Archivio per settembre, 2009
ZeroEmission Rome 2009
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Fonte: zeroemissionn Rome 2009
ZEROEMISSION ROME, giunto alla quinta edizione, è l’evento di riferimento per tutte le aziende e gli operatori interessati allo sviluppo delle energie rinnovabili, all’emission trading e alla sostenibilità ambientale in Italia e nel grande e promettente mercato del bacino del Mediterraneo.
La manifestazione è composta da diversi saloni dedicati a: elettricità dal vento; mercato dei crediti di carbonio; CCS (Carbon Capture and Storage); tecnologie fotovoltaiche; impianti solari a concentrazione e tecnologie per la loro produzione; fonti rinnovabili agricole; tecnologie e industria dei biocarburanti liquidi sostenibili.
L’edizione di quest’anno si svolge su quattro padiglioni (erano tre nel 2008) pari a una superficie espositiva di oltre 30.000 metri quadri, con un aumento del 30% rispetto all’anno scorso. Gli espositori sono più di 400, con una forte caratterizzazione internazionale: il 25% proviene, infatti, da 27 Paesi esteri. I visitatori attesi sono 25.000.
Nell’ambito della manifestazione si tengono numerose conferenze, workshop e incontri dedicati ai temi più attuali nel dibattito energetico e climatico mondiale, che coinvolgono i massimi esperti internazionali e i visitatori. L’attività congressuale, particolarmente qualificata, è uno dei punti di forza dell’evento e lo caratterizza quale opportunità di aggiornamento professionale. Le sessioni in programma sono ben 56, con 377 relatori.
ZEROEMISSION ROME si svolge nel nuovo quartiere espositivo di Fiera di Roma, situato a poca distanza dall’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” e ben servito anche da ferrovia, trasporti pubblici e autostrade. In questa posizione strategica è, quindi, facilmente raggiungibile dai visitatori sia italiani sia esteri.
7 giorni a impatto zero
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www.repubblica.it di BENEDETTA PERILLI
L’iniziativa lanciata da una famiglia newyorkese. Che ne ha fatto un sito, un libro e un documentario. Vivere per una settimana limitando gli sprechi di ogni genere. E raccontarlo sui social network.

Colin Beavan l’ha fatto per un anno intero e da allora è diventato a tutti gli effetti No impact man, ovvero l’uomo capace di vivere per 365 giorni, insieme alla sua famiglia, annullando l’impatto ambientale. Niente automobile, energia ridotta, uso limitato di carta e plastica, cibi locali e non inscatolati. Ora lancia una sfida: provate anche a voi a vivere una settimana, da domenica a domenica, a impatto zero. E raccontatelo. Come? Con il suo prezioso decalogo e la possibilità di condividere online la propria esperienza con video, post e commenti su Facebook.
Si tratta di un esperimento globale che convoca coloro che hanno a cuore il pianeta e vogliono provare sette giorni di vita pulita, che non fa male all’ambiente e che, promette Colin, è anche molto divertente. Per mettersi alla prova basta iscriversi al sito No Impact Project: qui è possibile scaricare la guida suddivisa per giorni e apprendere i segreti del vivere risparmiando. Energia, emissioni nocive e – perché no – anche denaro.
L’inizio è per il 18 ottobre (intanto ci si può iscrivere alla newsletter), ancora qualche giorno per permettere agli utenti di capire lo spirito dell’iniziativa e decidere se si è pronti a dire no. All’automobile, all’elettricità, alla carta, ai cibi confezionati, ai tanti piccoli lussi del vivere contemporaneo che danneggiano la natura.
