite il progetto MEtreePOLIS dei giovani newyorkesi HWKN: una natura modificata e tentacolare abbraccia la vecchia città producendo energia, infrastrutture e persino nuovi alloggi, grazie alla fotosintesi molecolare e all’elettronica avanzata.

Per vedere le nuove MEtreePOLIS: http://www.hwkn.com/MEtreePOLIS.html

Napoli: ricariche telefoniche in cambio di rifiuti differenziati

Articolo tratto da www.yeslife.it – Alessandro Ingegno

Ispirandosi a modelli nordeuropei il quartiere di Chiaia cerca di incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti che a Napoli, nel 2009, ha raggiunto il 20%.
Ricariche per i telefoni cellulari in cambio di rifiuti differenziati. E’ questa l’idea (non poi così originale, ma senza dubbio incentivante) lanciata dalla prima municipalità di Napoli per incrementare la raccolta differenziata in uno dei quartieri più chic e commerciali della città partenopea.

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Il progetto, inizialmente solo per la plastica, prevede l’installazione di macchine compattatici le quali, sulla base del quantitativo di rifiuti inserito, rilasciano uno scontrino con un punteggio che darà diritto ad ottenere ricariche telefoniche.
“Le compattatrici – spiegano i promotori della municipalità in una nota – sono state posizionate in alcuni esercizi commerciali del territorio. L’obiettivo è di estendere quanto più possibile questa iniziativa, coinvolgendo tutti i centri commerciali della nostra municipalità”.
Le macchine sono state posizionate in alcuni esercizi commerciali del territorio come l’elettroforno di Piazza San Luigi, il Conad di Via Manzoni, il Crai della Torretta a Mergellina, ed i commercianti di Piazza Mondragone.
L’obiettivo dei promotori è ovviamente quello di estendere quanto più possibile questa iniziativa, coinvolgendo tutti i centri commerciali della zona. L’iniziativa napoletana, come detto, si pone così sulla scia di altre realtà già affermate da tempo. L’idea infatti non è nuova.

Già da diversi anni negli Stati Uniti e nei paesi del nord Europa è facile vedere persone che, per racimolare qualche moneta in più, raccolgono bottiglie di plastica o lattine di alluminio nei cestini per poi portarle in queste macchinette computerizzate.
Oltre ai paesi scandinavi dove il credito in cambio di materiali differenziati è ormai una realtà affermata e consolidata da anni, da un po’ di tempo anche l’Ungheria sta facendo piccoli passi avanti: a Budapest è infatti possibile rendere le bottiglie di vetro oramai vuote e ricevere in cambio una piccola somma di denaro.
Recentemente anche ad Atene, città che proprio lo scorso mese è si è ritrovata sommersa dai rifiuti per uno sciopero degli operatori ecologici e per la mancanza di disponibilità dei greci ad ospitare discariche, sono state installate macchine compattatici computerizzate che in cambio di vetro, plastica, carta e perfino batterie scariche erogano scontrini dando diritto a crediti che gli utenti ricicloni possono utilizzare per la spesa.
macchina raccolta differenziata,guadagnare con raccolta differenziataMa anche in Italia ci sono altre realtà simili a quella in sperimentazione a Napoli.
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Così rinascerà la foresta sul grande fiume Po

