Silvia Raggi

La rete è il mio mondo

Archivio per luglio, 2009

Scooter elettrici ed ecologici presto in commercio

Articolo del: 21/07/09 – Alessandro Ingegno www.yeslife.it

Scooter elettrici e super ecologici: prepariamoci all’invasione

arton1525-8ffa3A tutti gli affezionati dei motori a due ruote: scordatevi il rombo del motore a cui eravate tanto legati, e dimenticatevi anche i gas di scarico. Gli scooter elettrici stanno arrivando sul mercato e sono ormai paragonabili a quelli tradizionali, con la differenza che non inquinano, sono silenziosi e regalano significativi risparmi nei costi: per rifornirli infatti bastano 20 centesimi di euro.

I motorini elettrici sono già una realtà, anche se ancora poco diffusa per lo scetticismo su alcuni aspetti tecnico-pratici. Ma quali sono i pregi e difetti dei motori e scooter elettrici?
La velocità degli scooter elettrici
Il primo punto da chiarire è la velocità: molti non sanno che uno scooter a motore elettrico di ultima generazione può raggiungere, con un pieno di energia, i 60/70 km/h con punte che arrivano anche a 100, con la necessità poi di una ricarica di due-tre ore massimo.

Molto importante è comprendere il funzionamento della batteria che, non basandosi più sulla capacità del serbatoio e sui consumi di carburante, si calcola in Ah (l’unità di misura della carica elettrica rapportata al tempo di esaurimento dell’energia). Essenziale è la scelta del tipo di batterie montate sullo scooter le quali variano i loro consumi di energia pur riportando la stessa capacità (ad esempio le batterie al litio esauriscono la carica elettrica in più tempo rispetto alle batterie in piombo, ma costano il doppio).

La potenza degli scooter elettrici
Altro aspetto fondamentale è la potenza degli scooter elettrici: si indica in watt e la potenza media dei motorini elettrici è di 1000 w, anche se per chi percorre tragitti che prevedono frequenti salite è meglio puntare, per non farsi superare anche dalle biciclette, su scooter di 2000 o 3000w.
Il prezzo, gli incentivi e il risparmio energetico degli scooter elettrici
Passando all’aspetto prezzi gli scooter elettrici sono ancora leggermente più costosi rispetto ai motorini tradizionali a benzina, anche se il trend è in discesa.
Ma non è da sottovalutare la possibilità di ammortizzare i costi sostenuti inizialmente con il risparmio in termini di gestione.
Una ricarica completa alle batterie (il vecchio pieno) viene a costare intorno ai 20 centesimi di euro; per i primi 5 anni, per legge, non sono previsti costi relativi al bollo che dal sesto anno corrisponde alla quota equivalente ad un quarto di quella dei mezzi a benzina; i tagliandi relativi alla manutenzione dello scooter elettrico (filtro, freni e olio) costa la metà rispetto a quelli effettuati per i motorini tradizionali, si aggirano infatti intorno ai 50/60 euro. E l’assicurazione vi chiederete? Le compagnie assicurative evidentemente non vedono differenze tra un mezzo elettrico e uno a benzina quindi i prezzi delle quote, con qualche rara eccezione, sono praticamente identici.
Dubbi e perplessità sugli scooter elettrici

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Esperimento sulla tracciabilità dei rifiuti

ESPERIMENTO AL MIT DI BOSTON
Etichette intelligenti per tracciare i rifiuti
Il MIT ha realizzato un dispositivo in grado di seguire il percorso della spazzatura dalla pattumiera in poi