Da fare in gruppo, da soli o con la propria famiglia, il progetto cercherà di cambiare le abitudini più comuni. Domenica si elimina l’immondizia preferendo per esempio ai tovaglioli di carta quelli di stoffa; lunedì si elimina l’immondizia e ci si muove con trasporti a basso impatto, come la bicicletta; martedì oltre a eliminare immondizia e mezzi di trasporto ad alto consumo, si mangeranno solo cibi stagionali e locali. E avanti così, fino alla fine della settimana di prova, quando radersi a mano invece che con il rasoio elettrico, preferire le scale all’ascensore, il lavaggio a mano alla lavatrice, le candele alla luce elettrica sembreranno attività così normali che sarà difficile tornare indietro.
Subito dopo la registrazione sul sito e lo studio della guida, ogni utente dovrà sottoporsi a un sondaggio sul proprio stile di vita e scegliere quindi un giorno, tra quelli indicati, per dare inizio al progetto. Per chi crede nell’unione che fa la forza c’è la possibilità di aggregarsi ad altri gruppi, scelti in base alla prossimità geografica, e dare inizio al progetto. Continua..
Lamp&RiLamp in piazza
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Articolo di Andrea Pietrarota su yeslife
Ecolamp: impariamo a smaltire le lampadine fluorescenti
E’ partito a Parma il tour della mostra polisensoriale “Lamp&RiLamp” organizzata da Ecolamp (il consorzio per il recupero e smaltimento di apparecchiature di illuminazione) allo scopo di far conoscere agli italiani il corretto comportamento da adottare nel momento in cui abbiano in casa una lampadina fluorescente a basso consumo esaurita.

Il tour conterà 11 tappe nelle maggiori piazze italiane: dopo Parma sarà la volta di Milano, Torino, Padova, Venezia, Rimini (Fiera Ecomondo), Ancona, Firenze, Roma, Napoli e Bari.
La mostra “Lamp&RiLamp” ha come tema centrale il percorso della lampadina fluorescente, che alla fine del ciclo di vita viene spesso erroneamente gettata nel vetro o nel sacco indifferenziato.
Le sorgenti luminose a basso consumo contengono in realtà sostanze pericolose, come il mercurio, dannose sia per l’uomo che per l’ambiente. Per questo è necessario avere cura delle lampade esaurite, consegnarle integre presso l’isola ecologica più vicina e riporle con cautela negli appositi contenitori verdi Ecolamp.
Ecolamp, il principale consorzio senza scopo di lucro per la raccolta e lo smaltimento di apparecchiature di illuminazione, costituito nel 2004 dalle principali aziende nazionali ed internazionali del settore illuminotecnico, gestisce in tutto il Paese un servizio di ritiro, trasporto e trattamento delle apparecchiature di illuminazione a fine vita.
Il Consorzio ad oggi offre i propri servizi ad oltre 2.000 centri di raccolta comunali in tutta Italia e ha provveduto a fornire oltre 6.000 contenitori in comodato d’uso gratuito da posizionare nelle isole ecologiche per un investimento totale di 1,5 milioni di euro. Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.ecolamp.it
Fonte: www.yeslife.it
“Pelle” solare per palazzi ecosostenibili
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Fonte Kataweb-Hi-tech
Nuovi rivestimenti: SOLAR Skin
Nuove chances per rendere sostenibili gli edifici già esistenti. Lo studio Formwork di San Francisco ha inventato Solar Skin, una struttura modulare gonfiabile (e definita “low cost”) in grado di adattarsi a qualsiasi palazzo senza necessità di ricorrere a costose installazioni o ristrutturazioni. I pannelli, in grado di produrre e utilizzare energia solare, possono essere definitivi oppure temporanei.
Solar Skin è in fase di brevetto, ha una struttura progettata per essere utilizzata sia come rivestimento di pareti verticali che dei tetti. I progettisti: “È impermeabile, high tech, leggero ed architettonicamente stimolante”
Il tempo sta per scadere
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www.repubblica.it
obama: il tempo sta per scadere
L’Onu: “Negoziati a lentezza glaciale”
Vertice al Palazzo di Vetro per far uscire dallo stallo le trattative sul nuovo trattato. Il cinese Hu promette generiche riduzioni “notevoli” delle emissioni


Il vertice è stato organizzato dallo stesso Ban Ki-moon per far uscire dallo stallo i negoziati internazionali in vista dell’appuntamento di Copenaghen a dicembre.
