Buenos Aires: la casa ecologica fatta di bottiglie di birra!
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A Buenos Aires una nuova casa ecologica… da bottiglie di birra!
Bioarchitettura e design sostenibile. Dopo la casa ecologica di Puerto Iguazu, vicino alla frontiera fra Argentina e Brasile, costruita interamente da bottiglie di plastica e tetrapak, ecco un’altra bellissima costruzione sostenibile: la casa di Tito Ingenieri, a Quilmes, a circa un’ora a sud di Buenos Aires, composta interamente da bottiglie di birra e rifiuti.

6 milioni di bottiglie sono state accumulate e impilate al posto dei mattoni per ben 19 anni. Anche se la casa non ha un aspetto molto elegante, l’idea è geniale e bisogna riconoscere i meriti del signor Tito, per aver fatto un’immensa opera di riciclaggio. Perché, anche se di solito le bottiglie di birra in Argentina sono restituibili, Ingenieri ha girato in lungo e in largo per le cittadine circostanti per cercare quelle abbandonate e non vuoti a perdere lungo la strada, oltre a riciclare le bottiglie consumate da lui stesso e dalle imprese lì vicino.
A parte le bottiglie, la casa ha anche alcune sculture fatte con l’immondizia, mentre l’artista possiede pantaloni, sedie e stivali provenienti da pneumatici riciclati. Il sig. Tito sostiene che si può insegnare a costruire una casa come questa a chiunque sia interessato.
Così si sollevano gli Appennini e si scatenano terremoti
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Articolo di Franco Foresta Martin – www.corriere.it
Ricostruita nel dettaglio la formazione dei Monti in corrispondenza dell’Italia Centrale.
La «Placca Adriatica» si immerge sotto la catena montuosa causando la spinta in alto e i sismi.
MILANO – I Monti Appennini, spina dorsale dell’Italia, per quanto vecchi -si stima che il loro sollevamento sia iniziato circa 30 milioni di anni fa- continuano a crescere di alcuni centimetri al secolo e la forza che li spinge in alto è la stessa che, di tanto in tanto, scatena i temibili terremoti dei Paesi arroccati nell’interno della nostra Penisola. I dettagli della complessa dinamica che interessa una rilevante porzione di Appennini fra la Toscana, l’Umbria, le Marche e il Lazio, sono stati ora chiariti da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV): Claudio Chiarabba, Pasquale De Gori e Fabio Speranza, con uno studio pubblicato sulla rivista della Geological Society of America «Lithosphere» (vol.1, n.2, 2009).

LA PLACCA ADRIATICA – Alla base del meccanismo evolutivo di questa parte degli Appennini -riferiscono i ricercatori INGV- c’è lo sprofondamento o subduzione di una porzione della crosta e del mantello (litosfera) della «micro placca Adriatica», che si trova più meno nell’area su cui giace l’omonimo mare. Questa porzione quasi laminare di superficie terrestre si immerge sotto la nostra Penisola con moto da Est verso Ovest causando, a ridosso dell’immersione, compressione e sollevamento della catena appenninica; più in là, verso Ovest, distensione e stiramento. Ma come è stato possibile ricostruire la dinamica delle forze in gioco e dei fenomeni associati alla subduzione della micro placca Adriatica? La risposta viene dal portavoce del gruppo, Claudio Chiarabba: «Siamo partiti dallo studio dei terremoti che si sono verificati tra il 2000 e il 2007. La distribuzione degli ipocentri lungo un piano inclinato verso Ovest, le caratteristiche della crosta individuate grazie alla tomografia sismica, e l’analisi dei meccanismi focali delle varie scosse, ci hanno portato a ricostruire, fino a una profondità di circa 60 km, il cosiddetto “piano di Benioff” lungo il quale parte della crosta inferiore sprofonda insieme al mantello».