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MILANO – Se le campagne tradizionali per la sensibilizzazione alla raccolta differenziata e al riciclaggio dei rifiuti non producono effetti positivi degni di nota, prova a scendere in campo la tecnologia. Un gruppo di ricercatori del MIT – Massachusetts Institute of Technology – ha annunciato un progetto di mappatura dei rifiuti basato su speciali etichette elettroniche.
IL PROGETTO – Ogni tipologia di scarto avrà il proprio chip che monitorerà la vita dei rifiuti dal momento in cui finiscono nella pattumiera a quando vengono smaltiti definitivamente, seguendo passo dopo passo tutto il percorso dal cestino di casa fino alla discarica e oltre. Un tentativo, dunque, per rendere trasparente la catena di raccolta, sottolineando eventuali inefficenze nel sistema di smaltimento e riciclaggio.
PRIMI TEST – Le città campione che testeranno per prime il «Trash Track» – questo il nome del sistema tecnologico – saranno Seattle e New York, dove verranno analizzati costi e metodologie dell’ultimo cammino degli oggetti di uso comune, nel tentativo di aumentare la consapevolezza dei cittadini circa l’impatto ambientale della spazzatura. Il compito spetterà ad alcune famiglie volontarie che consentiranno l’applicazione delle etichette elettroniche su un campione selezionato di rifiuti. Attraverso un sistema wireless, un server centrale analizzerà in tempo reale tutti i dati provenienti dallo scarto e i primi risultati saranno pubblicamente consultabili online a partire da settembre 2009. Il testimone, poi, dovrebbe varcare l’oceano e giungere a Londra, grazie alla collaborazione del magazine New Scientist e del suo editore.

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Commissione Europea: nuovi progetti per la ripresa economica e la sostenibilità

Nuovo articolo kyoto club

Commissione Europea: 268 milioni di euro in progetti di ricerca per la ripresa economica e la sostenibilità
I progetti di ricerca saranno sviluppati in tre settori del mercato quali le fabbriche del futuro, efficienza energetica degli edifici e auto verdi con l’obiettivo di tagliare le emissioni climalteranti. L’iniziativa nell’ambito del Piano Europeo di ripresa economica.

imagesLa Commissione Europea e oltre 800 rappresentanti delle imprese e della ricerca in Europa hanno annunciato che saranno stanziati 268 milioni di euro per progetti di ricerca in tre settori del mercato importanti per favorire la ripresa economica, renderla più sostenibile e basata sulle conoscenze scientifiche e contribuire a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra dell’UE e del mondo. I settori sono i seguenti:
• “Fabbriche del futuro” (1,2 miliardi di euro), per promuovere la competitività delle imprese europee a livello mondiale, in particolare le piccole e medie imprese, migliorando le loro conoscenze e l’uso delle tecnologie del futuro;
• “Efficienza energetica degli edifici” (1 miliardo di euro), per promuovere le tecnologie eco‐compatibili e lo sviluppo di sistemi e materiali efficienti dal punto di vista energetico, riducendo il consumo energetico degli edifici europei, responsabili anche di un terzo delle emissioni di CO2 dell’UE;
• “Auto verdi” (1 miliardo di euro), per lo sviluppo di nuove forme sostenibili di trasporto stradale.
L’iniziativa rientra nell’ambito del Piano Europeo di ripresa economica che prevede uno stanziamento complessivo di 3,2 miliardi di euro per la ricerca nel periodo 2010‐2013 tramite i tre partenariati pubblico privato (Public Private Partnership ‐ PPP), finanziati in parti uguali dalle imprese e dalla Commissione (tramite il Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo), mirati a far convergere gli interessi pubblici e quelli delle imprese.
Il primo invito per la presentazione delle proposte sarà lanciato ufficialmente il 30 luglio e i progetti dovrebbero partire entro la metà del 2010.

