Silvia Raggi

La rete è il mio mondo

Sfuso e sostenibile

Articolo di Giacomo Magatti – www.yeslife.it

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Comprare alimenti o detersivi sfusi, decidendo di volta in volta la quantità desiderata, pagando la cifra a portata del proprio portafoglio, riducendo al minimo l’uso di confezioni e quindi i rifiuti prodotti. Sembra che stia tornando di moda la spesa come si faceva fino a una ventina d’anni fa: allora era abitudine vendere e comprare così, oggi motivazioni economiche e ambientali lo fanno tornare d’attualità.
Sta tornando comune mettere il latte nella bottiglia portata da casa, pesare la quantità di pasta o riso desiderata, riempire il fustino del detersivo solo del necessario. Con l’opportunità di non sprecare comprando in eccesso rispetto all’essenziale e con un attenzione particolare innanzi tutto al portafoglio. Perché senza pacchi o confezioni a perdere, il risparmio economico è evidente, il prezzo si riduce dal 20 fino al 70 per cento. Il grande vantaggio è anche in termini di rifiuti, visto che in Italia su 31 milioni di tonnellate di spazzatura che produciamo ogni anno, ben 12 sono solo di imballaggi. Che nel sacco della spesa rappresentano solo il 5 per cento del peso, ma diventano il 50 per cento del volume dei nostri rifiuti.
Quindi, un po’ per la crisi economica e un po’ per coscienza ecologica, gli acquisti e i consumi stanno tornando quelli di una volta. La cosiddetta Spesa Sfusa si effettua utilizzando sempre gli stessi contenitori portati da casa, che spesso sono comunque biodegradabili o riciclabili, e riempiendoli, attraverso appositi distributori, di pasta e caffè, detersivo e vino alla spina, e così via.
Esistono già in alcuni supermercati (dalla Coop all’Auchan alla Crai) i cosiddetti eco-point, che distribuiscono vari alimenti: caffè, pasta, riso, cereali, legumi, spezie e caramelle. Con questo sistema dal 2006 sono già 750mila le confezioni risparmiate ogni anno, mentre la vendita dei cibi sfusi è cresciuta del 10%.
In particolare, l’associazione Ecologos ha promosso in molte catene di supermercati, partendo dal Piemonte, il progetto detersivi self service: il consumatore acquista il flacone solo la prima volta al prezzo di 50 centesimi e si rifornisce con quello ogni volta che ne ha bisogno, incollando un tagliando di acquisto e pagando alla cassa, come abitualmente si fa per frutta e verdura. Questo sistema ha già fatto risparmiare più di centomila flaconi, che in altre parole significa non aver usato quasi 6 tonnellate di plastica per le confezioni e più di 3 tonnellate di cartone per gli imballaggi.
E sull’esempio di quanto avviene già da parecchi anni in Austria e Svizzera, anche in Italia sono stati già installati 600 distributori automatici per il latte fresco, di cui 360 nella sola Lombardia, che erogano dai 70 ai 200 litri al giorno.
C’è però anche chi non crede ai prodotti sfusi come Salvatore Ranchetti, Direttore Assicurazione Qualità di Esselunga: “la distribuzione dei prodotti sfusi non funziona perché il consumatore non sceglie in base alla sostenibilità dell’imballaggio”.
Le ragioni vengono da analisi di mercato che evidenziano innanzi tutto lo spazio maggiore occupato da un dispenser di prodotti sfusi rispetto ai già imballati, e quindi una minore offerta e possibilità di scelta per i clienti. Esiste poi un problema di igiene e sicurezza dovuto alla non possibilità di garantirle, in caso l’imballo sia portato dal consumatore. C’è infine un problema di immagine: una prova fatta eliminando la confezione di cartone dai tubetti di maionese o di dentifricio ne ha più che dimezzato le vendite, così come i refill per i detersivi sono meno venduti rispetto alle confezioni originali.
È evidente che solo una piccola percentuale di consumatori sceglie un prodotto considerando anche la sostenibilità del suo packaging, ma sappiamo bene come una comunicazione semplice e corretta possa cambiare le cose. Le considerazioni in questo senso non mancano, un esempio potrebbe essere, sullo stile delle classi degli elettrodomestici, quella della classificazione ambientale degli imballi per la loro sostenibilità o riciclabilità.

Giacomo Magatti

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