Associato al fenomeno, aggiunge Chiarabba, c’è anche il rilascio di anidride carbonica da parte delle rocce profonde coinvolte nel fenomeno di sprofondamento: «Proprio l’anidride carbonica, risalendo attraverso le fratture della crosta, sembra costituire uno dei meccanismi di innesco dei terremoti appenninici. Questa dinamica ha scatenato sicuramente le lunghe sequenze sismiche di Norcia (1979) e Colfiorito (1997); e probabilmente anche quella dell’Aquila (2009)». I fenomeni messi in luce dai ricercatori INGV, tuttavia, sono peculiari dell’Appennino Centrale: altrove, precisa, Chiarabba, i processi che producono i forti terremoti di altre porzioni di Appennino sono significativamente diversi.
Lazio, le coste a rischio erosione
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Articolo di ALESSANDRO FULLONI – www.corriere.it
Lazio, allarme su tutte le coste: la spiaggia non c’è più
Da Sabaudia a Santa Marinella è emergenza erosione. Tra le cause le mareggiate, ma anche l’abusivismo
ROMA - Una specie di catastrofe. Da gennaio, i cavalloni forza 7 che hanno flagellato la costa laziale hanno divorato migliaia di metri cubi di spiaggia. E la situazione pare addirittura condannata a peggiorare: la Protezione civile ha diramato un bollettino in cui prevede, da giovedì, «possibili mareggiate» e annuncia che seguirà «l’evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e i locali dipartimenti».
ESERCENTI & AMBIENTALISTI – La preoccupazione è forte un po’ ovunque, da Sabaudia a Santa Marinella. Le associazioni balneari paventano il pericolo dell’avvio della stagione senza che ci sia l’arenile su cui aprire sdraio ed ombrelloni mentre gli ambientalisti segnalano la mancanza di un piano complessivo di difesa delle coste.

ESPOSTI ALLA FORESTALE – Quando poi non è la forza del mare a «mangiare» il litorale, ci si mette l’uomo. E’ il caso di Capocotta, dove mercoledì, all’altezza del chiosco Settimo Cielo, Anna Catalani, coordinatrice dei verdi di Ostia, ha sorpreso «in flagranza» alcune persone che, badile alla mano, stavano spalando la sabbia delle dune, probabilmente per preparare difese «fai da te» o fare spazio a piccoli bungalow e ad altre strutture che serviranno per l’estate. Gli ambientalisti, che hanno denunciato l’accaduto al Corpo Forestale, parlano di «situazione gravissima su tutto l’ecosistema dunale compreso tra Castelporziano e Campo Ascolano, con le piccole montagne di sabbia, caratteristiche della costa laziale, in via di estinzione, scomparse dolosamente e non solo per colpa delle mareggiate».
SINDACI PREOCCUPATI - Ma più in generale a lanciare l’allarme erosione sono i sindaci e le amministrazioni delle località che s’affacciano sul mare. A Ladispoli la violenza delle onde ha addirittura aperto a metà, come fosse un soufflé esploso, la torre Flavia, il bastione d’avvistamento capace di resistere anche agli assedi dei pirati saraceni. Ma è crollata pure la parete di un hotel sulla spiaggia mentre è pericolante il museo cittadino nelle vicinanze. Per questo il sindaco Crescenzio Paliotta ha convocato per il 12 marzo una conferenza dei servizi e si è appellato direttamente alla Protezione civile. «La nostra è una corsa contro il tempo – dice allarmato il primo cittadino -. Dovremo discutere tutti gli interventi da realizzare per un importo totale di sei milioni e mezzo di euro finanziati dall’assessorato all’Ambiente».
OSTIA, «FARE IN FRETTA» – Lo stesso allarme arriva da Ostia, dove il presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani ha inviato una lettera al vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino chiedendo di «realizzare con sollecitudine gli interventi di ripascimento morbido necessari per ricreare la porzione di spiaggia scomparsa ed a far partire la stagione balneare 2010». «L’importante è fare in fretta» avverte in ansia il minisindaco che segnala problemi davanti al porto (qui la barriera sommersa è stata danneggiata dalle onde) a Ostia Ponente e in prossimità del Canale dei Pescatori, dove la spiaggia praticamente non esiste più.
