Archivio per giugno, 2009
Sprites sui cieli d’Europa
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Articolo tratto dal Corriere
Si tratta degli «Sprites». Assomigliano a nubi luminose e talvolta vengono scambiati per Ufo 
Luci misteriose circolavano nei cieli europei in questi ultimi giorni. Ma indagando i fisici dell’atmosfera hanno spiegato cause e caratteristiche. Nessun mistero, nessun UFO come qualcuno ha subito gridato, dunque. Lo scienziato spagnolo Oscar Van der Velde di Sant Vincenc de Castellet, fisico dell’atmosfera appunto, li ha fotografati e decifrati. Si tratta, ha spiegato, degli «Sprites» e si vedono a grandi altezza. Assomigliano a nubi luminose dalle strane forme che talvolta accendono facilmente la fantasia.
FENOMENI METEO – «Gli sprites ¬ – precisa – sono uno dei tanti fenomeni meteorologici particolari di cui il cielo ci gratifica. Si manifestano a una quota intorno agli 80 chilometri di quota sviluppandosi in due direzioni, prima in basso e poi verso l’alto. Ciò succede quando un fulmine strappa cariche elettriche da una vicina nube generando le condizioni ideali per la formazione luminosa: il tutto dura in media venti millesecondi». Di questi fenomeni si parla da almeno un secolo ma soltanto dal 1989 esiste la prova. In quell’anno, infatti, gli astronauti di una missione shuttle della Nasa li fotografarono più volte.
CACCIATORI DI SPRITES – Da allora si sono addirittura formate delle associazioni di «Sprite chasers», cacciatori di sprites, che sorvegliano in continuazione il cielo cercando di individuarli e fotografarli. Quando li agguantano lo spettacolo è assicurato e la curiosità soddisfatta con tanto di spiegazioni scientifiche. E senza inutili enigmi. Il cielo è un meraviglioso laboratorio di fenomeni fisico-chimici.
Giovanni Caprara su www.corriere.it
09 giugno 2009
Allarme migrazioni di massa. Di Alessia Manfredi da La Repubblica
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I mutamenti climatici stanno già causando spostamenti significativi della popolazione. E nei prossimi decenni metteranno a rischio intere comunità con ripercussioni globali
UNA MAREA umana in fuga da siccità, inondazioni, mari che si innalzano fino a mangiare la terra, e da altri fenomeni figli dei mutamenti del clima. Migrazioni di massa, alla ricerca di una vita migliore o, più semplicemente, di un modo per rimanere vivi, che si verificheranno su larghissima scala nei prossimi decenni, coinvolgendo decine di milioni di persone: qualcosa di mai visto prima, per ampiezza ed estensione. E’ lo scenario tratteggiato da un nuovo rapporto presentato oggi a Bonn a margine dei negoziati per un nuovo accordo contro il riscaldamento globale, curato dal Center for International Earth Science Information Network della Columbia University, di New York, dalla United Nations University e da Care International. Che non azzarda cifre precise – anche se altri studi hanno indicato fra i 25 ed i 50 milioni di potenziali sfollati e profughi entro il 2010 e 700 milioni entro il 2050, mentre l’Organizzazione internazionale dei migranti si tiene su una cifra mediana, di 250 milioni nel 2050 – ma sottolinea quanto il clima giochi e giocherà sempre di più un ruolo chiave in questo fenomeno, a fianco di altri elementi come l’instabilità politica ed economica, e la distruzione da parte dell’uomo di specifici ecosistemi oltre allo sfruttamento eccessivo dei terreni per l’agricoltura. Continua..
“Home” di Luc Besson per la giornata mondiale dell’ambiente
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«ODE ALLA BELLEZZA DEL PIANETA» 
Su YouTube il film di Besson per la giornata mondiale dell’ambiente
Il sito trasmetterà in anteprima «Home». Per la prima volta in contemporanea su YouTube, in TV e nei cinema
YouTube trasmette dal 5 giugno in anteprima il film «Home», prodotto dal regista Luc Besson in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Lo ha reso noto Google, aggiungendo che il film, della durata di un’ora e mezzo, è disponibile in inglese, francese, spagnolo e tedesco.. Il film, dicono le note di produzione, «è un’ode alla bellezza del pianeta e alla sua delicata armonia. Attraverso i panorami di 54 paesi catturati dall’alto, Yann-Arthus-Bertrand ci porta a compiere un viaggio unico attorno al pianeta, per contemplarlo e per capirlo».