Articolo di PAOLO RUMIZ per Ambiente – www.repubblica.it

Nel Mantovano mille ettari di nuovi alberi destinati a rinverdire un territorio fortemente compromesso, schiacciato tra speculazioni e veleni. Il piano della provincia per salvare questo “luogo dell’anima”
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Salici, olmi, frassini, querce. Mille ettari di alberi nuovi per il Po, vincolati a bosco perenne. Mille ettari, tra Borgoforte e Ostiglia, in soccorso al vecchio fiume saccheggiato dagli uomini. Da lontano sembrano la peluria sulla testa di un neonato; li vedi bene sulla sommità di un’isola chiamata Rodi, un “balenone” di sabbia e limo color argento, alto sui fianchi piallati dalla corrente. È l’isola-laboratorio, uno spazio franco di cinquanta ettari che in autunno si copre di migratori ed è protetto sulle sponde da una boscaglia di salici ingrigiti dal fango e dai detriti d’alluvione.
Ed è solo una minima parte del piano di ripristino avviato in provincia di Mantova, l’unica di tutto il Nord a governare sulle due sponde, per giunta nel punto più vulnerabile del fiume. Qui, al centro perfetto della pignatta padana, un bacino da venti milioni di abitanti.
C’è solo il guado per arrivarci, e la jeep pattina, affonda nella plastilina, si mette di trequarti, fatica a mordere qualcosa di solido poi esce dalla mota e guadagna la dorsale. Lassù par di navigare, è come il ponte di un battello del Mississippì. Da vicino, i nuovi nati sono fusti esili, schierati per plotoni irregolari. Non è roba che vien su da sola, l’impianto è ancora un asilo-nido. Marco Goldoni, un entusiasta che dirige i lavori del Consorzio forestale padano di Casalmaggiore, mostra con orgoglio la sua nursery. Schierate su file irregolari, le creature son protette alla base da un cilindretto di plastica e da una stuoia di fibra di cocco che evita gli choc termici e l’aggressione delle erbacce. Un tubicino interrato garantisce un’alimentazione a goccia, di tipo israeliano. “Tra cinque anni toglieremo tutto, e lasceremo che il bosco si ricrei da solo”.

“E’ arrivato il tempo di restituire il maltolto  -  dice l’assessore provinciale all’ambiente Giorgio Rebuschi, nella mota fino alle caviglie  -  siamo la terra con meno foreste della Lombardia e ora siamo obbligati a lavorare sul benessere verde”. I nuovi alberi abbatteranno di mille tonnellate l’anno le emissioni di CO2, e per questa performance l’uomo del Pd ha appena avuto dal sindaco Pdl di Roma, Gianni Alemanno, il premio “Un bosco per Kyoto”. Quella di Mantova sarà anche l’unica “macchia rossa” della regione più azzurra d’Italia, ma è il verde che ne fa la differenza. Sul tema della protezione ambientale è forse quella che, paradossalmente, prende più sul serio i progetti della Lombardia formigoniana.

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La Basilicata punta all’autosufficienza energetica

Articolo tratto da www.kyotoclub.org
Con l’approvazione del Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale la Regione Basilicata punta a realizzare 1.500 MW di impianti a fonti rinnovabili entro il 2020. Preclusa anche la possibilità di installare centrali e depositi nucleari in Basilicata.
Il Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale (PIEAR) della Basilicata, presentato ad aprile 2009, è stato approvato dal Consiglio regionale lo scorso 13 gennaio 2010 .

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In attesa dell’emanazione delle linee guida applicative del DLgs 387/2003 (“Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità”), la Regione Basilicata si avvarrà di questo strumento per favorire lo sviluppo e la crescita del territorio lucano nel rispetto dell’ambiente.
Con il PIEAR la Regione Basilicata intende coprire il disavanzo energetico regionale, pari a circa 1.500 GWh/anno, raddoppiando l’attuale produzione di energia elettrica attraverso il ricorso a fonti rinnovabili.
Risparmio energetico e incremento della produzione di energie rinnovabili, sono gli obiettivi del PIEAR che, infatti, prevede l’installazione di una potenza complessiva di impianti pari a circa 1.500 MW entro il 2020, così ripartita: 60% eolico, 20% solare termodinamico e fotovoltaico, 15% biomasse e 5% idroelettrico, per una produzione di elettricità di oltre 2.000 GWh(cioè 2 milioni di kWh).
Il piano, inoltre, mira alla creazione di un mercato di nuove tecnologie energetiche che, come ha spiegato il Presidente della Regione Basilicata, Vito Filippo, consentirà una pianificazione dello sviluppo energetico territoriale e favorirà la realizzazione di un distretto dell’energia, che rappresenterà un’importante occasione di sviluppo e occupazione.
Infine, nel PIEAR è stata inserita una norma che preclude la possibilità di installare centrali e depositi nucleari in Basilicata.