Fonte www.kyotoclub.it

Case “verdi”, ecco le città ecologiche

Articolo di www.repubblica.it – Ambiente
In quattro località inglesi verranno edificati ex novo diecimila alloggi entro il 2016. Villette dotate di pannelli solari, di vetri isolanti e di un sistema per il riciclaggio delle acque dal nostro inviato PIETRO DEL RE
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LONDRA – Le città del futuro saranno bruttine, ecologiche e lillipuziane. Le prime quattro verranno ultimate nel 2016 in Gran Bretagna, e conteranno ognuna 2500 case, tutte a consumo zero, poiché dotate delle ultime tecnologie sul risparmio energetico. Ad ogni angolo di strada sarà inoltre possibile ricaricare le auto elettriche, ovunque si potrà prendere in prestito una bicicletta e i servizi pubblici copriranno capillarmente ogni centimetro quadrato dei nuovi centri urbani. Quanto costerà edificare questi avveniristici agglomerati “verdi”? Il primo ministro Gordon Brown, che si è detto fortemente convinto dell’utilità del progetto, ha appena stanziato l’equivalente di 280 milioni di euro.
Lo scopo delle “eco-towns”, così sono state battezzate dalla stampa inglese, è anzitutto didattico: i fortunati abitanti delle case pionieristiche dovranno servire da esempio agli altri cittadini del paese. In Inghilterra, infatti, oltre un quarto delle emissioni di CO2 proviene dell’energia di uso domestico. Ora, come ha spiegato Brown, “per ridurre l’impatto delle attività umane sul clima, ognuno di noi sarà primo o poi costretto a risparmiare sui bisogni di acqua, elettricità e riscaldamento”. Per questo motivo, nelle quattro nuove città è previsto un consumo energetico bassissimo: ogni villetta sarà ricoperta di pannelli solari, avrà doppi vetri isolanti e disporrà di un sistema per il riciclo delle acque.
In realtà, i piani edilizi di Gordon Brown erano ben più ambiziosi. Se non ci fosse stata un’alzata di scudi da parte di numerose associazione che tutelano il paesaggio, il premier avrebbe chiesto di costruire non diecimila bensì centomila case ex novo nelle campagne inglesi. Perché, gli hanno chiesto gli attivisti, non concentrare piuttosto gli sforzi e i finanziamenti su le circa ottocentomila case che sono state abbandonate nei decenni? Il ministro delle Infrastrutture, John Healey, s’è difeso sostenendo che “il cambiamento climatico è una sfida che riguarda tutti e che le “eco-towns” rappresentano il modo per vincerla. Per ogni famiglia che vi andrà ad abitare prevediamo un risparmio di circa 600 euro l’anno”.
Ma c’è ultimo scoglio che dovrà superare il governo di sua Maestà. Sono le associazioni locali, chiamate ad esprimere un parere vincolante sulla costruzione delle città ecologiche. Molte di loro si sono già schierate contro. Temono, in particolare, una carente urbanizzazione stradale attorno ai nuovi insediamenti, e di conseguenza l’intasamento delle vie di comunicazione già esistenti. Altri, invece, si preoccupano delle conseguenze sulla fauna. “Tutto questo – dice il sindaco di un antico paesino della Cornovaglia – per consentire a pochi eletti di avere in cucina un pannello luminoso che indica a che ora passa il prossimo autobus”. E’ difficile non condividere il suo scetticismo.

(20 luglio 2009)

Veneto riciclone

Al Veneto la palma del riciclo
sempre male le grandi città
La regione del nord est si piazza al primo posto nella classifica di Legambiente. Cessalto il comune più virtuoso. Roma e Milano sotto la soglia. Migliora in sudstor_16250003_23300

