Archivio per giugno, 2009
Per ogni auto un albero
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Skoda vende auto e pianta alberi. Articolo tratto da www.yeslife.it

Consumi responsabili. Skoda aderisce per il terzo anno consecutivo al progetto “Un albero per ogni auto venduta”, che si pone lo scopo di piantare alberi in zone particolarmente bisognose, come ad esempio le zone particolarmente in pericolo di frane ed esposte ad agenti erosivi come acqua e vento.
L’anno scorso sono state vendute 58.908 auto, e così Skoda ha già rintracciato l’area della Repubblica Ceca in cui verranno piantati i corrispondenti alberi. Pensate che dal 2007 sono stati piantati complessivamente 131.977 alberi.
Il progetto ha avuto un grande successo soprattutto da parte delle popolazioni locali ceche, che hanno visto in modo molto positivo l’impegno dell’azienda in questo ambito, soprattutto nelle zone particolarmente colpite da danni naturali.
Una parte delle piante verrà utilizzata anche per incrementare la varietà di specie presenti nella regione dei Monti dei Giganti, in quella dei Monti Iser e nell’area nota come Svizzera ceca.
Nel 2008 l’iniziativa è stata premiata dalla giuria del prestigioso concorso “Top Corporate Philantropist”.
Tegole solari
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Articolo tratto da www.yeslife.it e news.cnet
In arrivo nel 2010 le tegole solari per un tetto ad efficienza energetica

Fonti di energia rinnovabili, bioarchitettura. Sono in arrivo le tegole solari. Date un’occhiata alla foto, non sono bellissime? SRS Energy ha attivato una collaborazione con US Tile, produttore leader nel settore delle tegole di terracotta, per integrare la tecnologia dei pannelli solari con la tradizione delle tegole dei tetti di terracotta. Il risultato è veramente un capolavoro, un’opera di biomimetica altamente estetica ed efficiente. Invece di avere dei pannelli solari installati sul tetto, il tetto diventa solare.
Soprattutto in Italia è assolutamente critica l’integrazione dei pannelli solari nei quartieri storici delle città. L’aspetto troppo tecnologico dei moduli fotovoltaici ha spesso bloccato la loro installazione su edifici storici, ma ora non ci sono davvero più scuse.
Le nuove tegole solari, Solè Power Tiles, sono state presentate alla Convention Nazionale dell’Istituto Americano di Architettura nel Maggio del 2009 a San Francisco. E a Giugno è stato presentato il primo progetto ad aver adottato questa innovativa tecnologia: la Zwahlen’s Ice Cream & Chocolate Company, un’azienda familiare della Pennsilvanya.
E dal punto di vista dell’efficienza energetica? Le tegole solari hanno un’efficienza che va tra l’8 e il 10%, il che le porta ad essere un po’ meno efficienti rispetto alle altre tecnologie a film sottile. Esse possono generare 860 Kwh per 100 mq all’anno in un’area con 5,8 ore di sole al giorno.
SRS Energy ha intenzione di esportare i propri prodotti in Europa nel 2010. Fonte: news.cnet.com
Friburgo, la città solare
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Articolo del: 23/06/09
Fonte: yeslife – Articolo scritto da Autoambiente.com, il portale della mobilità sostenibile.
Il vero “paese del sole” è in Germania
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Un luogo dove il 30% della viabilità stradale è dedicato alle biciclette (oltre 400 km) e dove i quartieri sono a basso consumo energetico. Non stiamo parlando di un altro pianeta in una dimensione parallela.
Parliamo di Friburgo, in Germania a meno di 450 km da Milano. La città è nota anche come Solar city. Qui negli anni ’70 è stata fatta la scelta – c’era la crisi petrolifera (e c’è anche adesso) – di puntare sulle fonti di energia rinnovabili.
Già nel ’96, in linea con il Protocollo di Kyoto, si è posta l’obiettivo di ridurre del 25 % l’emissione di CO2 entro il 2010. Poiché la scadenza è prossima e l’impegno sembra dover essere coronato dal successo, la città ha “alzato l’asticella” e si è posta un nuovo traguardo per il 2030, l’ulteriore taglio del 40% delle emissioni di CO2.