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Aziende agrituristiche eco-sostenibili e a basso impatto ambientale
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Fonte: www.yeslife.it
www.agriturismo.it, il famoso portale legato al mondo dell’agriturismo in italia, ha condotto un sondaggio per capire quanto siano veramente ecologici le strutture presenti sul territorio italiano.
Ne è emerso che il 99,3% dei gestori di agriturismo intervistati ha compiuto scelte eco- sostenibili, adottando una o più misure per ridurre il proprio impatto ambientale.

Gli accorgimenti presi sono i più vari. Si va dall’utilizzo di elettrodomestici di classe A o superiore (77,9%), dal riciclo di scarti di produzione agricola (44,8%) all’adozione di fosse biologiche di nuova generazione (40,5%).
Il 26,7% degli agriturismo utilizza pannelli solari, e il 23,9% riduce ulteriormente l’impatto del riscaldamento installando caldaie a condensazione. Proprio il fotovoltaico è destinato a crescere moltissimo per il futuro: ben il 68% degli intervistati ha infatti confermato l’intenzione di adottare pannelli fotovoltaici per la propria struttura.
La richiesta viene dai viaggiatori stessi, sempre più sensibili alle problematiche ambientali. Secondo una precedente indagine condotta di recente da agriturismo.it su oltre 2.000 turisti utenti del sito, il 65,6% dichiara di essere sostanzialmente disposto a spendere di più per un soggiorno eco-responsabile.
Il vantaggio di queste scelte green è anche una significativa riduzione delle spese, che calano fino al 25% per ben il 75,7% dei gestori di agriturismo intervistati.
Quali sono le regioni più green? Friuli al top per l’adozione di impianti fotovoltaici; il geotermico è più diffuso in Trentino, mentre due regioni del centro si distinguono per l’attenzione al trattamento delle acque: nel Lazio più diffusa la presenza di piscine bio nella struttura, in Umbria il maggiore utilizzo di impianti di fito depurazione per smaltire le acque nere.
Le metropoli alla sfida verde contro l’assedio delle auto
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Fonte: www.repubblica.it – Ambiente – di FEDERICO RAMPINI
Da Madrid a Londra si insegue Il modello New York. Il sindaco Bloomberg annuncia la rivoluzione verde: tram, bici, taxi collettivi e isole pedonali. La Grande Mela punta a diventare laboratorio della Green Economy obamiana
NEW YORK – Londra ha aperto la strada con il pedaggio d’ingresso in città per tutte le auto. Parigi ha innovato con “Vélib”, il parco-biciclette da affittare, sistema copiato nel mondo intero. Pechino ha costruito sei linee di metrò nuove per le Olimpiadi. Ora New York è decisa a fare ancora meglio. Adottando progressivamente le soluzioni “verdi” delle sue rivali, la Grande Mela punta al primato in questa gara. La posta in gioco: diventare il modello della metropoli del terzo millennio, nell’èra post-automobile. È una competizione che può diventare un business, trasformerà i mega-agglomerati urbani nei laboratori della Green Economy. Per questo New York prepara una vera rivoluzione del traffico, che deve portare all’emarginazione dell’auto privata dalle sue strade.

Ci crede Michael Bloomberg. Questo conservatore illuminato, insieme al californiano Arnold Schwarzenegger, è l’esponente dell’altra destra americana: quella che non ha difficoltà a trovare convergenze con Barack Obama. Sull’ambiente di sicuro. Al suo terzo mandato come sindaco di New York, il miliardario Bloomberg vuole passare alla storia proprio come un leader della lotta all’inquinamento. La sua formidabile reputazione di uomo d’affari lo aiuta a vincere battaglie che per altri sarebbero ostiche. “Quando ho fatto l’isola pedonale a Times Square – dice Bloomberg – i commercianti della zona erano contro. Adesso, visto il successo dell’esperimento, con l’aumento del turismo e dello shopping, sono i commercianti di altri quartieri a chiedermi: perché non si fa anche da noi?”.