La palma del Comune più “riciclone” spetta a Cessalto. La cittadina in provincia di Treviso si piazza al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai Comuni che gestiscono meglio i propri rifiuti. Cessalto, 3.754
abitanti, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,6. Ma non c’è solo il Nord. Anche nella Campania assediata dall’emergenza rifiuti, infatti, sono 61 i comuni da cui prendere esempio in materia di differenziata. Spicca il risultato di Salerno, unico capoluogo riciclone del centro sud, ad aver raggiunto il 45,7% di raccolta differenziata.
Classifica per regioni. Con una percentuale del 64% sul totale dei Comuni, è il Veneto a svettare in cima alla classifica delle regioni, seguito dalla Lombardia con il 25,2% (389 comuni ricicloni), il Friuli Venezia Giulia con il 21,9% di ricicloni sul totale e il Piemonte con il 19,5%. Predominio veneto anche nella classifica dei Comuni con oltre i 10.000 abitanti: i primi posti sono occupati al nord da Sommacampagna, Roncade, e San Biagio della Callalta.
Piccoli comuni. Tra i piccoli Comuni nelle prime trenta posizioni troviamo ben 29 realtà del nord est dislocate tra Veneto e Trentino Alto Adige. Avanzano anche le Marche e si segnalano i buoni risultati di Potenza Picena e Montelupone entrambi in provincia di Macerata e della Sardegna che ottiene premi nelle singole filiere e un premio come Regione (è passata dal 3% di raccolta differenziata del 2002 al 38% a dicembre 2008). Al sud sono campani i comuni nelle prime tre posizioni: San Marco dei Cavoti in provincia di Benevento, seguito da Rofrano (Salerno) e Cerreto Sannita (Benevento).
Meno divario tra nord e sud. Nella classifica dei Comuni in testa c’è il nord ma anche al sud ci sono buoni segnali: hanno superato la soglia d’ingresso del 45% 127 amministrazioni del sud (contro le 71 dello scorso anno) e 41 del centro. Maglia nera alle grandi città. Nessuna infatti ha superato la soglia stabilita per essere “riciclona”: Milano è rimasta al 35,4%. A Roma va ancora peggio (19,5%). Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania (con il 72,8 %), seguita da Novara (70,9 %) e Asti (62,1%).
“Sono 10 milioni gli italiani che abitano nei 1280 Comuni Ricicloni 2009 – ha detto Andrea Poggio, vicedirettore Nazionale Legambiente – e confermano che riciclare si può, anzi, si deve. Non solo: hanno dimostrato che basterebbe estendere le raccolte differenziate a tutto il Paese per dare un contributo fortissimo agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. Attivando servizi di raccolta differenziata hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,8 milioni di tonnellate di CO2, pari al 6% di dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia. A questo risultato si aggiungono i quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti sottratte al business discarica”.
“I commissariamenti – continua il presidente di Legambiente – non hanno prodotto nulla e il concreto rischio di diffondere la moda dei termovalorizzatori è il vero nemico della raccolta differenziata. Come abbiamo ribadito più volte per migliorare è indispensabile passare dalla riduzione attraverso il sistema di tassazione a quello di tariffazione che, dove è stato applicato, ha dato risultati più che significativi”.
Quest’anno per diventare Comune Riciclone bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, nell’anno 2008. Mentre, ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%.

Fonte: www.repubblica.it – ambiente

La musica si mobilita contro il nucleare

Legambiente e Subsonica, no nucleare

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Il governo ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per promuovere questa decisione ha inaugurato da qualche mese una campagna di disinformazione sulle presunte opportunità che questa scelta garantirebbe al nostro Paese. Col nucleare, secondo l’Esecutivo, l’Italia rispetterà l’accordo europeo 20-20-20  per la lotta ai cambiamenti climatici, ridurrà il costo dell’energia e le importazioni, grazie a non meglio identificate centrali di “nuova” generazione, descritte come sicure, pulite e tecnologicamente avanzate. Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, causa le ingentissime risorse necessarie per sostenere questa avventura, abbandonerebbe qualsiasi investimento per lo sviluppo delle rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza, che sono invece le soluzioni più immediate ed efficaci per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Legambiente lancia una grande mobilitazione per ristabilire la verità su quanto è dannoso il nucleare e sull’importanza di puntare gli investimenti destinati al rilancio dell’atomo, verso la creazione di un sistema energetico efficiente e incentrato sulle rinnovabili.

Anche i Subsonica aderiscono all’iniziativa, firmando e invitando a firmare l’appello: “Per il clima contro il nucleare”. Durantele tappe del loro tour estivo, Legambiente sarà presente vicino al palco per distribuire materiale informativo e invitare i fans a firmare l’appello e aderire a Stop The Fever, per uno stile di vita a basse emissioni. Nelle tour estivo i  Subsonica proporranno il particolare show presentato di recente nella fortunatissima tourneé europea. L’iniziale successione dei brani storici cederà il passo a una seconda parte incentrata su quella componente dance, che ha già conquistato il pubblico di Ibiza, Londra, Bruxelles, Madrid e Barcellona.

L’articolo è tratto dal sito www.stopthefever.org. Sul sito trovate anche le informazioni sulle altre iniziative.