Una politica energetica pluripremiata
La politica energetica di Friburgo, una volta affidata al carbone, si basa ora su tre principi: l’efficienza energetica; l’uso di nuove tecnologie che sfruttino insieme calore ed energia (co-generazione); l’impiego di energia derivata da fonti rinnovabili, in particolare l’energia solare. Tale politica, nel concreto, si è tradotta in numerosi progetti, molti dei quali già portati a termine.
Sul fronte “solare”, la regione di Friburgo può contare su ogni tipo di applicazione: solare fotovoltaico (oltre 450 installazioni), solare termico (per l’acqua calda), stanze solari o “giardini invernali”, progetti per il solare passivo, raffreddamento solare, sistemi di isolamento solare trasparenti che convertono il calore di una parete esposta al sole in energia termica utilizzabile. Una serie di soluzioni che ha consentito alla città di vincere ripetutamente il premio German Solar Bundesliga che onora le città tedesche con il maggior numero di kW installati di panelli fotovoltaici. Al momento gli edifici dei pochi quartieri che costituiscono l’origine del progetto riescono già a fornire il 5% dell’intera elettricità consumata a Friburgo (200.000 abitanti). Una percentuale che è incrementata se si considerano anche le produzioni da altre fonti rinnovabili, quali eolico, idroelettrico e biomasse, e che dovrebbe raddoppiare entro il 2010.
Modelli alla luce del sole: Vauban, Schlierberg, Rieselfeld
In modo particolare, molte di queste soluzioni sono presenti nel quartiere di Vauban, a due chilometri dal centro storico. Qui quasi 6000 abitanti vivono in case dotate di tecnologie solari attive, quali pannelli solari e fotovoltaici, integrati nell’architettura sostenibile, in modo da fungere da vetrate semitrasparenti, tettoie o da protezione per i balconi. Tutti gli edifici sono costruiti interamente in legno, eccetto le fondazioni e il piano seminterrato, rifiniti con materiali naturali, dotati di tripli vetri e di un elevato isolamento termico. Il costo di costruzione delle case è superiore di circa il 3%, ma il loro consumo energetico e le emissioni di CO2 si riducono del 30%.
All’interno del quartiere si trova il così detto “isolato solare” “Am Schlierberg”. Tutti gli edifici sono a basso consumo energetico (con dispersione < 65 kWh/m2a) in modo da dover richiedere ulteriore energia termica – generata dall’impianto di co-generazione ad alta efficienza, alimentato per l’80% da trucioli di legno e per il 20% da gas naturale – solo per poche settimane all’anno. Altre rispettano gli standard “casa passiva” (consumi pari a 15 kWh/m2a), mentre 50 unità residenziali sono indipendenti dal punto di vista del fabbisogno energetico e, addirittura, producono un surplus di energia che viene fornito alla rete, (vengono infatti chiamate “Plusenergiehauser”).
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Le città europee che puntano sull’ambiente
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Articolo tratto da www.KyotoClub.org 17/06/2009 (Fonte: Agenzia Dire)
Città europee che puntano sull’ambiente, ma non sono italiane

Una ricerca dal titolo “Ambiente Metropolitano”, elaborata dalla società Aleteia per il comune di Roma, mette in luce le politiche ecologiche su energia, qualità dell’aria, uso e qualità dell’acqua, rifiuti e trasporti di Barcellona, Londra, Parigi, Berlino e Stoccolma. Molto indietro Roma e Milano.
Le grandi metropoli europee investono sempre di più in ambiente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. Barcellona, Berlino, Londra, Parigi e Stoccolma negli ultimi anni hanno innalzato i loro parametri ambientali e, grazie spesso a politiche coraggiose e rigorose, sono state premiate tanto che nella classifica della vivibilità urbana, stilata dall’Economist.
Ma quasi tutte si trovano al di sopra di metropoli italiane come Roma e Milano. I progressi ambientali fatti dalle città in Europa sono raccolti nella ricerca “Ambiente Metropolitano”, elaborata dalla società Aleteia per il comune di Roma, e presentata oggi al ‘Pala Energia Anev’ di Villa Borghese, in occasione del convegno “Ambiente metropolitano, storie di città e del loro rapporto con l’ambiente”’.