Ban Ki-moon. Parlando dal podio dell’Assemblea, il segretario generale ha ricordato che, anche se la conferenza di Copenaghen per accordarsi sul nuovo trattato è a dicembre, “i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici”. A parere di Ban un fallimento di Copenhagen sarebbe “moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada” perché, ha detto, “la storia potrebbe non offrici un’occasione migliore di questa”. Ban Ki-moon ha sottolineato che “abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori” causati dal surriscaldamento del pianeta.
Il numero uno del Palazzo di Vetro, recentemente in missione al Polo Nord, ha anche avvertito che “sull’Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente”. Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati, e in particolare l’Africa, dove “il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo destabilizzando Stati e rovesciando governi”. Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli “a fare il primo passo”, perché “se lo farete – ha continuato il segretario generale – altri adotteranno misure audaci”.
Obama. Allarmanti le parole del presidente Usa: la minaccia, ha detto, è “grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile”. Obama ha detto che gli Stati Uniti hanno “fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere l’energia pulita e ridurre l’inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia”. E ha sottolineato il cambio di passo in materia di lotta al riscaldamento del pianeta fatto dalla sua amministrazione rispetto a quella del suo predecessore George W. Bush.
“Non siamo venuti qui a celebrare i progressi raggiunti – ha detto ancora Obama – ma perché ci sono ancora passi da compiere. Non dobbiamo farci illusioni quanto al fatto che la parte più difficile è davanti a noi”, ha affermato il leader della Casa Bianca. Obama ha insistito molto sulle difficoltà che dovranno essere affrontate ma ha sottolineato che “le difficoltà non possono essere una scusa per non agire”. “Tutti noi – ha detto ancora – dovremo affrontare dubbi e difficoiltà nelle nostre capitali”.
Sfuso e sostenibile
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Articolo di Giacomo Magatti – www.yeslife.it

Comprare alimenti o detersivi sfusi, decidendo di volta in volta la quantità desiderata, pagando la cifra a portata del proprio portafoglio, riducendo al minimo l’uso di confezioni e quindi i rifiuti prodotti. Sembra che stia tornando di moda la spesa come si faceva fino a una ventina d’anni fa: allora era abitudine vendere e comprare così, oggi motivazioni economiche e ambientali lo fanno tornare d’attualità.
Sta tornando comune mettere il latte nella bottiglia portata da casa, pesare la quantità di pasta o riso desiderata, riempire il fustino del detersivo solo del necessario. Con l’opportunità di non sprecare comprando in eccesso rispetto all’essenziale e con un attenzione particolare innanzi tutto al portafoglio. Perché senza pacchi o confezioni a perdere, il risparmio economico è evidente, il prezzo si riduce dal 20 fino al 70 per cento. Il grande vantaggio è anche in termini di rifiuti, visto che in Italia su 31 milioni di tonnellate di spazzatura che produciamo ogni anno, ben 12 sono solo di imballaggi. Che nel sacco della spesa rappresentano solo il 5 per cento del peso, ma diventano il 50 per cento del volume dei nostri rifiuti.
Quindi, un po’ per la crisi economica e un po’ per coscienza ecologica, gli acquisti e i consumi stanno tornando quelli di una volta. La cosiddetta Spesa Sfusa si effettua utilizzando sempre gli stessi contenitori portati da casa, che spesso sono comunque biodegradabili o riciclabili, e riempiendoli, attraverso appositi distributori, di pasta e caffè, detersivo e vino alla spina, e così via.