Approvato ddl sul nucleare – KyotoClub

Il Governo punta sul nucleare, ma è una tecnologia nelle sabbie mobili
La posizione del Kyoto Club nelle dichiarazioni del direttore scientifico, Gianni Silvestrini, dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge che concede la delega al Governo per la localizzazioni dei siti per nuove centrali nucleari. Insormontabili problemi per l’insediamento degli impianti e sugli aspetti economici.

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Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che contiene disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia.
Tra le norme approvate c’è quella per il ritorno al nucleare, con la delega al governo per la localizzazione dei siti per le nuove centrali.
Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia ha evidenziato alcuni aspetti contraddittori che emergono dal disegno di legge appena approvato.
Innanzitutto, secondo Silvestrini, “nel giugno 2008 il documento sulla ‘manovra economica triennale’ prevedeva che il Governo entro il 30 giugno 2009 definisse un ‘“piano energetico nazionale’ che indicasse «le priorità per il breve e il lungo periodo» nel settore dell’energia e che inoltre delegasse il Governo a emanare entro il 31 dicembre 2008 «uno o più decreti legislativi recanti i criteri per la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione elettrica nucleare». Del Piano energetico nazionale non c’è traccia e per i decreti attuativi siamo già in ritardo di un anno. E’ solo il primo di una serie di ritardi che faranno affondare il nucleare nelle sabbie mobili”.
“Oggi preoccupa la possibile reazione negativa delle popolazioni e degli enti locali”, ha detto Silvestrini. “Come risposta si può prevedere quindi l’esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, tanto che l’esecutivo si propone di dichiarare i siti scelti quali aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione”.
“Curiosa poi la valutazione dei costi – continua il direttore scientifico di Kyoto Club – Da un lato un comma del disegno di legge garantisce priorità di accesso alla rete per l’elettricità nucleare, come avviene con le fonti rinnovabili. Insomma, alla faccia della liberalizzazione dei mercati. E poi questo è un segno evidente di insicurezza sui reali costi di generazione del nucleare”. “Dall’altro, si prevede il lancio di una campagna di informazione sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità”.
Secondo Silvestrini però questa è un’operazione che appare sempre più difficile, considerando le brutte notizie che giornalmente si susseguono. Il MIT ha appena pubblicato un rapporto, “Update of the MIT 2003 Future of Nuclear Power Study”, che ha aggiornato le sue valutazioni del 2003 sulle prospettive di un rilancio del nucleare. Secondo la prestigiosa università, in soli sei anni le stime sui costi di costruzione degli impianti “overnight” (che non includono cioè gli oneri finanziari, particolarmente pesanti per questa tecnologia) sono raddoppiati passando da 2.000 $/kW a 4.000 $/kW.
Sugli aspetti economici e finanziari del nucleare Gianni Silvestrini ricorda inoltre che: “la legge prevede tutta una serie di paracaduti per le imprese che volessero lanciarsi nell’avventura. Si prevedono, così, strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di costruzione per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione”.
“Insomma – conclude Silvestrini – il disegno di legge mette le mani avanti rispetto ai problemi di insediamento e agli aspetti economici, due nodi decisivi per la riuscita o il fallimento del nucleare”.