Discariche abusive in Cilento

Novi Velia: scoperte diverse discariche abusive

Dal sito www.cilentonotizie.it

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L’associazione culturale “Cilento Futurista – CasaPound Italia” si è resa protagonista nei mesi scorsi di denunce di rifiuti che giacevano per le strade del comune e in altre zone dedite a sversatoio tra le quale una discarica inadeguata a raccogliere rifiuti. In risposta all’amministrazione comunale novese che ha non ha mosso un dito per normalizzare la situazione gli attivisti avevano chiesto l’autorizzazione al comune per una manifestazione di protesta in piazza per domani. Parola al segretario dell’associazione Guido D’Amore: “Probabilmente l’amministrazione si è spaventata, oltre al volantinaggio in piazza avevamo in programma per oggi di fare una pulizia simbolica della discarica. Arrivati a contrada Fucilicchio ieri abbiamo trovato i camion che stavano iniziando l’opera di pulitura della zona. E’ da luglio che abbiamo denunciato la presenza di rifiuti in zona, solo ora hanno preso provvedimenti. Si puo’ dire a ben donde che abbiamo svolto in pieno il nostro dovere civico di puntello.” Domani nel pomeriggio, insieme ad alcuni esponenti politici locali e gente comune, Cilento Futurista manifesterà comunque. “Tra i Comuni premiati con riconoscimenti e attestati di merito per la loro virtuosità nell’affrontare il tema della raccolta dei rifiuti è presente il Comune di Novi Velia – comunica il responsabile di zona dell’associazione, Vittorio Rocco La Vecchia – E’ sorprendente come un tale riconoscimento, seppur di basso valore, sia ‘offerto’ ad un comune che con indifferenza nei confronti di chi espone un qualunque disagio sociale, ha un meccanismo per la raccolta dei rifiuti precario e claudicante. Il recupero di un territorio – continua La Vecchia – non si effettua semplicemente scrivendo il nome di un paese in modo artistico o inserendo vasi di fiori sulle strade. È come indossare una cravatta di Armani su un vestito strappato. ”
Vittorio Rocco La Vecchia – resp. Novi Velia
Guido D’Amore – segr. Cilento Futurista

Cerimonia di matrimonio cara? Due americani cercano di pagarsela riciclando lattine

Articolo di SARA FICOCELLI – www.repubblica.it

Andrea e Peter scommettono sulle lattine!
IL sogno d’amore di Andrea Parrish e Peter Geyer ha una scadenza e un nome: tra 7 mesi il “weddingcans”, la scommessa di riuscire a pagare il proprio matrimonio del 31 luglio 2010 con i soldi ottenuti riciclando 400mila lattine, dovrà diventare realtà. O almeno questo è ciò che i due aspiranti sposini di Spokane, Stati Uniti, si augurano.

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E c’è da giurare che ci riusciranno, primo perché il loro singolaree progetto, che sta facendo il giro del mondo passando dai giornali e dal web, è ben pubblicizzato dal sito www.weddingcans.com, e secondo perché il vicinato di Andrea e Peter è quanto di più disponibile e solidale si possa immaginare.
Amici e conoscenti hanno già donato alla coppia molte migliaia di lattine e la collaborazione di persone da tutto il mondo ha portato l’ammontare di alluminio da riciclare a quota 91.352. I numeri della tabella di marcia fanno impressione. 57.143 al mese, 14.286 a settimana, 2.041 al giorno: questo la media che i due dovranno rispettare per raggiungere il traguardo di quello che molto probabilmente sarà il matrimonio più ecosostenibile della storia. Destinato, si spera, a tentativi di imitazione in tutti gli Stati Uniti e oltreoceano.
Andrea e Peter non sono ovviamente i classici vicini di casa che portano la spazzatura nel primo cassonetto disponibile del quartiere, o che peggio ancora fanno imbestialire il circondario con comportamenti egoistici. “Abbiamo installato una macchina per lo smaltimento delle lattine nella strada davanti casa – spiega Andrea – fermentiamo il vino in cantina e preferiamo coltivare melanzane e zucchine nell’orto piuttosto che stare davanti alla TV”.
Aiutarli è fin troppo semplice: basta collegarsi sul sito e seguire le indicazioni che loro stessi hanno meticolosamente scritto. “Contattateci e verremo a prendere le lattine direttamente a casa vostra. Se vivete troppo lontano, mettetevi in contatto con il centro di riciclaggio più vicino”, spiegazione accompagnata da tanto di link e dettagli su come procedere. “Il nostro rapporto è stato sui generis fin dall’inizio, cresciuto sulla base di valori comuni – continua Andrea – quindi perché avremmo dovuto interrompere questa sintonia proprio in vista del matrimonio?”.

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