Co-prodotto da EuropaCorp e Elzévir Films, Home intende focalizzare l’attenzione sull’attuale stato del pianeta mostrando immagini riprese dal cielo. Su YouTube, il documentario sarà disponibile per 10 giorni, mentre soltanto durante il 5 giugno sarà mostrato sia in TV sia al cinema in circa 180 paesi e 80 canali TV, nonché su schermi giganti collocati in 80 piazze da Time Square a New York al Campo di Marte sotto la torre Eiffel a Parigi a Trafalgar Square a Londra. Si tratta della prima iniziativa di questo tipo mai realizzata in sinergia tra il canale online YouTube, la TV e il cinema.
Sono stati inoltre creati 5 livelli di Google Maps che mostrano informazioni quali le sale e il luoghi pubblici dove il film viene proiettato oggi, documentazione generale sui temi del documentario.
05 giugno 2009 Corriere della Sera
8 giugno giornata mondiale degli oceani
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Dal sito del Corriere 
Giornata mondiale degli oceani: il cambiamento climatico e’ un rischio
08 Giugno 2009
La giornata mondiale degli Oceani, che si celebra l’8 giugno, quest’anno ha come tema centrale: “Un Oceano, un clima, un futuro”. L’oceano ha infatti un’importanza centrale nel cambiamento climatico in atto. Fornisce ossigeno, regola la temperatura della Terra e rappresenta un’importante fonte di cibo per l’umanita’. La nostra sopravvivenza e’ legata a filo doppio ed inesorabilmente alla salute di quella imponente quantita’ di acqua che ricopre la maggior parte del pianeta: ben il 72% della superficie terrestre e ospita 3/4 delle specie animali viventi. Meta’ degli abitanti della Terra – 3 miliardi di persone – vive a meno di 80 km dalla costa ma si prevede che tra 30 anni diventeranno 6 miliardi. Questa situazione provoca gravi conseguenze in termini di inquinamento che, unito all’eccessivo e spesso sconsiderato sfruttamento delle risorse ittiche, costituisce una seria minaccia alla sopravvivenza del Pianeta Blu. (Agr)
Pesticidi in aumento secondo Legambiente
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Presentato oggi il rapporto di Legambiente sulla presenza di pesticidi in frutta e verdura. Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni, sembra essersi arrestato. I risultati quest’anno sono stabili, se non addirittura peggiori del 2008. I campioni analizzati sono diminuiti rispetto allo scorso anno ma c’e’ stato un aumento delle concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008. Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% e’ addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore piu’ o meno stabile rispetto all’anno precedente. La frutta si riconferma quale categoria “piu’ inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarita’. Solo un frutto su due che arriva sulle nostre tavole e’ privo di residui chimici. Piu’ a rischio sono le mele, seguite dagli agrumi. Si segnalano anche i vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o piu’ residui.
FONTE:Corriere della sera
Rivoluzione verde per Cina e Stati Uniti
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Articolo di FEDERICO RAMPINI su www.repubblica.it 
Ecco perché Stati Uniti e Cina sono in corsa per pulire il mondo
Le due superpotenze si sono convinte che la sfida delle fonti rinnovabili è decisiva. Non per ragioni etiche ma perché sanno che l’industria verde può essere la via per uscire dalla recessione
“LA CINA si candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso un’economia low-carbon, a bassa emissione di Co2″. Non è propaganda del regime di Pechino. L’affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente dell’Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il Climate Group, importante ong ambientalista americana. Howard indica la chiave di questa conversione: “I dirigenti cinesi si sono convinti che questa è la nuova ricetta del profitto”. Via via che si svelano i contenuti della maximanovra di investimenti pubblici varati dalla Repubblica Popolare per rilanciare la crescita, ecco che cosa si scopre: su 586 miliardi di dollari di spesa pubblica aggiuntiva, ben 220 miliardi (il 40%) va a finanziare l’industria verde, dal risparmio energetico alle fonti rinnovabili, dall’auto elettrica al motore ibrido. L’Amministrazione Obama rincorre la lepre cinese: sui 787 miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne stanzia una quota inferiore ma comunque importante (112 miliardi) per l’ambiente.