Fonte: www.kyotoclub.it

Design sostenibile

Articolo tratto da www.yeslife.it

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Il design al tempo della crisi non rinuncia a creare ma diventa sostenibile, sfruttando materiali di riciclo, da discarica industriale oppure ricavati dalla natura e poi manipolati.
Chi avrebbe mai immaginato, per esempio, che il cofano arrugginito di una vecchia automobile americana potesse diventare un lucido tavolino da salotto? Solo il signor Joel Hester evidentemente.
tavolo table joel hesterHester è il proprietario di una ditta di forniture d’acciaio moderno con un senso del design molto sviluppato, come dimostra l’unicità del tavolo che ha saputo creare: piedi tubolari in acciaio inseriti sotto una lastra lucida a cui riesce a conferire sfumature colorate. E la creatività di Hester non si limita solamente ai tavolini da salotto ma spazia su tutto il design d’arredamento: credenze, armadi e strutture dei letti, tutto rigorosamente ricavato dall’acciaio riciclato. Dei veri e propri oggetti da collezionisti del one-of-a-kind ecosostenibile.
Sono sempre più i progetti di designer e artisti che partono da materiali riciclati, o che concepiscono i loro oggetti perché possano avere una seconda possibilità, finito il loro ciclo di vita come prodotto. E l’idea del dare vita a nuovi oggetti d’arredamento o nel vestiario con materiali riciclati comincia ad essere veramente l’ultima moda (ecologica). Ma mentre all’estero si può parlare di vero e proprio boom del riciclo dei prodotti, in Italia sono ancora pochi gli esempi di eco-design. Ma quando gli italiani si mettono in mente qualcosa, si sa che sono sempre i primi della classe :) . Ecco qui qualche esempio.

Greenpeace anche a Roma, orsi polari senza casa

Orsi polari senza casa invadono Roma, c’è lo zampino di Greenpeace
Martedì 07 Luglio 2009 – Articolo di Simona Falasca
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Roma invasa dai clochard. Non è l’ultimo allarme lanciato dalla Caritas, ma la nuova provocazione di Greenpeace alla vigilia del G8 affinché vengano presi provvedimenti contro il cambiamento climatico in atto che sta sciogliendo i ghiacciai. Sì perché i senza-tetto in questione avvistati ieri mattina a Circo Massimo, Castel Sant’Angelo, via della Conciliazione e davanti al Colosseo, erano.. orsi polari.
Gli anomali “barboni” mascherati da orsi bianchi, alcuni disorientati in mezzo al traffico, altri sfiniti a terra con tanto di cartello “Vittima del riscaldamento globale”, si sono aggirati per la città eterna, sotto gli occhi stupiti dei romani, alla ricerca di cibo e riparo perché orfani della calotta polare ristretta per effetto del global worming.
E in questo caso neanche il modulo abitativo portatile Wheelly avrebbe potuto aiutarli perché stando a quanto denunciato da Greenpeace la perdita totale della loro casa potrebbe avvenire già dalle estati del 2030, come pure quella dei ghiacciai alpini prevista per il 2050-2070. A quel punto però anche le vittime umane del clima saranno milioni.
“La riduzione dei ghiacci artici è la principale causa di perdita dell’habitat naturale dell’orso polare, ora a rischio estinzione per effetto del riscaldamento globale”, spiega Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace: “È quello che potrebbe accadere al 20-30 per cento delle specie viventi il cui rischio di estinzione aumenterà se la temperatura media terrestre dovesse crescere oltre i due gradi centigradi. E oggi la scienza ci avverte che il Pianeta sta correndo verso un aumento di sei gradi al 2100″.
Perché continuando così il problema in futuro non sarà l’invasione di finti orsi polari senza tetto, ma di milioni di profughi ambientali che potranno salire fino a 700 milioni nel 2050.
Quello che l’associazione teme, a soli 5 mesi dalla conferenza di Copenhagen e all’atteso accordo “salva-clima” per la riduzione delle emissioni di CO2 al 2020, è che l’Italia durante il G8 possa giocare al ribasso, mancando una forte leadership politica per affrontare la più grave crisi ambientale della storia.

Fonte: www.greenme.it

Iceberg à Paris

FRANCE/

Un enorme iceberg (gonfiabile), alto 16 metri, galleggia sulla Senna. I parigini sono stati sorpresi martedì 7 luglio, alla vigilia del G8, dall’installazione di un gigantesco blocco di ghiaccio di fronte alla Tour Eiffel. L’opera porta la firma degli attivisti di Greenpeace, che cercano di sensibilizzare cittadini e politici (uno striscione si appellava al presidente francese Nicolas Sarkozy) circa il riscaldamento globale: «Chiediamo ai governanti di inserire negli accordi che firmeranno al L’Aquila obiettivi vincolanti di riduzione nell’emissione di gas serra» (Reuters-corriere.it)

www.corriere.it