Non a caso, le nuove isole pedonali sono uno dei tasselli della rivoluzione verde che cambierà lo stile di vita a Manhattan. Dopo il successo a Times Square, ecco le nuove candidate-isole: nella City finanziaria di Wall Street potranno essere chiuse al traffico Fulton Street e Nassau Street; è possibile che diventino oasi senza auto anche Finn Square nel quartiere di Tribeca (celebre per le gallerie d’arte), e Astor Place vicino ai campus della New York University. Idem per un tratto di Broadway nella zona del Columbus Circle, in modo da facilitare l’accesso alle numerose istituzioni culturali del Lincoln Center (Metropolitan Opera).
Nel frattempo sono già al nastro di partenza i taxi collettivi. Le prime autorizzazioni riguardano i posteggi di taxi più frequentati come le stazioni ferroviarie Grand Central e Penn Station, il terminale degli autobus di lunga percorrenza Port Authority Bus Terminal. I taxi sono abilitati a raccogliere più passeggeri per destinazioni diverse. Così si abbassano sia i costi per i clienti, sia le vetture in circolazione. Parigi fa scuola per i “Vélib”: Bloomberg punta a offrire 10.000 biciclette in affitto con appositi posteggi. E in parallelo bisogna garantire ai ciclisti la sicurezza.
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Spazzatura elettronica…sempre di più!
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Articolo tratto da www.corriere.it – Scienze -Emanuela Di Pasqua
Un mondo sommerso dalla spazzatura elettronica.
Lo prevede un rapporto statunitense promosso che censisce l’ammontare di e-waste in 11 nazioni
MILANO – La chiamano e-waste, ma è solo un modo più accattivante per identificare la mole di rifiuti derivati da apparecchi tecnologici. Una montagna di spazzatura che sta crescendo a dismisura, soprattutto in alcune parti del mondo, e che è fortemente inquinante, come denuncia un rapporto delle Nazioni Unite in cui si propongono anche soluzioni alternative e si sottolineano le best practices nel mondo. Telefonini, vecchi pc abbandonati, componenti elettronici scartati: la e-spazzatura sta soffocando il pianeta e spesso questi rifiuti elettronici nascondono componenti chimici pericolosi.

I PAESI PIÙ A RISCHIO - In India l’ammontare di e-waste determinato solo dai telefonini crescerà di 18 volte e in Cina di sette volte entro il 2020. In Cina e in Sudafrica la spazzatura elettronica generata da vecchi pc è destinata a crescere del 400 per cento entro il 2020 partendo dai dati del 2007, mentre in India il tasso di crescita previsto è del 500 per cento. Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Messico sono i posti più soffocati dall’e-waste. Ogni anno si producono 40 milioni di tonnellate di rifiuti di questo tipo, di cui 3 milioni inviati dagli Usa e 2,3 milioni prodotti dalla Cina, con un’offerta galoppante di apparecchi elettronici alla quale le tecniche di smaltimento e riciclaggio non riescono a stare dietro.
MATERIALI DI VALORE – Del resto a molti Paesi per certi versi fa comodo questo ruolo di discarica elettronica del mondo, perché dagli apparecchi elettronici si possono estrarre materiali di valore, come cobalto, oro, argento e palladio. Inutile dire che l’estrazione di queste sostanze comporta un elevato costo per l’ambiente. Spesso infatti, soprattutto in Cina, vengono utilizzati inceneritori o addirittura griglie a cielo aperto, con un conseguente impatto ambientale disastroso e un grave rischio per la salute umana.
BUONI ESEMPI – Il rapporto dell’Onu sottolinea la necessità e l’urgenza di trovare regole e standard mondiali comuni e condivisi, prendendo esempio da alcune realtà locali lodevoli, come Bangalore, in India. Attualmente il prezzo di uno sviluppo tecnologico affetto da gigantismo viene pagato soprattutto dai Paesi in via di sviluppo. In attesa di un sistema di smaltimento e riciclo dei rifiuti elettronici che possa essere veramente risolutivo, senza essere troppo caro in termini di salute e di ambiente.