Esistono già in alcuni supermercati (dalla Coop all’Auchan alla Crai) i cosiddetti eco-point, che distribuiscono vari alimenti: caffè, pasta, riso, cereali, legumi, spezie e caramelle. Con questo sistema dal 2006 sono già 750mila le confezioni risparmiate ogni anno, mentre la vendita dei cibi sfusi è cresciuta del 10%.
In particolare, l’associazione Ecologos ha promosso in molte catene di supermercati, partendo dal Piemonte, il progetto detersivi self service: il consumatore acquista il flacone solo la prima volta al prezzo di 50 centesimi e si rifornisce con quello ogni volta che ne ha bisogno, incollando un tagliando di acquisto e pagando alla cassa, come abitualmente si fa per frutta e verdura. Questo sistema ha già fatto risparmiare più di centomila flaconi, che in altre parole significa non aver usato quasi 6 tonnellate di plastica per le confezioni e più di 3 tonnellate di cartone per gli imballaggi.
E sull’esempio di quanto avviene già da parecchi anni in Austria e Svizzera, anche in Italia sono stati già installati 600 distributori automatici per il latte fresco, di cui 360 nella sola Lombardia, che erogano dai 70 ai 200 litri al giorno.
C’è però anche chi non crede ai prodotti sfusi come Salvatore Ranchetti, Direttore Assicurazione Qualità di Esselunga: “la distribuzione dei prodotti sfusi non funziona perché il consumatore non sceglie in base alla sostenibilità dell’imballaggio”. Continua..
I maxi schermi sono uno spreco, la California li elimina
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Articolo: www.repubblica.it – Angelo Aquaro
Troppo costosi per la bolletta, la California vieta i maxi schermi. Al bando tv al plasma e Lcd, consumano troppo. Lo Stato inaugura l’eco-rivoluzione. Dal 2011 le super tv risponderanno a criteri ecologici e di risparmio energetico
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

Per uno che viene dal cinema è una specie di rivalsa. Quanto inchiostro versato sul piccolo schermo che si mangiava quello grande? E il boom dell’home-theatre che allontanava sempre di più dai theatre veri, che qui sarebbero i cinema? Vendetta, tremenda vendetta. La California di Arnold Schwarzenegger ha deciso: entro due anni i mega televisori o sono ecologici o non sono ammessi più in casa. Sì, proprio quelle meraviglie flat screen, a schermo piatto, che appese al muro diventano finestroni su un mondo incredibilmente più bello di quello reale, colori sempre vivi e HDTV, cioè tv ad alta definizione, versioni al plasma, versioni Lcd o Lcd Led.
Dal 2011, dice il provvedimento che la California – prima al mondo – varerà a novembre, i supertv dovranno rispondere a criteri di eco-compatibilità e risparmio, che dal 2013 diventeranno ancora più rigidi. Altrimenti, non se ne fa niente. Saranno anche bellissimi ma sono troppo costosi per la bolletta energetica, soprattutto da 40 pollici in su – che è una misura media, lo schermo più piccolo è quello da 19 pollici. Scrive il Los Angeles Times: non si capisce perché la Stato avrebbe dovuto costruire nuove centrali per rispondere al fabbisogno crescente di “American Idol”. Perché questa, sostengono gli ambientalisti, era la prospettiva.
L’uso della tv si mangia già il 10 per cento dell’utilizzo energetico in California, e la colpa è soprattutto di tv al plasma e Lcd, segmenti che prima della recessione avevano tassi di crescita del 40 per cento l’anno. Di crescita e di consumo. Il risparmio preventivo sui costi della bolletta energetica è di 8,1 miliardi di dollari: un bel risparmio per uno Stato che deve comunque ricorrere al 30 per cento di importazione energetica. Continua..
FONTI RINNOVABILI-L’albero dà energia elettrica
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Articolo di Sara Ficocelli – www.repubblica.it
Ricercatori del MIT hanno attivato un circuito elettrico inserendo un elettrodo nella pianta e uno nel terreno. Il presidente della SIA: “Di questa fonte si sa ancora pochissimo. Questa scoperta aiuterà”.