Le materie su cui si sono confrontate le cinque città europee sono state l’energia, la qualità dell’aria, l’uso e la qualità dell’acqua, le politiche sui rifiuti, i trasporti. Alcune di questa cinque città hanno intrapreso politiche ambientali innovative che hanno portato in breve tempo a cambiamenti di rotta di grande rilevanza. A titolo di esempio – si legge nella ricerca – si può citare il caso di Barcellona che in pochi anni (circa 7) è diventata la città europea con il minor consumo di acqua domestico (nel 1999 si trovava in decima posizione). O il caso di Berlino che si è prefissata come obiettivo, nel 2004, la riduzione di oltre il 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030 e che ad oggi – a 5 anni di distanza – è perfettamente in linea con le previsioni e anzi viaggia con standard ancora migliori di quelli previsti.
“Le realtà che abbiamo analizzato – ha detto Francesco Paolo Conticello di Aleteia nel presentare il rapporto – stanno a dimostrare che, anche capitali importanti e complesse come Roma, quando decidono di intraprendere un percorso di abbattimento dell’impatto ambientale possono ottenere risultati significativi e avviarsi sulla strada dello sviluppo sostenibile”.
Ecco una sintesi dei risultati delle cinque città europee:
Barcellona: si è concentrata in particolare sui trasporti sostenibili e la qualità dell’aria. Ha infatti realizzato una rete di veicoli elettrici e ha puntato sulle due ruote con 156 chilometri di piste ciclabili e un servizio di bike sharing che può contare su 400 stazioni e 6.000 bici. Inoltre, sta costruendo tre turbine eoliche nella zona del porto ed è diventata la città europea con minor consumo di acqua domestica.
Berlino: ha svolto un’azione a tutto campo sull’ambiente. Ha creato un’Agenzia per monitorare l’inquinamento e la qualità dell’aria; ha aderito al Protocollo di Kyoto con l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 40%. Sul fronte dei trasporti oltre ad incentivare i mezzi pubblici e migliorare la metropolitana ha puntato sulla mobilità sostenibile: car sharing, car pooling, taxi su risciò-bicicletta. In prima linea anche sui rifiuti con le pattumiere parlanti, la diffusione dei pannolini lavabili, il riutilizzo dei materiali di scarto, ecc.
“Storico accordo sul clima”, ma è falso
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Articolo di Repubblica di Benedetta Perilli 
“Storico accordo sul clima”
Falso Herald Tribune “verde”
Distribuita da Greenpeace in 50mila copie una finta edizione straordinaria dell’International Herald Tribune che racconta l’importante risultato dei lavori al summit sul clima di Copenaghen del dicembre 2009. “Una previsione che vorremmo si avverasse: così chiediamo impegno ai capi di Stato”
Silvio Berlusconi è stato ricoverato d’urgenza a Roma per aver inalato un’eccessiva quantità di coriandoli lanciati in aria dopo il suo trionfante ritorno dalla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Copenaghen. Qui, insieme agli altri rappresentanti dei governi dei Paesi industrializzati, ha firmato uno storico accordo a tutela del clima. Per il presidente del Consiglio anche danni minori dovuti ai numerosi abbracci da parte dei cittadini festanti che hanno atteso il suo ritorno a Fiumicino. La notizia è sull’International Herald Tribune distribuito oggi in tutto il mondo in edizione straordinaria e gratuita. Sì, perché davanti a notizie storiche anche i colossi dell’editoria rinunciano ai profitti: il più importante accordo a tutela del clima è stato firmato a Copenaghen dai rappresentanti mondiali. A renderlo noto è stato il segretario esecutivo delle Nazioni Unite Yvo de Boer: “L’accordo è stato siglato. Un accordo che permetterà al mondo di arginare i cambiamenti climatici”.
L’edizione straordinaria del quotidiano, interamente dedicata all’accordo, riporta però una data che non sarà sfuggita ai più attenti: sabato 19 dicembre 2009, ovvero il giorno successivo alla chiusura dei lavori del summit sul clima che si terrà a Copenaghen, appunto nel prossimo dicembre. Insomma, la copia circolata stamattina a Roma, davanti a Camera, Senato, ministeri e ambasciate, ma anche in altre 28 nazioni, altro non è che un falso realizzato da Greenpeace per invitare i capi di Stato dei Paesi industrializzati a siglare a Copenaghen un accordo ambizioso per il clima.