E almeno in un settore l’America si piazza in testa in questo duello: negli ultimi 12 mesi ha installato 8.300 megawatt di impianti eolici, un record storico, mentre la Cina arriva seconda con 6.300 megawatt di energia prodotta dal vento. Entro la fine del 2009 però il colosso asiatico sarà il primo esportatore mondiale di turbine eoliche. Arranca un po’ indietro l’Unione europea, che pure fu a lungo un modello di virtù per avere sottoscritto quasi da sola gli impegni di Kyoto sulla riduzione delle emissioni carboniche. Ma anche sul Vecchio continente spira un vento di ottimismo. La battaglia ambientale non è più percepita come una zavorra, un sovrappiù di costi, e un ostacolo allo sviluppo. Al contrario la Commissione di Bruxelles annuncia che “i benefici delle energie rinnovabili in termini di sicurezza e di lotta all’inquinamento vanno a braccetto con consistenti vantaggi economici”. Non sono affermazioni volontaristiche. Già oggi il solo business delle energie rinnovabili occupa 1,4 milioni di europei, per lo più ricercatori, tecnici, manodopera altamente qualificata. “Altri 410.000 posti di lavoro aggiuntivi verranno creati – spiega la Commissione – se l’Unione europea raggiunge l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul totale entro il 2020″.
Boschi per abbattere le emissioni CO2. Di A. Cianciullo da Repubblica
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Dodici boschi speciali
per “mangiare” i gas serra
In tutta Italia aree verdi creato ad hoc per compensare le emissioni di CO2 prodotte da eventi, istituzioni, aziende. Oltre 100 ettari che elimineranno 63 mila tonnellate di anidride carbonica
E’ COME in una favola. Dodici boschi mangia CO2 creati con la bacchetta magica per catturare l’anidride carbonica, per intercettare i gas serra prima che arrivino a far danno. Certo, si potrebbe dire che inglobare il carbonio è il lavoro naturale degli alberi che crescendo lo incorporano. Ma questi sono boschi speciali, creati su misura per cancellare, dal punto di vista dell’impatto serra, un peccato ecologico, sia pure involontario. Sono boschi legati a un desiderio di redenzione (e di immagine).
Nel parco del Gargano c’è il bosco nato per compensare le emissioni serra prodotte dagli inviti della regina Elisabetta che ha voluto festeggiare il suo compleanno senza il rimorso di aver accelerato, sia pure di poco, il riscaldamento planetario. A Ferrara c’è il bosco ordinato dalla Fiera di Rimini per annullare le emissioni serra prodotte dagli ambientalisti che sono andati a Ecomondo. Sul Vesuvio c’è il bosco che azzera le emissioni del Teatro festival di Napoli. A Campagnano Romano c’è il parco pagato dalla LeasePlan, l’azienda di noleggio auto sul lungo periodo, per azzerare le emissioni prodotte dalla sua flotta aziendale. Sul Po c’è il parco commissionato dalla Nikon per compensare la campagna pubblicitaria del 2008. Continua..
1999-2009: i dieci anni che sconvolsero il mondo
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Articolo di ELMAR BURCHIA – www.repubblica.it
1999-2009: i dieci anni che hanno sconvolto la Terra
Il lago d’Aral, la foresta amazzonica in Brasile e l’isola artificiale a Dubai: il Mondo non è più lo stesso
Un’isola si forma, un lago si prosciuga, foreste scompaiono: la Nasa documenta sul Web com’è cambiata la nostra Terra nell’ultimo decennio. Con una serie di foto satellitari, incredibili e terribili allo stesso tempo.