Produrre energia dagli alberi: è ciò che hanno fatto i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), dimostrando che basta mettere un elettrodo su una pianta e un altro nel terreno per ottenere una scarica di circa 200 millivolt, sufficiente ad attivare un piccolo circuito elettrico. Siamo lontani dalla possibilità di sostituire i pannelli solari con gli alberi, ma l’energia prodotta sarebbe sufficiente per tenere in funzione, ad esempio, piccole apparecchiature antincendio, trasformando boschi e foreste in guardiani di se stessi. “Per quel che ne sappiamo – spiega il professor Babak Parviz, docente di ingegneria elettrica presso l’Università di Washington e coautore dello studio – è la prima volta che si riesce a produrre energia esclusivamente mettendo degli elettrodi negli alberi”.
Anche nel dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’università di Firenze si studia da anni l’elettrofisiologia radicale, ma una possibilità del genere non era stata ancora sperimentata: “Si tratta di una scoperta interessante – spiega il professor Francesco Ferrini, direttore del dipartimento e presidente della Società Italiana di Arboricoltura – generata in realtà da un meccanismo molto semplice. E’ dalla fine degli anni ‘60 che si ipotizza di ricavare energia dagli alberi, il libro The secret life of plants di Peter Tompkins e Christopher Bird ha segnato l’inizio di un nuovo modo di concepire il rapporto tra pianta e uomo. Ma purtroppo degli alberi e delle loro infinite risorse si sa ancora pochissimo”.
Questo perché, spiega lo studioso, la durata media della vita di un essere umano è inferiore a quella degli alberi. Una quercia può vivere anche 1000 anni, un leccio o un rovere fino a 500, e i tempi di reazione, a fronte di un qualunque tipo di esperimento, sono quindi molto dilatati. I ricercatori americani sono infatti partiti analizzando la parte degli alberi che si deteriora più velocemente, le foglie: il professor Carlton Himes, altro membro del team che ha realizzato la scoperta, ha trascorso un’intera estate studiando le foglie d’acero, molto comuni in America, e il processo di fotosintesi clorofilliana.
Aboliamo l’elenco telefonico! Costa 5 milioni di alberi l’anno
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Articolo di Benedetta Perilli su www.repubblica.it
“Abolite l’elenco telefonico
costa 5 milioni di alberi l’anno”
Parte negli Usa la campagna contro il librone degli abbonati: “Le compagnie di distribuzione consegnino il volume cartaceo solo a chi ne fa richiesta, bisogna sfruttare internet e favorire l’edizione on line”. Anche in Italia nascono i primi “abolizionisti” di BENEDETTA PERILLI
Elenchi telefonici? No, grazie. A chiederlo è il popolo di internet che, tramite una protesta verde partita dagli Stati Uniti e approdata anche in Italia, invita le compagnie di distribuzione a lasciare agli utenti la possibilità di scegliere se ricevere o meno gli elenchi.
Contro una consegna a pioggia, che spesso non raggiunge chi ne ha davvero bisogno, ma arriva nelle case di chi quegli enormi volumi non li scarterà neanche; contro i costi di produzione e consegna; contro soprattutto lo spreco di carta, acqua e carburante, il movimento chiede la soluzione “opt-in”. Ovvero lasciare all’utente la libertà di stabilire, a seconda dei casi, se il servizio sia più o meno utile.
Verrebbero così garantite le necessità dei milioni di consumatori che ancora non usufruiscono del servizio di elenco telefonico online e che continuerebbero a ricevere l’elenco cartaceo, e contemporaneamente verrebbe soddisfatta anche la richiesta di chi lo consulta on line ormai da anni.