Le richieste avanzate con la campagna, sostenuta da centinaia di attivisti in tutto il mondo, sono chiare: entro il 2020 il taglio di almeno il 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990, lo stanziamento di 110 miliardi di euro a sostegno dell’economia verde, l’adattamento dei Paesi in via di sviluppo e la creazione di un fondo delle Nazioni Unite a protezione delle foreste.
Il giornale, che è stato distribuito in 50mila copie, riporta nelle otto pagine la cronaca da Copenaghen, Londra, Parigi, Amsterdam, Atene, Brasilia, Atlanta, Dallas, Nuova Delhi, oltre a tre editoriali, una sezione dedicata all’economia, un’anticipazione del nuovo film di Robert Redford Il protocollo di Copenaghen che vedrà Cameron Diaz e Julia Roberts tra le probabili interpreti di Angela Merkel e un divertente oroscopo tutto virato su temi climatici. Chiudono l’edizione il cruciverba “verde” e una serie di fumetti, tra i quali degli improbabili Gorefield e Halvin and Cobbes, che parlano della conferenza di Copenaghen.
Il castagno è l’albero che assorbe più CO2
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Un buon modo per diminuire l’anidride carbonica nell’atmosfera sarebbe quello di piantare castagni, in particolare di una specie americana. Questi alberi, che crescono più in fretta e hanno chiome più folte, avrebbero una maggiore capacità di assorbire la CO2.
Lo ha dimostrato uno studio condotto da Douglass Jacobs della Purdue University, Stati Uniti, che è apparso sulla rivista Forest Ecology and Management. Secondo Jacobs, la specie di castagna americana in studio ha una chioma tre volte più sviluppata rispetto ad altri alberi. Per questo avrebbe una capacità maggiore di assorbire l’anidride carbonica. Grazie ad un incrocio con una specie cinese, il castagno americano avrebbe anche acquisito resistenza all’invasione di un fungo che ha decimato, durante lo scorso secolo, molte foreste degli Stati Uniti.
«Questo – ha dichiarato Jacobs – non è l’unico metodo per ridurre le emissioni. Abbiamo bisogno di ridurre il consumo di oli fossili ed aumentare l’uso di energie alternative, ma piantare i castagni potrebbe comunque rallentare il rilascio di CO2 nell’atmosfera».

Le tribù amazzoniche hanno bloccato i decreti per sfruttare la foresta
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E’ finita con una vittoria degli indigeni la ribellione delle tribù peruviane contro i decreti governativi che consentirebbero uno sfruttamento indiscriminato dell’Amazzonia.
Molto sangue è stato versato negli scontri con la polizia, molto poco se ne è parlato in Occidente. Eppure le tribù lottano per le loro terre e i loro diritti, ma anche per noi: l’Amazzonia è il polmone del pianeta, è fondamentale per il clima.
La vittoria degli indigeni è però solo provvisoria. I decreti sullo sfruttamento della foresta sono congelati per intavolare trattative con le tribù: non sono ritirati. E in Perù la protesta continua.
E’ costata decine di morti la ribellione di circa 5.000 indigeni peruviani provenienti da diverse tribù e riuniti nell’Associazione Interetnica di Sviluppo della Selva Peruviana.
Protestano contro i decreti firmati dal governo del presidente Alan Garcia per dare attuazione al Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.
Garcia presenta questi decreti come improntati allo sviluppo sostenibile e alla protezione dell’ambiente. Gli indigeni evidenziano invece come essi aprono la strada ad un’incontrollata appropriazione delle loro terre ancestrali da parte di aziende private ghiotte di petrolio, legname e terreni da adibire ad agricoltura e allevamento.
Sottolineano inoltre che i decreti sono stati approvati senza alcun coinvolgimento delle comunità indie, così come invece vorrebbe l’Organizzazione internazionale del lavoro.
Per protestare, le tribù amazzoniche per quasi due mesi hanno bloccato strade, vie fluviali e ostacolato le operazioni di trasporto di gas e petrolio, una situazione che ha messo a secco varie città.
Tuttora le proteste continuano: gli indigeni vogliono che i decreti siano completamente ritirati, non solo sospesi per intavolare trattative.