Dalla Svizzera arriva Self, il modulo autosufficiente
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News tratta da www.repubblica.it tratta da www.rinnovabili.it
Il Laboratorio di ricerca svizzero, in collaborazione con DuPont Building Innovations, ha progettato un innovativo modulo abitativo energeticamente autonomo.

(Rinnovabili.it) – Per la realizzazione di questa innovativa dimora è stato impiegato il rivoluzionario materiale Il progetto è stato presentato da Empa (Laboratorio federale svizzero di prove dei materiali e di ricerca) alla fiera Swissbau in mostra tutto l’anno a Basilea. Gli ideatori del concept-demo sono due laureati della Zurich Universit of the Arts che dal 2008 hanno lavorato alla progettazione di Self in un gruppo di lavoro di Empa sotto la direzione di Mark Zimmermann. “Servirà a provare che, anche in condizioni difficili, è possibile realizzare un’abitazione o uno spazio di lavoro sostenibile e confortevole” spiega Mark Zimmermann a proposito di Self. Si tratta di un modulo abitativo trasportabile, grande quanto un container, dotato di una camera da letto, un bagno ed una cucina; adatto ad ospitare due persone, si presta soprattutto come zona di lavoro, perfetto per laboratori mobili, ma anche come residenza temporanea. L’unità è strutturata in modo tale da essere autosufficiente per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua ed energia, isolata mediante isolanti sottovuoto ed aerogel, e protetta dal caldo e dal freddo grazie al materiale a cambio di fase DuPont Energain come massa termica in grado di mantenere costanti le temperature degli interni al fine di ottenere ambienti confortevoli durante tutte le stagioni.
Rispetto ad un pannello di 5 mm del suddetto prodotto ad una temperatura compresa tra 18-24°C il cemento offre solamente il 17% della capacità energetica. I pannelli solari disposti sul tetto del container serviranno a produrre energia elettrica, che prima di essere utilizzata viene immagazzinata in batterie LiPo (batterie litio polimero). Per ciò che concerne il rifornimento idrico, Empa in collaborazione con Eawag (Istituto Svizzero per la Scienza e la Tecnologia dell’Acqua), ha dotato Self di un sistema per il trattamento dell’acqua piovana che consente di purificarla e riciclarla. Parliamo quindi di un sensazionale progetto a basso consumo energetico e impatto ambientale, per chi fosse interessato avrà l’occasione di vederlo esposto in numerose fiere in tutta Europa.
Avvelenamento Lambro: la marea nera arriva nel Po
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Articolo tratto da www.repubblica.it – sezione Milano
Scatta l’inchiesta: disastro ambientale
L’ondata di petrolio non riesce ad arrestarsi: si tratta di uno dei più gravi disastri ambientali verificatisi in Lombardia. Il Pirellone chiederà lo stato di calamità.

L’onda nera è arrivata dal Lambro al grande fiume. Le prime avanguardie si sono viste nella mattina e verso le 16 la grande macchia scura e oleosa – parte della gran quantità di petrolio riversata dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta – si è presentata nel Po piacentino. Un disastro ambientale che costerà tanto denaro e che l’ambiente sta già pagando.
Due regioni in ginocchio. La Lombardia, dove tanto si era investito per risanare il Lambro, chiederà lo stato di calamità, l’Emilia-Romagna ha già chiesto lo stato di emergenza, le associazioni ambientaliste e gli amministratori hanno lanciato l’allarme per tutto il corso del fiume che scorre tra le due regioni e il Veneto fino all’Adriatico, che sarà costretto a sopportare, almeno in parte, questo nuovo attacco al suo ecosistema.
L’inchiesta. La Procura di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e fra i primi atti degli inquirenti ci sarà il sequestro dei serbatoi dell’azienda da cui sono stati sversati gli idrocarburi e dei documenti relativi allo stoccaggio dei carburanti. L’azione di Villasanta è stata condotta, secondo gli investigatori, da persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. L’accusa è comunque a carico di ignoti: ci sarà la verifica dei nastri di videosorveglianza della ditta che potrebbero aver inquadrato gli autori del gesto anche se le speranze sono poche in quanto l’unica telecamera dell’impianto, posta sul cancello d’ingresso, è lontana dai serbatoi.
