Archivio per maggio, 2009
L’eolico di alta quota: un brevetto italiano. Di A. Cianciullo da Republica
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L’Italia resta in gara sull’eolico anche attraverso tecnologie sperimentali. A Bruxelles, alla conferenza Sustainable development: a challenge for European research (26 – 28 maggio) viene presentata la relazione di Mario Milanese, docente di Controlli automatici al Politecnico di Torino, sull’eolico di alta quota. Il progetto consiste in alcune decine di aquiloni, mossi da un sistema di regolazione computerizzato, che si muovono a una quota compresa tra i 500 e gli 800 metri e servono a far girare una giostra capace di produrre energia. Per costruire una centrale da mille megawatt, capace di sostenere circa un trentesimo del consumo elettrico italiano, basterebbe un’area di due chilometri di raggio. La centrale inoltre non ha bisogno di grandi pilastri verticali, che devono essere capaci di resistere frontalmente alla pressione del vento, perché tutto si basa sul movimento di rotazione impresso a una struttura cilindrica: le vele della giostra salgono in alto, la struttura resta a fior di terra. In questo tipo di eolico il punto critico non riguarda più la meccanica ma l’elettronica: il controllo dei bracci computerizzati che governano i cavi da tre millimetri degli aquiloni.
27 comuni europei fanno il tifo per la bici
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Articolo tratto da www.ermesambiente.it
Si è conclusa nei giorni scorsi a Bruxelles la conferenza internazionale “VELO-CITY 2009”: sindaci e rappresentanti dell’Unione Europea hanno firmato una Carta degli impegni per le due ruote. Con l’obiettivo di attivare strumenti e politiche che entro il 2020 rendano sostenibile il 15% degli spostamenti nelle città europee. Tra i firmatari, il Comune di Reggio Emilia.
Reggio Emilia, 20 maggio 2009 – Sollecitare Commissione e Parlamento europeo ad attivare politiche specifiche per portare nei Paesi dell’Unione Europea l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto abituale dall’attuale 5% al 15% complessivo entro il 2020.
Attivare allo stesso tempo iniziative locali finalizzate a far salire al 15% il “modal share” (ripartizione modale) della bicicletta e a ridurre del 50%, entro il medesimo termine, gli incidenti mortali che colpiscono i ciclisti migliorando la sicurezza delle strade ciclabili.
Sono questi i due punti nodali della “Carta di Bruxelles”, il documento sottoscritto nei giorni scorsi da 27 Comuni europei e da rappresentanti dell’Unione Europea in occasione della giornata di chiusura della quindicesima edizione della Conferenza internazionale sulla ciclabilità “VELO-CITY 2009”. Un impegno preciso per innalzare il livello di mobilità sostenibile all’interno dei contesti urbani europei: tra i firmatari, oltre alla città di Reggio Emilia, anche Bruxelles, Milano, Monaco di Baviera, Siviglia, Edimburgo, Tolosa, Bordeaux, Timisoara, Izmit e Portland negli USA.
Tra le azioni caldeggiate, l’istituzione di un Ufficio europeo della Mobilità ciclistica e la costituzione di un intergruppo parlamentare sulla mobilità in bicicletta. Un invito esplicito viene poi fatto alla Commissione affinché supporti e incentivi adeguatamente le politiche locali della ciclabilità con risorse finanziarie congrue. In occasione di “VELO-CITY 2009”, il Comitato Economico e Sociale Europeo ha poi lanciato il primo “Lessico europeo della ciclabilità”, contenente termini chiave sul mondo della bici in tutte le 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea. In chiusura, il presidente dell’European Cyclists’ Federation, Manfred Neun ha dato appuntamento all’edizione “Global” del Velo-City, passando il testimone dell’organizzazione al sindaco di Copenhagen che nel 2010 ospiterà l’iniziativa (dal 23 al 26 giugno).
Svolta epocale: Obama taglia le emissioni
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Artcolo tratto da Repubblica Ambiente del 20/05/2009
Il presidente americano propone di fissare uno standard nazionale per i consumi delle auto, per risparmiare 1,8 miliardi di barili di greggio entro il 2016 e di ridurre di 900 milioni di tonnellate le emissioni di gas serra
Obama con i dirigenti del settore auto
“E’ arrivata l’ora di mettere fine alla nostra dipendenza dal petrolio”, ma per raggiungere l’obiettivo “ci vorranno tempo, voglia e sforzi”. Lo dice a Washington il presidente Barack Obama nella conferenza stampa in cui ha annunciato nuove misure per produrre e commercializzare in futuro negli Stati Uniti solo autovetture a maggiore risparmio energetico. L’amministrazione propone di fissare uno standard nazionale sui consumi e sulle emissioni delle auto, superando così le divergenze eistenti a livello statale, soprattutto con la California, lo Stato che finora ha imposto i limiti più rigidi. Un piano che permetterà di ridurre di 900 milioni di tonnellate le emissioni di gas serra.