DIECI ANNI DI CAMBIAMENTI - In occasione del decimo anniversario del Nasa Earth Observatory, l’organizzazione che cura la pubblicazioni online per la Nasa, il sito rende pubbliche le immagini degli ultimi dieci anni di attività di EOS, il sistema dell’agenzia spaziale americana di satelliti eliosincronici che controllano la superficie del globo. La pagina web documenta nuovi risultati della ricerca sul clima e mostra gli effetti delle catastrofi naturali. Per questa ricorrenza gli scienziati hanno pubblicato uno speciale progetto, denominato “World of Change”, “Terra del cambiamento”. Divise anno per anno, dal 1999 ad oggi, le immagini satellitari documentano come gli interventi dell’uomo abbiano radicalmente modificato la natura e di conseguenza la faccia del nostro pianeta.
IL LAVORO DELLA NASA – Il Nasa Earth Observatory è la fonte principale di immagini satellitari gratuite e altre informazioni scientifiche riguardo la Terra consultabile dal pubblico. La sua attività si focalizza soprattutto sul clima e l’ambiente. Che possa esistere una pagina online accessibile a tutti come quella dell’ “Earth-Observatory”, è merito soprattutto degli scienziati della Nasa, Yoram Kaufman e David Herring. Il portale web è un’incredibile biblioteca che contiene una serie di altrettanto eccezionali immagini scattate dall’alto. Una di queste, una spettacolare visuale della Terra a colori, è diventata particolarmente famosa: quella conosciuta come “Blue Marble” è, infatti, anche l’immagine che appare sullo schermo quando si accende l’iPhone della Apple.
LAGO PROSCIUGATO – Visitare il sito della NASA Earth Observatory, è in ogni caso un’esperienza interessante e suggestiva. Oltre a mostrare fotografie della Terra realizzate con tecnologie avanzatissime, il sito propone anche delle gallerie in cui sono raccolte immagini che raccontano eventi climatici e cataclismi di vario genere: dalle tempeste di sabbia agli uragani, dalle banchine di ghiaccio che si staccano agli incendi più devastanti. Uno degli esempi più drastici proposti dalla Nasa è quello che documenta il ritiro delle acque del Lago d’Aral, tra il Kazakhstan e l’Uzbekistan, un tempo considerato il quarto lago più grande del mondo con i suoi 68.000 chilometri quadrati di superficie. Oggi, di questo lago è rimasto ben poco. Da quando negli anni ‘60 l’allora Unione Sovietica cominciò a deviare gli affluenti più importanti, per irrigare tra l’atro le vaste piantagioni di cotone, il livello del gigantesco specchio d’acqua è in continua discesa.
AMAZZONIA SCOMPARSA – Quanto velocemente l’uomo possa cambiare la faccia della Terra è ben visibile negli scatti satellitari sulle foreste pluviali della provincia brasiliana di Rondônia, in Amazzonia. Il processo di disboscamento sembra inarrestabile, spinto in buona parte dai grandi allevatori di bestiame e dalle multinazionali dell’agroalimentare. Negli ultimi trent’anni, hanno riferito i ricercatori Nasa, sono stati abbattuti in totale 67.764 chilometri quadrati di foresta.
DIGA A LAS VEGAS – A metà degli anni ‘60 il Colorado River, a nord di Las Vegas, fu sbarrato. Il risultato è stato il Lake Powell: un immenso bacino di raccolta che rifornisce acqua potabile a parti dello Utah, dell’Arizona e persino della lontana California. Inoltre, è diventato famoso per i suoi stabilimenti turistici e sportivi. Sulle foto del satellite della Nasa “Landsat 5″, è ancora visibile un lago profondo con rigogliosi affluenti nel 1999. Appena sei anni più tardi la situazione è decisamente cambiata: a causa dei prelievi, il livello dell’acqua è drammaticamente sceso.
PALME A DUBAI – Un’ulteriore esempio di come l’uomo ha deformato il pianeta nel corso dell’ultimo decennio arriva con le immagini scattate su Dubai. Infatti, da qualche anno è in atto la costruzione dell’oramai celebre isola a forma di palma: Jumeira Palm Island, la prima delle tre previste dal progetto. La sequenza proposta dalle foto satellitari svela, dal 2000 ad oggi, come nasce l’isola artificiale dell’extralusso – la più grande isola del mondo mai costruita dall’uomo.