Gli argini. Gli sbarramenti in territorio lombardo hanno retto solo in parte e adesso bisogna sperare in quelli emiliani: cinque nel solo territorio piacentino a partire da Calendasco dopo una riunione in prefettura. Mobilitati i personali di Aipo, Arpa, Protezione civile, vigili del fuoco e anche i militari del Genio. Alle 19.15 è stata fermata l’attività della centrale Enel Green Power di Isola Serafini, nel Po piacentino, e sono state aperte le paratoie inferiori per far defluire l’acqua dal basso e trattenere così la macchia oleosa nello sbarramento. Un altro baluardo per catturare l’onda nera che è anche favorita dalla notevole portata del Po in questo periodo.
Le polemiche. A Piacenza, dove la gente ha protestato per l’allarme partito in ritardo e per l’inadeguatezza dei rimedi dalla Lombardia, l’Arpa ha rassicurato sulla situazione delle falde acquifere e sulla potabilità dell’acqua che arriva dai rubinetti, ma è stato vietato il prelievo dell’acqua dal fiume. Immancabile la polemica politica. “Denunciamo con profondo sdegno che il Parlamento, il 2 febbraio 2010, ha approvato una legge che depenalizza il reato di scarico industriale nelle acque. In pratica chi scaricherà inquinanti oltre i limiti consentiti dalla legge se la caverà semplicemente con una multa che va da 3mila a 30mila euro”, ha accusato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.
La replica del ministro. “E’ vergognoso l’attacco dei Verdi su una presunta depenalizzazione degli scarichi industriali che sarebbe stata attuata dal governo. In un momento in cui la Pianura padana è in piena emergenza inquinamento, queste accuse hanno il sapore indegno di una speculazione su una tragedia ambientale”, ha risposto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
L’ordinanza della Moratti. Con una ordinanza “contingibile e urgente” il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha vietato ai cittadini il prelievo e l’uso delle acque del fiume Lambro, dopo lo sversamento di petroli che ha provocato l’emergenza ambientale. Il provvedimento vieta a tutta la popolazione di Milano “l’utilizzo per qualsiasi impiego delle acque del fiume Lambro e di eventuali derivazioni in rogge locali”.
Blocco anti smog, nel milanese aderiscono 2 comuni su 134
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www.repubblica.it – pagina di Milano
Smog, coro di no al blocco in Val Padana

La proposta per domenica 28 era arrivata da Moratti e Chiamparino. Il fronte contrario è quello dei sindaci di centrodestra: gli unici Comuni disponibili, Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, sono governati dal centrosinistra
L’hinterland di Milano volta ancora una volta le spalle alla domenica a piedi. E se al no pressoché unanime dei sindaci della provincia si aggiungono le migliaia di permessi agli operatori della moda, impegnati in città per la settimana del pret-a-porter, il blocco del traffico in Valpadana rischia di segnare un flop proprio nel capoluogo lombardo, dove era stato annunciato.
Su 134 comuni del Milanese, solo Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo (entrambi targati centrosinistra) sono orientati a raccogliere la sfida lanciata in sede Anci dai sindaci di Milano e Torino, rispettivamente Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, e a proclamare lo stop alle auto per il 28 febbraio. Un risultato non incoraggiante, visto che lo scorso 31 gennaio, quando il capoluogo decise di fermarsi senza consultare i territorio, solo un Comune aderì al blocco.
La rivolta dell’hinterland contro la domenica a piedi si è consumata nel pomeriggio durante un incontro in Provincia. “Noi non siamo stati coinvolti in questa scelta – ha osservato Giovanni De Nicola, assessore provinciale del Traffico – Il blocco sicuramente non provoca danni all’ambiente, ma resta la mia totale perplessità sulla sua reale efficacia”. Una posizione condivisa da tutti i sindaci del Pdl. “Ci sono tanti modi per educare i cittadini al rispetto dell’ambiente – ha tuonato Adriano Alessandrini, primo cittadino di Segrate – più efficaci di fermare il traffico per poche ore. Non dimentichiamo che ogni blocco, anche domenicale, rappresenta qualche lieve punto di Pil che sfuma”.