“Qui al mio fianco ci sono oggi i produttori di auto, i sindacati e gli ambientalisti – afferma il capo della Casa Bianca – gente che in passato ha spesso litigato, che si è portata in tribunale a vicenda ma che oggi è qui unita per il bene comune. Questo fatto da solo è straordinario”.
I nuovi standard riguarderanno le auto prodotte a partire dal 2012 e dovranno entrare in vigore in tutto il Paese entro il 2016.
Puglia, Sardegna, Piemonte, i siti delle centrali nucleari – da Repubblica
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Articolo di MAURIZIO RICCI da Repubblicaonline del 20/05/2009
ROMA – In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. E’ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
Continua..
Arriva in Giappone il primo cellulare ibrido
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D’ ora in poi ba
sterà una bella giornata di sole per ricaricare un cellulare, almeno in Giappone. E’ stato infatti presentato ieri a Tokyo il primo telefonino ibrido in grado di ricaricare la batteria per mezzo di speciali pannelli solari, oltre che con la tradizionale alimentazione a corrente elettrica. Il nuovo modello, battezzato Solar Hybrid 936sh, è stato presentato da Softbank, terzo operatore di telecomunicazioni giapponese e prodotto da Sharp.
La principale caratteristica del terminale è la possibilità di ricaricare la batteria con l’energia solare grazie a minuscoli pannelli fotovoltaici montati sul coperchio del telefonino, che permettono di accumulare con dieci minuti di esposizione al sole una carica sufficiente per due ore in standby o un minuto di conversazione, mentre uno speciale rivestimento garantisce all’apparecchio la totale impermeabilità all’ acqua.
Fonte: Leggo 20/05/2009
Il fiato?un ottimo combustibile!
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Ti piacerebbe fa
re il pieno… sbuffando, senza scucire un soldo o quasi? Una nuova tecnologia già in uso all’aeroporto di Liverpool consente di trasformare in combustibile nientemeno che il fiato. E di questi tempi, con tutto quello che non va, è una riserva inesauribile… (Alessandro Bolla, 16 marzo 2009)
L’originale sistema di riciclaggio permetterà di alimentare a basso costo e basso impatto ambientale i veicoli diesel dell’aerostazione e gli impianti di riscaldamento. Il progetto è partito a gennaio e con obiettivi decisamente ambiziosi: la fase pilota prevede la produzione di circa 100.000 litri di biocarburante. Una volta a regime l’impianto potrà fornire circa 4.000 litri di combustibile al giorno. I costi di realizzazione non sono stati resi noti, ma Origo Industries, titolare dei brevetti e delle tecnologie, afferma che verranno ammortizzati dalla società aeroportuale nel giro di un anno.
C’è un limite a ciò che si può riciclare? A guardare quello che stanno facendo all’aeroporto John Lennon di Liverpool sembrerebbe proprio di no. La società che gestisce lo scalo aereo ha infatti installato nei suoi locali degli apparecchi in grado di recuperare l’anidride carbonica emessa dai passeggeri attraverso il respiro. Una volta imbottigliata e opportunamente trattata, la CO2 verrà impiegata come nutrimento per speciali alghe, che a loro volta verranno trasformate in biomassa e quindi in combustibile verde.
Fonte: Focus.it
La casa?Di carta e arredata con la carta.
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Ecologica e a bass
o costo, è uno speciale bungalow di circa 15 metri quadri prodotto dalla svizzera Wall AG. Costa meno di 5.000 euro. Com’è possibile? Semplice: è una casa fatta interamente di carta riciclata. E nonostante questo è calda, ben isolata, resistente e dotata di ogni comfort.
Il materiale di base è lo swisscell, ottenuto dalla carta riciclata e dal cartone, impregnato con una speciale resina e preformato in cellule esagonali, come le celle di un alveare. Gerd Niemöller, ideatore di questo singolare progetto, spiega che il suo obiettivo era quello di mettere a punto un prefabbricato che in poco tempo e a costi ridotti potesse essere impiegato nelle zone più povere del mondo o in caso di disastri naturali. Nella casa-origami trovano posto 8 letti, una delle pareti è completamente apribile per assicurare luce e ricambio d’aria ed è dotata di attacchi per acqua ed energia elettrica.
E con cosa arredare la casa di carta se non con mobili, porte e stoviglie fatte con lo stesso materiale? L’idea è di un’azienda del Minnesota che a partire da vecchi giornali e riviste ha realizzato lo ShetkaSTONE, un pannello da costruzione resistente come la pietra ma di origine interamente cartacea e assolutamente ecologico. Può essere incollato, forato, inchiodato, avvitato come i comuni materiali impiegati in edilizia e nell’industria del legno. Ma come illuminare la casa di carta arredata con mobili di carta? Ovvio, con la lampada di carta (riciclata). L’ha realizzata Jordy Fu, una designer londinese, che taglia nella carta dei curiosi paralumi a forma di nuvola, leggeri ed evanescenti tranne che nel prezzo: le sue creazioni costano infatti tra i 120 e 400 euro.