La ferrovia di New York diventa un parco sopraelevato
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Le ferrovie di New York si trasformano in un parco urbano sopraelevato

Design e architettura sostenibile. Vi avevamo parlato del progetto di trasformare i vecchi binari ferroviari di New York in un parco sopraelevato. Bene, è arrivato il grande momento! L’High Line Elevated Urban Park, ovvero il parco creato nel tratto di strada ferrata sopraelevata che si estende dal Meatpacking District fino all’Hudson Rail Yards, è stato inaugurato proprio qualche giorno fa.
L’High Line è stato originariamente costruito nel distretto del Meatpacking negli anni 30 per elevare un tratto di ferrovia cargo particolarmente pericolosa per i cittadini newyorkesi.
Abbandonato negli anni 80, l’High Line è stato riscoperto dal famoso fotografo Joel Sternfeld, il quale ha dedicato molti lavori alla bellezza che scaturiva da questa struttura che man mano veniva letteralmente ricoperta dalla natura spontanea.
La città di New York era originariamente intenzionata a distruggere l’High Line, ma grazie all’intervento dei cittadini newyorkesi, la struttura è stata protetta e rinnovata, fino ad arrivare al completamento dell’attuale progetto di architettura e design sostenibile.
Non dimenticatevi di aggiungerlo alle vostre tappe la prossima volta che passate da Manhattan!
Fonte: www.yeslife.it
Pellet radioattivo, “usate prodotti italiani”
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Articolo: Repubblica – Ambiente.
Ancora sequestri di ecocombustibile contaminato. Chi ne possiede deve chiamare la polizia. Nel nostro paese 700.000 stufe con questo sistema
Caccia in Italia al pellet radioattivo. Dopo il sequestro di diecimila tonnellate di sabato, si moltiplicano le segnalazioni dei cittadini. In Valle d’Aosta, da dove è partita l’inchiesta che coinvolge 30 città, la fornitura di combustibile contaminato è giunto a febbraio tramite un rivenditore di Saint-Christophe. La polizia ha sequestrato nel magazzino poco meno di 1500 sacchetti.
La Protezione civile consiglia a tutta la popolazione in possesso del combustibile della marca indicata di contattare i numeri telefonici 115 dei Vigili del fuoco e 113 della Questura per il corretto smaltimento del combustibile. “Il materiale stoccato nei sacchetti o comunque allo stato inerte – si legge nella nota diffusa dalla Regione – non risulta essere dannoso per la salute della popolazione”.
Un carico dalla Lituania. Nell’eco-combustibile domestico proveniente dalla Lituania e sequestrato in tutta Italia sono state rilevate tracce di Cesio137. La sostanza radioattiva è prodotto dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari.
“I pellet contaminati – ha spiegato il questore di Aosta, Salvatore Aprile – non sono pericolosi per la salute dell’uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri”.
Il mercato. L’Italia rappresenta uno dei maggiori mercati europei per i sistemi di riscaldamento con il pellet, ecocombustibile che utilizza biomassa naturale in Europa. Circa l’80% delle vendite – afferma il sito www.pelletitalia.org – riguarda stufe a pellet di media potenza utilizzate principalmente in singoli ambienti domestici. Il restante 20% riguarda invece sistemi di riscaldamento centralizzato come termostufe, termocaldaie e termocamini.
Secondo i dati Coldiretti, si stima la presenza di oltre 700mila stufe alimentate a pellet in Italia e negli ultimi cinque anni si verificato un aumento dei consumi nazionali del 400% secondo le ultime rilevazioni dall’associazione di settore (Aebiom).
Tra produzione nazionale ed importazioni in Italia – afferma Coldiretti – sono utilizzati circa un milione di tonnellate di pellet, per la grande maggioranza di provenienza nazionale, anche se negli ultimi anni sono aumentate le importazioni dai Paesi dell’Est europeo.
L’associazione dei coltivatori consiglia di scegliere il made in Italy, con prodotti che garantiscono la tracciabilità. “E’ necessario investire sulla
produzione di energia rinnovabile dell’agricoltura italiana che è ottenuta per oltre il 70% da biomasse combustibili dove sono completamente assenti i rischi di contaminazione nucleare”.
(14 giugno 2009)