Elmar Burchia
01 giugno 2009
http://www.corriere.it/gallery/Scienze/vuoto.shtml?2009/06_Giugno/mondo/1&1
L’isola “rinnovabile”
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Articolo di Antonia Jacchia da www.corriere.it

L’energia dalla paglia: ecco l’isola a impatto zero
Samso, in 10 anni dagli sprechi alla rivoluzione verde. CO2 ridotta del 140 per cento con e fonti rinnovabili
L’isola che c’è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l’energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell’elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un’isola dedicata all’agricoltura e all’allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell’energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c’è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l’isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all’estero (fino in Nuova Zelanda) all’insegna dell’agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri?
Anche la musica è green
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Articolo di ALESSANDRO INGEGNO del 17/04/09 
Tratto da www.yeslife.it
Il 2009 si annuncia come l’anno dei festival ecologici che abbinano la musica alla sostenibilità ambientale, al motto del Go Green!
Mai come quest’anno la stagione dei Music Festival europei ha una forte componente ecologista.
L’offerta degli Eco-Festival punta sull’accoppiata tra turismo musicale, con concerti dei più grandi artisti mondiali, e tutela dell’ambiente, attraverso azioni concrete e sensibilizzazione del pubblico. Possiamo quindi parlare di turismo musicale sostenibile?
Due degli Eco-Festival più importanti del continente si tengono in Irlanda: si tratta dell’Electric Picnic e dell’Oxegen.
Il primo, giunto alla sesta edizione, si terrà dal 4 al 6 settembre a sud-ovest di Dublino e, oltre ad essere considerato dagli esperti il Glastonbury irlandese, è diventato in brevissimo tempo portabandiera delle cause ambientaliste: nel 2008 è stato premiato con il Greener Festival Award, un premio indipendente di riconoscimento al festival musicale più rispettoso per l’ambiente. A determinare l’assegnazione del prestigioso premio è stata l’introduzione nell’area festival del “Global Green”, un eco villaggio dove si discute di cambiamenti climatici, si svolgono attività organizzate da “Re-think tank”, la quale mette a disposizione opere d’arte e documentari allo scopo di sensibilizzare il pubblico sui temi ambientali e sviluppare dibattiti. L’Electric picnic è inoltre il primo festival musicale ad aver introdotto il carpooling, nel 2008, allo scopo di ridurre la congestione del traffico e l’emissione di CO2, monitorando gli effetti positivi dell’iniziativa attraverso l’organo irlandese Emission Zero. Tra le altre eco iniziative all’interno dell’area festival è anche possibile rifocillarsi in bar interamente alimentati da energia solare, o utilizzare nei bagni solo prodotti riciclabili o biodegradabili. La line-up musicale deve ancora essere definita, ma sicuramente non deluderà le aspettative dopo i grandi nomi della passata edizione.
L’Oxegen invece è un festival che dal 2000 si tiene nel nell’ippodromo di Punchestown, contea di Kildare. L’edizione 2009, che si terrà dal 10 al 12 luglio, vedrà avvicendarsi sul palco artisti del calibro di Blur, Killers, Bloc Party, Kings of Leon e molti altri. La componente ambientalista dell’Oxegen si rivolge soprattutto alla concreta diminuzione dell’impatto ambientale del festival che, come sappiamo, ha bisogno di dosi massicce di energia e mezzi di trasporto. L’Oxegen, definito l’evento irlandese “100%CarbonNeutral” e vincitore del “Green N Clean Award”, organizzerà spostamenti in autobus in collaborazione con il trasporto pubblico, servizi di carpooling e l’iniziativa park&ride. All’interno dell’area grande seguito avrà, dopo il successo della passata edizione, l’Eco Cup: una gara che premia chi, tra un concerto e l’altro, ricicla di più. Vige inoltre l’obbligo, per i venditori, dell’utilizzo di imballaggi biodegradabili.