E mentre il sindaco di Rho, Roberto Zucchetti (Pdl) non ha esitato a definire la domenica a piedi “un’idea stupida”, anche Lorenzo Vitali (Pdl), che il 31 gennaio aveva fermato il traffico nella sua Legnano, questa volta non firmerà nessuna ordinanza antismog. “Prendere decisioni emergenziali quando non c’è emergenza – ha osservato Vitali – non risponde al buon senso. Meglio sarebbe stato coordinare per tempo interventi con i sindaci del territorio più che con i sindaci di altre regioni”.
La domenica a piedi decisa dal sindaco Moratti deve fare i conti non solo col dietrofront dei sindaci dell’ hinterland, ma anche con le migliaia di permessi per tutti gli operatori della moda impegnati nelle sfilate. “Proclamare il blocco durante la settimana della moda – ha detto Silvia Garnero, assessore provinciale alla Moda – è stata una scelta incauta”. Rincara l’assessore De Nicola: “Se già ho dubbi sul blocco – ha tuonato – divento del tutto contrario quando sento parlare di migliaia di deroghe”.
A difendere la domenica a piedi in tutto il Milanese restano solo Giorgio Oldrini e Daniela Gasperini, sindaci del Pd di Sesto San Giovanni e di Cinisello. “Non sono un talebano del blocco – ha detto Oldrini – ma aderisco all’appello dell’Anci perché credo che su questi temi occorrerebbe prendere decisioni comuni.
Mancano le piste ciclabili? A New York i ciclisti le ridipingono con lo spray!
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Articolo del: 22/02/10 – www.yeslife.it di ANDREA CINQUINA
Mancano le piste ciclabili? A New York i ciclisti hanno preso l’iniziativa e hanno pensato di dipingerle!

Di solito nei fumetti quando gli abitanti di New York sono in pericolo ecco spuntare l’uomo ragno che si dà da fare per far rispettare i diritti di tutti i cittadini, specialmente quelli più deboli.
Trasportando la fiction alla realtà di tutti i giorni, possiamo proprio affermare che nel trasporto urbano i pedoni ed i ciclisti sono le categorie considerate più deboli poiché sono quelle meno tutelate, meno sicure e più esposte ai pericoli e ai danni in caso di incidenti.
pista ciclabile New York. Beh, ultimamente a New York un gruppo di ciclisti ha deciso di interpretare la parte del supereroe e attivarsi per reclamare (in modi civili) la sicurezza sulle strade, in un modo molto inusuale ma molto molto efficace. I ciclisti hanno infatti ridipinto la segnaletica verticale di una pista ciclabile lungo un tratto di quattordici isolati sulla Bedford Avenue a Brooklyn, che era stata cancellata per lasciare maggior posto ai parcheggi per auto.
Secondo il Gothamist due sospetti sono stati arrestati alle quattro di notte mentre i poliziotti risalivano la pista ciclabile appena disegnata con gli spray e la vernice bianca.
La pista ciclabile era stata recentemente rimossa dall’azienda municipale che si occupa della manutenzione delle strade, a causa delle richieste da parte di alcuni gruppi locali che volevano più parcheggi a disposizione e non volevano danneggiare le imprese e i negozi locali.
Questo il messaggio della banda: “Siamo ciclisti della città di New York e il nostro messaggio è chiaro. Non togliete le nostre piste ciclabili. Usiamo questo tratto di Bedford Avenue, perché si tratta di una rotta diretta per il ponte di Williamsburg. Noi continueremo ad usarlo ANCHE se non c’è una pista ciclabile lì, ma non avendone una questo ci mette più a rischio dalle automobili. È per questo che esistono le piste ciclabili – per la sicurezza. Non cercate di rimuoverle, o le ridipingeremo di nuovo per la nostra sicurezza.”
Sono sicuro che l’uomo ragno è uno di loro.
Sul sito di yeslife trovate anche il video di YouTube sull’azione dei ciclisti/disegnatori.