Ma la carta riciclata non si fa solo a partire dai giornali vecchi: qualcuno la produce a partire da materiali molto meno nobili, come gli escrementi d’elefante. Sì, avete capito bene. La Great Elephant PooPoo Paper Company raccoglie la sua materia prima nei grandi parchi africani e ne estrae la fibra che viene utilizzata per produrre carta da lettera, buste, quaderni e bloc notes. Disgustoso? Forse, ma anche utile, visto che i ricavi dell’azienda vengono impiegati per finanziare la protezione dei pachidermi.
Fonte: Focus.it
Effetto serra
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I gas serra hanno la proprietà di lasciare passare la luce del sole verso la terra e di riflettere il calore che viene emesso dal pianeta come radiazioni a onde lunghe. Come tante altre cose, nelle giuste dosi, è tutt’altro che un difetto. Anzi, senza i gas serra la temperatura naturale sulla terra sarebbe di -17 gradi, non il massimo del comfort. Invece la giusta presenza nell’atmosfera di gas serra ci permette una più gradevole temperatura di 18 gradi. Insomma, per lunghe ere geologiche, con oscillazioni più o meno lievi, i gas serra hanno reso il nostro pianeta quel fascinoso mondo azzurro in cui la vita si è potuta espandere e diversificare oltre ogni immaginazione, al punto che oggi sono ancora infinite le specie non catalogate. Tante non lo saranno mai, visto il ritmo con cui stiamo procedendo alla distruzione della biodiversità.
I gadget mangia energia
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Il consumo domestico di elettricità degli apparecchi sta annullando il risparmio ottenuto su altri fronti 
Un appetito insaziabile verso i gadget intelligenti: così Paul Waide, analista dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), definisce la rincorsa famelica verso telefonini, smartphone e apparecchi elettronici, veri e propri mangia-energia che stanno rischiando di vanificare importanti strategie di riduzione su altri fronti. L’allarme lanciato dall’Iea è molto chiaro: entro il 2030 il consumo domestico di elettricità è destinato a triplicare se i produttori di questi apparecchi e altri dispositivi elettronici (televisore, console) non lavoreranno su soluzioni più efficienti. Ma è necessaria anche la collaborazione dei consumatori, che dovranno cominciare a fare scelte più consapevoli al momento dell’acquisto, nella convinzione che un consumo più attento a livello domestico contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di CO2. Secondo l’analisi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia dal 1990 a oggi la richiesta di energia domestica è cresciuta al ritmo del 3,4 per cento ogni anno e secondo l’Agenzia non è tanto colpa di frigoriferi e lavatrici, ma del proliferare di apparecchi come iPod, tv, pc, stampanti, etc. Basta pensare che solo il consumo indotto dalla televisione nell’ultimo decennio è triplicato. Del resto ormai nel 2009 il numero di persone che utilizzano un pc nel mondo ha superato il miliardo, gli utenti televisivi sono due miliardi e metà della popolazione globale è titolare di un abbonamento di telefonia mobile. Le aziende costruttrici di apparecchiature elettroniche dovranno puntare su modelli a basso consumo, anche perché da parte dei governi è estremamente difficile fissare degli standard accettabili, a causa della continua evoluzione di questi prodotti. Vero è che alcuni produttori hanno già fatto molto in questa direzione. Attualmente però il report parla chiaro: il mondo consuma troppo e con questo trend di crescita resisteremo ancora poco più di vent’anni. Dopo il 2030 non ci sarà più sufficiente energia per tutti.
Fonte: Corriere della sera
Energia solare 2008 da boom
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Gli austriaci hanno installato un numero di pannelli solari per la produzione di acqua calda 22 volte superiore rispetto agli italiani, i tedeschi 6 volte e i danesi 4 volte. Ma per le fonti rinnovabili in Italia è arrivato anche il tempo delle buone notizie: nel 2008 siamo stati il terzo Paese al mondo per impianti fotovoltaici installati. Ne sono stati realizzati oltre 24.000 per una potenza complessiva di 338 MW. E nel 2009 saranno installati altri 500 MW di potenza fotovoltaica, pari al doppio della potenza entrata in esercizio nello scorso anno. Lo dice Legambiente che ha organizzato i “Sunday”, due giorni di informazione in occasione dell’European Solar Days (www.eusd.it), una grande campagna dedicata interamente all’energia solare con eventi in tutta Europa. Il boom del fotovoltaico è dovuto soprattutto alla voglia di risparmio.
«Buone notizie sul fronte del fotovoltaico ma non tanto quanto meriterebbe un Paese pieno di sole e di energia come l’Italia». Parola di Andrea Poggio, vice direttore generale di Legambiente. «Ci vogliono più documenti per impiantare un pannello fotovoltaico che per ampliare una veranda. E le banche concedono pochi prestiti, anche se si stanno attrezzando». E allora cos’è che convince gli italiani? «La voglia di risparmiare. Con gli incentivi di conto energia abbiamo capito che usare il sole conviene, non solo all’ambiente.
Fonte: www.metronews.it