Quand’è l’ultima volta che ne avete consultato uno? Se avete bisogno di un numero di telefono cosa fate per procurarvelo? Per molti la risposta sarà internet. Ecco quindi che dagli Stati Uniti parte la campagna “Ban the Phone Book”, ovvero “Aboliamo l’elenco”. Prima con l’apertura di un sito (http://www. banthephonebook. org) e poi con un sondaggio. Per l’81% dei consumatori intervistati quella dell’opt-in è una soluzione giusta.
Soprattutto a fronte dei dati diffusi dal sito: sarebbero 5 milioni gli alberi utilizzati ogni anno per la realizzazione delle “pagine bianche” americane e le operazioni di riciclo costerebbero ai contribuenti oltre 17 milioni di dollari annui. Inoltre il 75% degli intervistati dichiara di non essere a conoscenza dell’impatto ambientale ed economico delle operazioni di stampa, recapito e riciclaggio dei volumi. Continua..
Stop alle buste di plastica!INIZIATIVA
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Articolo di Stefania Parmeggiani da www.repubblica.it
Sacchetti di plastica addio, almeno per un giorno
Il 12 settembre la prima giornata internazionale “contro” le buste della spesa. Le iniziative degli ambientalisti e dei comuni italiani per metterle al bando prima del 2011

Si gonfiano e danzano, pieni di acqua e sospinti dalle correnti. Sembrano meduse e le tartarughe li ingoiano. Muoiono soffocate. Vengono usati per venti minuti, ma poi l’ambiente per distruggerli impiega 400 anni. Nessun equilibrio tra tempo d’uso e tempo di vita. Gli italiani non riescono a farne a meno, ne producono tra i 10 e i 15 miliardi l’anno, immettendo nell’atmosfera qualcosa come 400 mila tonnellate di anidride carbonica. Sono il simbolo del superfluo, di una società che acquista, consuma e distrugge.
Sono i sacchetti di plastica, le shopper usa-e-getta condannate a morire da una direttiva europea, poi ripresa dalla Finanziaria 2007, il primo gennaio 2010. Nel nostro Paese, grazie al “decreto milleproroghe”, la sentenza è stata rinviata di un anno. Dodici mesi in più mettere al bando “i sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci”, le vecchie borse di polietilene.Molti credono che la rivoluzione verde tarderà ad arrivare. I produttori e i commercianti accampano scuse, i consumatori neanche quelle: sono così pratiche e comode che farne a meno resta un buon proposito, ma almeno per un giorno – un giorno soltanto – si può fare una cortesia all’ambiente. Non sia mai che qualcuno si accorga di quanto siano superflue le sporte di plastica e decida di rinunciarvi anche per il resto della settimana e dell’anno. Quel giorno è il 12 settembre, prima giornata internazionale senza i sacchetti di plastica.
L’ha promossa il Marine Conservation Society (MCS), società inglese no-profit dedicata alla conservazione dell’ecosistema marino. E ha raccolto ovunque l’adesione convinta degli ambientalisti. In Italia l’associazione dei Comuni virtuosi rilancia con la campagna “Porta la Sporta”, ispirata al movimento inglese “Plasticbag Free Cities”: invitano le amministrazioni a mettere al bando i sacchetti di plastica, coinvolgono le scuole e i bambini in progetti di riciclo e girano le piazze per insegnare a fare divertenti sportine di tela, da tenere con sé e tirare fuori alla cassa del supermercato. I blogger passano parola e sponsorizzano più che i sacchetti biodegradabili – sul cui smaltimento in tempi rapidi è battaglia di brevetti e studi – le vecchie sacche di tela o di juta, da ripiegare e portarsi appresso.
Torino (VIDEO) ha deciso di non aspettare il Governo e giocando in anticipo cerca di coinvolgere quanti più commercianti possibili per metterle al bando. A Firenze la Unicoop le ha eliminate dai suoi 98 punti vendita.
La Coop Adriatica invece già dallo scorso 7 settembre ha eleminato le buste di plastica da tutti i suoi 151 negozi. Al loro posto, alternative a basso impatto ambientale.
Continua..
